Rassegna storica del Risorgimento
ASSOCIAZIONE EMANCIPATRICE ITALIANA; COMITATI DI PROVVEDIMENTI
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1964
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pagina
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189
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Democratici e Società operaie sulla via di Aspromonte 189
diceva, questo documento null'altro fa che porre in maggior luce i con" tinui maneggi di codesta gente che col pretesto di salvarla vorrebbe condurre a mina la causa nazionale ; ') a Torino, su L'opinione, Giacomo Dina, riportando a sua volta la lettera bertaniana dal giornale fiorentino, più esattamente ne coglieva lo spirito: H partito che si chiama rivoluzionario, non aspira più. soltanto ad agitare i popoli, a promuovere pazze insurrezioni, ed a gridare contro l'alleanza francese: vuole afferrare le. redini del potere , e cercava di mettere in ridicolo, per questa pretesa, il partito d'azione, ritorcendo in accusa l'ammissione della fragilità della sua base nel paese, con la capziosa insinuazione che segno di quella fragilità fosse il ristretto numero dei suoi esponenti in Parlamento, nonostante la libertà grandissima della quale aveva potuto godere.2) In Francia dove la politica napoleonica aveva interesse a mantenere il solco del giugno '48 fra borghesia e classi operaie , Le Siede parlò addirittura di club giacobino. Il Celesia, preoccupato dalla polemica, cercò di ritrarsi da ogni corresponsabilità, con una lettera al direttore del genovese Movimento, A. G. Barrili. 3) Dalla parte democratica si controbattè, invece, che il programma bertaniano non inficiava il giuoco democratico: se i moderati erano veramente forti nel paese, avrebbero vinto la nuova lotta politica; nel caso opposto, avrebbero dovuto accettare la sconfitta, rispettando la volontà della maggioranza dei cittadini. Né la parola rivoluzione, si aggiungeva, era tale da suscitar timori in un paese come l'Italia, che dal '59 viveva in piena rivoluzione, avendo visto cadere dinastie e nascere da tanti Stati il nuovo Stato unitario.4)
In questa atmosfera fu preparato e si svolse il nono congresso delle società operaie, che ebbe come sede Firenze.
3 La Naxione, n. 280, del 7 ottobre '61.
2) I/Opinione, n. 278, del 9 ottobre '61. Anche L'Unità italiana milanese pubblicò la lettera bertaniana il 9 ottobre (n. 275), per smentire, come diceva una nota introduttiva, i giudizi de La Nazione.
3> Il Movimento, n. 284, del 15 ottobre '61.
*) // Precursore, TU 246, del 15 ottobre '61. Il giornale Crispino, oltre a polemizzare ciin i due giornali moderati, riportò sia la lettera del Celesia, sia le lettere del Campanella e del Savi e del Mosto, i quali negavano che il Celesia avesse dissentito dal progetto ed asserivano concordemente che si fosse limitato a giudicarlo bello-ma audace . Sulla polemica con il Celesia si ha pure la documentazione delle Carte Bertoni, 30/LXVIII bis, 53, 55 e 55 a e 51/XXVI1I, 79 e 80. Contro le accuse del Siede e contro B Movimento che ai mostrava preoccupato di un dualismo fra comitati di provvedimento (il Barrili faceva parte del comitato centrale) ed associazioni unitarie, polemizzò L'Unità italiana, concludendo, significativamente: oggimai tempo che il popolo partecipi alla trattazione dei propri interessi (n. 298, del 1 novembre '61).