Rassegna storica del Risorgimento
ASSOCIAZIONE EMANCIPATRICE ITALIANA; COMITATI DI PROVVEDIMENTI
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1964
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184
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184 Renato Composto
lontano di una superata polemica politica o d ì un giudizio morale. Ma con* viene pure prendere altra via che non quella, in certo senso, marginale della situazione particolare della Sicilia *) ed altra via, persino, che non quella del problema romano inteso ristrettamente sotto l'aspetto dell'acquisto della città auspicata come capitale del nascente Stato unitario.
La posta in giuoco sulla via che condusse ad Aspromonte era senz'altro più importante e suscettibile di conseguenze per la successiva vita del paese. Se ne rese conto il Ricasoli, nel cui impegno perla soluzione del problema romano era presente la preoccupazione che se la monarchia non Io avesse risolto avrebbe potuto perdere ben più che il prestigio di fronte alle forze democratiche e repubblicane, nelle quali si faceva operante la volontà di sostituire la classe dirigente moderata e di dare allo Stato una nuova direzione politica. 2> Ora che lo Stato italiano c'era e che tutti moderati e democratici riconoscevano Roma e Venezia necessarie al compimento dell'unità nazionale, i democratici speravano, appunto, che nel rendersi artefici di quel compimento avrebbero potuto realizzare un diverso rapporto fra le contrastanti forze politiche. Né certamente era priva di suggestione, su di essi, una situazione internazionale nella quale dalle leggi agrarie di Alessandro II ai fermenti polacchi ed ungheresi, alla guerra americana di secessione, poteva sembrare che la causa della libertà stesse per fare progressi decisivi.
Battuti dalla spregiudicata ed abile politica cavouriana quando avevano pensato di essere ormai avviati a cogliere i frutti del loro decisivo apporto all'unità nazionale ed inchiodati a Teano, vincolati dalla ristrettissima base elettorale, che non toccava nemmeno il 2 della popolazione, ai da non poter nutrire fondate speranze di provocare uno spostamento di forze nella rappresentanza nazionale, i democratici cercarono, pertanto, dopo la morte di Cavour e mentre i suoi immediati successori stentavano a mantenerne sicura l'eredità, di acquistare nuovo vigore procurandosi quella base che nell'estate del '60 non avevano saputo o voluto cogliere nel moto contadino siciliano.3)
x) Il problema d'Aspromonte passo per la Sicilia, ma non s'identifica con il problema della Sicilia: ha un ben pia lungo e largo cammino ed una ben più impegnativa direzione, come si vedrà* nella storia nazionale. Cammino e direzione, peraltro, presentì anche nell'Isola, onde di proposito attingeremo spesso la documentazione giornalistica al Crispino SI Precurore.
si Cfr. R. MORI, op. cit., pp. 29-30.
'" Il problema del rapporto fra ceto medio e classi subalterne non era nuovo: persino in una Sicilia ancora sotto il dominio borbonico, se Pera posto quella borghesia più. avanzata che aspirava a realizzare, in una con l'unita, la sua funzione egemonica e si rendeva conto della propria duplice esigenza di abbattere i residui del predominio aristocratico e di far sì che l'ormai inarrestabile evoluzione delle classi inferiori si attuasse sotto: