Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO TAPPARELLI D' (FAMIGLIA); BIBLIOTECA CIVICA DI SAVIGLIA
anno
<
1964
>
pagina
<
115
>
Libri e periodici
115
Con il volger degli anni, il pessimismo di Pareto si andò accentuando. Ma gli obicttivi principali della sua polemica non rimasero gli stessi: la battaglia liberista gli pareva ormai definitivamente perduta e di essa si occupò in sempre minor misura, per lo meno sui piano della lotta politica concreta. I suoi strali, dagli inizi del secolo in poi, s'indirizzarono prevalentemente, e con crescente irascibilità, contro i miti democratici, contro l'umanitarismo della borghesia liberale, contro l'atteggiamento imbelle di quest'ultima nei confronti della pressione proletaria. Mentre, sul piano scientifico, la sua attenzione si concentrava sempre più. sulla sua grande opera sociologica, su residui e derivazioni ancor più che sulla legge dell'equilibrio economico. Pure le sue lettere al Pantaleoni si diradano, si fanno nel complesso più scarne, anche se non meno affettuose. Comunque, Pareto resta sempre un vigile osservatore delle cose italiane, acuto, mordace, amaro, disilluso. E rimprovera a ogni pie* sospinto la foga ottimistica con cui l'amico si getta nella mischia politica. L'avanzata del fascismo lo coglie con un piede ormai nella tomba: il nuovo movi* mento politico lo lascia perplesso e, nell'insieme, abbastanza diffidente, malgrado simpatizzi con alcuni aspetti delle sue concezioni e della sua azione concreta. Il 27 maggio 1921 scrive: Vorrei potere discorrere teca, per sentire che ne dici della evoluzione repubblicana di parte dei fascisti. Ti ho scritto, e l'ho anche stampato, che il guaio di quel partito è di non avere un ideale, un mito, un programma. Ogni giorno ciò si vede meglio. Stai attento che la fine potrebbe essere che l'intermezzo fascista giovasse al socialismo, liberandolo dai comunisti, ed accrescesse finalmente il potere dei parassiti della società borghese . E poco tempo dopo, il 17 giugno, ammoniva: Anche suMussolino (sic) ricordati quanto ti dicevo quando eri qui (a proposito, quando ci torni ?). È un faccendiere. Anche qui manca un ideale. Infine, il 23 dicembre 1922, in una delle sue ultime lettere, osservava: In Italia spantano segni, lievissimi invero, di un avvenire meno buono di quanto si poteva sperare. H pericolo dell'uso della forza è di scivolare nell'abuso. Uso è quello volto alle grandi ed indispensabili cose, abuso quello che trascende da questi limita. Specialmente sarebbe un grave guaio il volere menomare la facoltà di manifestare il pensiero, anche se fazioso. Il governo di Napoleone III ed infiniti casi simili informino .
Occorre appena aggiungere che l'economista, o lo storico dell'economia, troveranno in queste lettere numerose e dettagliate discussioni di problemi economici, sulla cui natura ed importanza chi scrive non è ovviamente in grado di pronunciarsi, ma che senza dubbio potranno contribuire, per lo meno su aspetti particolari, ad una migliore conoscenza del pensiero paretiano e del suo sviluppo.
L'opera di curatore di Gabriele De Rosa pnò definirsi esemplare sotto tutti i punti di vista. Assai utili le introduzioni premesse alle singole annate, o ai grappi di annate, che inquadrano le lettere ivi contenute nelle vicende politiche e culturali del periodo ed in quelle personali del Pareto. Preziose, anzi indispensabili, le numerose ed ampie note esplicative che corredano ogni lettera. Personalmente, ho potuto riscontrarvi una sola inesattezza: a p. 397 del primo volume, a proposito del presidente degli Stati Uniti Grover Cleveland, si legge che egli, nel 1893, fece revocare la legge Sherman che autorizzava la emissione illimitata di valuta d'argento e che minacciò di fare sciogliere, occorrendo, anche il Senato . Ora, è impossibile che Cleveland sia ricorso a tale minaccia, per la semplice ragione che il presidente degli Stati Uniti non ha alcun potere costituzionale di sciogliere il Senato; mentre è naturalmente da escludere che egli avesse potuto pensare ad uno scioglimento mediante la forza, ossia ad un vero e proprio colpo di Stato.
ALBERTO AQUARONE
J. P. KOEUKAK, Memori* romane, a cura di M. L. Tn.EBH.UN", prefazione di G. J. Hoo-GEV* ERKF (Fonti, 46,47); Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1963, in 8, 2 volL, pp. XIX-522. L. 7.000.
Opera altrettanto piacevole quanto interessante, queste vivaci e, si sarebbe quasi tentati di dire, impetuose memorie del pittore olandese Jan Philip Koclnian, che coprono il periodo senza dubbio più affascinante della storia romana dell'800: dal 1846 al 1851