Rassegna storica del Risorgimento
ASSOCIAZIONE EMANCIPATRICE ITALIANA; COMITATI DI PROVVEDIMENTI
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1964
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215
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Democratici e Società operaie sulla via di Aspromonte 215
zione al parlamento di Giuseppe II, cioè di Mazzini. E un trionfo di Mazzini venivano giudicate le giornate genovesi: Mentre a Parigi il socialismo leva la testa, in Italia Mazzini trionfa. E Mazzini non è altro che il socialismo personificato. Mazzini e i mazziniani fin da principio furono socialisti*, scrisse Gualterio .x)
Era un equivoco non nuovo, sul quale si giuocava con dubbia buona fede, ma non si può negare, invece, che sul piano del problema istituzionale avesse ragione l'autore dell'articolo conclusivo, quando, di là dall'atteggiamento di Garibaldi e di collaboratori a lui più vicini, come il Grispi, vedeva in contrapposizione dualistica il Regno e VAssemblea e sottolineava che, essendo l'Associazione emancipatrice identificabile con la democrazia, mentre il regno era una monarchia rappresentativa, c'era contraddittorietà sostanziale nel patto sociale dei due Statuti. 2) Invero, se non è esatto attribuire alla sola azione personale di Garibaldi certe impostazioni lealistiche ed è più esatto riconoscere, e lo si è visto, che promotori dell'assise genovese come il Bertani le avevano accettate in partenza, si trattava pur sempre di un'accettazione sul terreno pratico, non di un cedimento nei principi, con l'interno convincimento che quod differtur non aufertur.
Degli insorgenti timori si fece pure interprete, infine (oltre al deputato Boggio in Parlamento), il senatore Oldofredi, in una interpellanza sulle discussioni svoltesi nell'assemblea di Genova. Sul momento il Rattazzi preferi trincerarsi, sin dal 14 marzo, dietro una cauta distinzione fra singoli discorsi di qualche individuo più esaltato 9) e deliberati congressuali e dietro il richiamo alle dichiarazioni ricasoliane sul diritto d'associazione; ma fece anche balenare ch'era suo convincimento esser necessaria una legge che regolasse l'esercizio di questo diritto .4)
J) Ibid., n. 59, del 12 marzo '62.
2) ibid., n. 64 del 18 marzo '62. La nota era significativamente intitolata: Dove andiamo?
3) L'indivìduo più esaltato, era stato il Campanella, il quale, discul.cudo.si del richiamo in patria dì Mazzini, avrebbe parlato di portare la questione sulla pianta. Poiché la espressione fu intesa da alcuni come equivalente a faremo le barricate, Il Diritto difese il Campanella, dando delle sue paiole un'intepretazione generica (porteremo la questione in piazza, faremo meetings, ci prevarremo di tutte le libertà costituzionali) e volle anche difendere l'assemblea, sostenendo che in essa si era parlato di fare con o senso il governo, non in alcun caso contro. Contro la tesi del Diritto, però, insorse L'Unità italiana: È possibile che all'Assemblea di Genova non aia stata proposta "la terza via,,, cioè, fare contro il governo, se egli indietreggia, ma che il Partito d'Azione non possa essere costretto a seguire una tersa via, onde condurre il paese all'unita, nessuno può metterlo in dubbio (? troppo, nel n. 77 del 20 marzo '62. Per questo articolo, il giornale fu sequestrato).
0 Contro quest'ultima affermazione del Rattazzi elevò la sua protosta, il 21 marzo, l'associazione unitaria milanese (L'Unità italiana, n. 94, del 6 aprile), seguita poi da altre, nei mesi successivi Ne L'Unità italiana del 12 luglio, ad es., troviamo ancora le proteste di Pietraperzia (del 15 giugno, con 104 firme) e di Trapani (del 15 giugno).