Rassegna storica del Risorgimento

ASSOCIAZIONE EMANCIPATRICE ITALIANA; COMITATI DI PROVVEDIMENTI
anno <1964>   pagina <183>
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HH FONTI E MEMORIE Bfl
B DEMOCRATICI E SOCIETÀ OPERAIE M DB SULLA VIA DI ASPROMONTE 9H I
Nell'incerto e difficile cammino iniziale del regno d'Italia, la giornata d'Aspromonte non si leva a ben guardarla d'improvviso, né ha il suo fondamentale epilogo nella caduta del ministero Rattazzi: essa è un mo­mento della storia d'Italia non circoscritto, non episodico, ma funzio­nale, motivo di condizioni e di scelte politiche, punto culminante di quella che è ben lecito chiamare la prima crisi dello Stato unitario, per intendere la quale penso che si debbano abbandonare, in qualche modo, come par­ziali ed insufficienti, le vie seguite dalla ricerca tradizionale.l)
L'accertamento, ad esempio, delle responsabilità personali di un Ga­ribaldi2) o di un Rattazzi, o l'accertamento delle equivoche responsa­bilità di un Vittorio Emanuele, anche a non farci cadere nel biografico o addirittura nell'aneddotico,3) in effetti non ci condurrebbero molto più
J) Di questa ricerca tradizionale, tralasciando gli scritti contemporanei e quelli minori o su aspetti particolari, rimangono pur sempre da citare! Aspromonte (Il più gran delitto della Monarchia Italiana), nn. 1617 dell'anno XVIII (1912) della Rivista popolare, diretta da N. COLAJANNI. Napoli, settembre 1912; F. GUARDIONE, Aspromonte (Memorie e documenti), Palermo, 1923; A. Luzio, Aspromonte e Mentana, Firenze, 1935; ne si di­stacca dall'impostazione tradizionale del problema il denso capitolo dedicatogli da R. Moni in La questione romana, Firenze, 1963, pp. 86-161. Segno di quanto quell'imposta­zione finisca con il rendere la vicenda d'Aspromonte un episodio secondario, sono le poche righe finali con le quali l'Omodeo ne fa cenno nella pur lunga recensione al volume del Luzio (A OMODEO, Per l'interpretazione della politica di Urbano Rattazzi, in Difesa del Risorgimento, Torino, 1955, pp. 575-90).
2) Se si Bceglivsse la via della ricerca delle responsabilità personali, come si potrebbe, ad esempio, non tener conto di quanto Bicasoli scriveva, il 12 agosto, a Fiero Puccioni? Non può stupirmi si legge nella lettera la resistenza, e quasi disperazione sua cui per avventura l'anima irata lo trascinasse. Quante volte mi sono detto: " Che farciiio nei suoi piedi? , Una triste voce ne è stata la risposta, perchè io non ignoro le circostanze che condussero quell'uomo al punto in cui oggi si trova giunto, senza sua colpa; ma com­promesso lui solo davanti a tutti. Più triste posizione non toccò ad uomo: e maggior virtù nessun'altra posizione richiederebbe quanta quella ne chiede, per escirne non male (M. Puccioiw, Vanità d'Italia nel pensiero e nell'azione del Barone Bettino Ricusali, Fi­renze, 1932, p. jjtàjk
3) È il rischio che si può correre ad andar dietro al tanto misterioso quanto abba­stanza rapidamente scomparso bigliotto, posseduto da Garibaldi, che, dopo avergli l'ari­li tato la via in Sicilia, Io avrebbe - - come accennò più volte l'Azeglio - - sottratto al processo (cfr. G. SACKnnoTE, La vita di G. Garibaldi, Milano, 1933, p. 843).