Rassegna storica del Risorgimento
ASSOCIAZIONE EMANCIPATRICE ITALIANA; COMITATI DI PROVVEDIMENTI
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1964
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206
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Renalo Composto
zionc prestarono il fianco alle insinuazioni dei moderati, i quali, naturalmente, trovavano gradita l'occasione di poter soffiare sul fuoco di un dissenso fra i democratici. À nostro credere scriveva il genovese Corriere mercantile, prontamente ripreso da La Nazione *> qui si rivelò per la prima volta, ed in modo notevole, un partito, che non fu mai pienamente d'accordo con Garibaldi circa il programma e lo scopo ultimo, che però attese le circostanze procedeva con lui, ma che ora crede venuto il momento di avere una vita propria, e (se facesse d'uopo) anche di rinunziare all'egida del di lui nome . Contro le insinuazioni del giornale genovese protestarono Nicotera, Saffi e Bcrtani, dichiarando che essi tenevano ad essere fedeli al programma di Garibaldi e fra le carte dell'ultimo si trova, quanto meno, la minuta di una sua nobile lettera a Garibaldi, nella quale oltre a dimostrargli ingiustificati i suoi sospetti anti-mazzi-niani ed a ricordargli le comuni battaglie, sottolineava come un dualismo nelle file democratiche fosse quanto di meglio potessero desiderare i moderati. *>
Nel comitato centrale eletto dall'assemblea genovese Garibaldi riconobbe e temette, però, un troppo deciso influsso mazziniano e pericolose implicazioni repubblicane ed alle pressioni rinnovate rispose con la nota lettera del 10 gennaio: Signori, Io non accetto la presidenza del nuovo comitato. Aspetterò l'elezione della nuova assemblea, e se gl'individui che comporranno il nuovo comitato eletto da essa mi sembreranno i più idonei alla meta, che ci prefiggiamo tutti, io ne accetterò la presidenza (se mi verrà offerta), diversamente no. Desidero però, che, per ora, le cose restino come sono.... s) Il rifiuto, è opportuno insistere, poneva una preclusione antimazziniana, ma non toccava, sostanzialmente il programma democratico nelle sue istanze contro il governo dei moderati e soprattutto nel suo appello alle forze popolari, che anzi trovava predisposto il pensiero del generate per la sua vaga ed ibrida concezione di una monarchia popolare. 4) VOpinione, comunque, prendeva lo spunto dalla lettera di Gari-
1) La Nazione, n. 353, del 19 dicembre '61.
2) Carte Bertoni, 51/XXVIII, 81.
8) G. GABIBALDI, Scritti e discara politici e militari, voi. II (1862-1867), Bologna, 1935, p. 8. Il nuovo comitato centrale era cosi costituito: Antonio Mosto, Antonio Burlando, Bartolomeo Fr. Savi, Achille Sacchi, Federico Campanello, G. Battista Cuneo ed Alberto Mario.
4) Si pensi, ad esempio, alla caratteristica dichiarazione fatta agli operai di Parma, il 31 marzo del '62: Io sono repubblicano, benché molti credono farsi un delitto il dirlo, non lo nascondo... Se sono ottanta che vogliono un governo e venti un altro, i venti che violentano la volontà degli ottanta sono despoti, sono tiranni. Ma quegli ottanta sarà il governo del popolo, quello sarà la mia repubblica... gli ottanta hanno già accettato quel programma col quale dal Ticino ci accampammo alle falde del Vesuvio: voi ben lo conoscete: Italia e Vittorio Emanuele (Scritti e disc, rat., p. 49).