Rassegna storica del Risorgimento

ASSOCIAZIONE EMANCIPATRICE ITALIANA; COMITATI DI PROVVEDIMENTI
anno <1964>   pagina <194>
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194.
Rimato Composto
grado di accumulare risparmi, l'acciurtarvi l'animo sull'avvenire, di purificarvi sopra tutto l'ugni sentimento di ri azione, d'ogni impulso di vendetta, d'ogni pensiero d'ingiustizia verso chi vi fu ingiusto . *)
E merita rilevare che se i quesiti che avevano suscitato i più aspri dissensi nel congresso erano stati proposti dai livornesi, proprio nella lunga relazione che il Guerrazzi e Vincenzo Calegari presentarono alla famiglia artigiana di Livorno, il 7 ottobre, non si trascurò di sottolineare che rimase fermo, che gli operai non iscioperino, che lo sciopero partorisce in somma danno a loro, e perturbazione alla città, ma si ricorrano al Seggio. 2>
Lo stesso Guerrazzi, però, il 20 ottobre, parlando agli operai di Li­vorno per l'unione delle società operaie livornesi, faceva ancora appello alle forze popolari, non per il limitato problema di Roma e Venezia, ma, esplicitamente, per un rinnovamento del Parlamento: Operai fratelli egli disse , è peso il battente della porta del Parlamento, ma se pic­chiato dalla mano del popolo unito ne rintronerà la fabbrica intera, ed è da sperarsi, che possa destare la giustizia la quale hanno messo a dormire nelle stanze di dietro .3)
Per tornare al congresso, non ci attarderemo, ora, sulla sua chiusura al grido di Viva il re galantuomo! , né nell'analisi dell'azione dei dissi­denti piemontesi e sulla successiva ricerca di un compromesso, in quanto si tratta di vicende che concernono il problema dell'organizzazione delle società operaie sotto un profilo specifico che va di là dal nostro proposito; *)
*fl G. MAZZINI, Dei doveri dell'uomo, in S.E.L, LXIX, p. 19.
a) // Precursore, u. 255, del 25 ottobre. Nel n. 287 del 2 dicembre, venne data notizia della relazione alla società operaia napoletana.
3) Il Precursore, n. 265, del 6 novembre. Non mancavano, peraltro, fra i democratici, voci che, quanto meno, attribuivano ai ceti conservatori la effettiva responsabilità delle ribellioni popolari. Giovanni GrOenzoni, ad esempio, scriveva che la storia parla troppo chiaro a quali gravissimi mali si espongono coloro, cbe sprezzano superbamente l'opinione pubblica, rendendosi essi i veri colpevoli dei disordini, cbe pur troppo sono, in generale, l'effetto della stancata pazienza (L'Unità italiana, n. 242, del 5 settembre '61) e nel novembre fu pubblicato a Milano un opuscolo, intitolato Gli Operai e la Politica, nel quale si leggeva che rimanendo la cosa pubblica nello stato attuale, deve pure il popolano rimanere un ilota, un lebbroso; rimane insoddisfatto, violento e rivoltoso, perchè, fino a tanto che non si sarà data soddisfazione ai suoi bisogni, fino a tanto cbe non gli Bara appianata la strada alla possibile uguaglianza, la Società non sarà mai tranquilla (L'Unità italiana, o. 320, del 24 novembre '61).
*) // Precursore ne dette notizia nel n. 245 del 14 ottobre e nel n. 279 del 22 novem­bre. Nel n. 257 del 28 ottobri- fu pubblicata la relazione finale sul congresso, a firma del Dolfi e del Pirchri. Sullo polemica fra democratici e moderati, cfr. G. MANACORDA, op. citi VP' 55-59.