Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO TAPPARELLI D' (FAMIGLIA); BIBLIOTECA CIVICA DI SAVIGLIA
anno <1964>   pagina <117>
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Libri e periodici 117
e di disagi, bisogna sempre affrettarsi a porre. La Corta del Cantaro può sembrare, ed è sembrata ai più, un'esercitazione prevalentemente letteraria. Ma ha ragione Valeri di avvertire, nel corso della sua fine ricostruzione, che e vista nel quadro delle altre mani­festazioni umanitarie sooialisteggianti e an are aizzati ti del poeta, anche questa * Reggenza italiana del Cantaro ' acquista un significato politico oltre che retoricoletterario, diventa, essa pure, un motivo del suo consapevole sforzo di interprete della nuova temperie cultu­rale e sociale.
La polemica antiborghese, la velleitaria concezione eroica del popolo come principale e diretta fonte di creatività politica, il pathos anarchicheggiante di un esasperato attivi­smo volontaristico fondato su una smodata dilatazione dell'individualismo, furono gli elementi in gran parte comuni che nel clima incandescente del 1919 avvicinarono, in parte quasi fusero, fascismo e dannunzianesimo. Il punto di unione tra i due movimenti osserva Valeri era stato allora proprio questo comune lievito di anarchico nichilismo che stringeva insieme, dietro ai due capi, una confusa folla di giovani, reduci i più dalla guerra e desiderosi di continuare a vivere entro gli scenari dell'avventura straordinaria che avevano fino allora vissuto, distaccati dal peso della vita piatta, assennata, monotona, ordinata, legale, in cui stavano per ripiombare olla fine del conflitto. Il loro anarchismo si traduceva, in questo senso, in una forma di conservatorismo, caratteristico delle vecchie truppe d'assolto di tutti i tempi, al momento di rientrare nel corso della vita normale. Allora, nel periodo di Fiume, questi giovani ribelli erano venuti a costituire anche una forza politica, sia pure allo stato potenziale. Per diventare efficiente, quello slancio nebu­loso (largamente diffuso anche tra coloro che erano destinati a passare all'antifascismo più intransigente) doveva fare i conti con i poteri organizzati che continuavano a tenere le fila della vita nazionale, rappresentati dal capitale, dalla burocrazia, dalla magistratura, dall'esercito, dalla corte, dalle tradizioni cattoliche, dai grandi partiti dell'ordine, dalla massoneria, il cui punto di convergenza era la comune, risoluta opposizione alla saliente marea socialista o * bolscevica come si diceva* e la volontà di abbatterla .
Dì fronte al concreto problema dèi potere, e della sua conquista, lo spregiudicato opportunismo del politico realista era naturalmente destinato a soverchiare senza difficoltà le smaglianti ma labili iniziative poctico-social-militari del letterato-eroe che pure, all'inizio, era sembrato quasi rimorchiare il futuro dittatore. D'Annunzio, sia pure attraverso ondeggiamenti vari e prese di posizione non sempre rigorosamente coe­renti, rimase in sostanza fedele al suo populismo tra sindacale e corporativo e ad una concezione rivoluzionaria che non si esaurisse nel puro strumeutalismo antibolscevico. Fino a che punto questa persistente fedeltà fosse dovuta a convinzione profonde e sincere, piuttosto che al desiderio ed al bisogno di distinguersi da Mussolini e dal fascismo, che andavano sempre maggiormente accentuando la loro evoluzione in senso reazionario e antipopolare, resta sempre difficile dire: su questo problema anche il saggio di Valeri, che pure porta tanti preziosi elementi per la valutazione dell'atteggiamento interiore di D'Annunzio in questo periodo, non apre la via ad una soluzione definitiva; per quanto non à rischi di mancare di troppo 1 bersaglio affermando che con ogni probabilità entrambe le interpretazioni sono egualmente vere, e che sincerità ed opportunismo politico, come spesso avviene, ri ereserò a braccetto.
Poi, une volta il fascismo giunto al potere, ed ivi radicatosi, al poeta non restò che trarsi definitivamente in disparte, oscillando, sovente in maniera non troppo edificante, fra l'adesione pubblica ed il mugugno privato. Non senza avere l'avvertenza, tuttavia, di farsi pagare la prima in denaro sonante. Ancor prima della erisi dell'estate del '24, che forni a D'Annunzio l'occasione per manifestare, per quanto mot del tutto apertamente, una certa insofferenza per le condizioni politici te d'I lidia, il problema D'Annunzio da­vanti al fascismo aveva cessato di aver rilevanza. ALBERTO AQUARONE