Rassegna storica del Risorgimento

ASSOCIAZIONE EMANCIPATRICE ITALIANA; COMITATI DI PROVVEDIMENTI
anno <1964>   pagina <218>
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218 Renato Composto
piena coincidenza, ma soltanto convergenza, programmatica, come è indubbio, d'altronde, che nell'insieme del campo democratico, ad analiz­zarlo più distesamente, troveremmo una ben larga gamma di sfornature, di atteggiamenti, di posizioni personali; ed è ben vero, inoltre, che Gari­baldi, e non egli soltanto, nell'accettare di porsi a capo del movimento democratico nel momento dell'azione decisiva, non rimanesse senza sug­gestioni di parte monarchica. Ma dopo Sarnico, quando Garibaldi si era lasciato indurre ad inviare al Parlamento la non felice lettera del 3 giugno e mentre si tornava ad insistere perchè si prendessero provvedimenti contro le associazioni democratiche, da parte moderata si tentò di provo­care una scissione fra il generale ed il campo democratico e si accennò ad un suo rinnovato dissidio con i mazziniani, tale da averlo indotto a dimettersi dalla presidenza dell'Associazione emancipatrice,l) Le dimis­sioni furono smentite, sin dal 24 giugno, da ima lettera indirizzata ai giornali da Marioe Mosto, a nome della commissione esecutiva dell'asso­ciazione: Alcuni giornali moderati e l'Agenzia Stefani essa diceva sparsero la notizia che il generale Garibaldi nell'adunanza del consiglio centrale tenuta in Bel gira te il 15 giugno, abbia rinunziato alla presidenza del Consiglio stesso. Questa notizia è falsa. Garibaldi è sempre Presi­dente del Consiglio Centrale] dell'Associazione Emancipatrice. In prova la preghiamo di pubblicare il seguente manifesto, da noi già diramato alle associazioni... .2) Alla lettera era unito l'indirizzo alle associazioni democratiche, firmato da Garibaldi nella qualità di presidente del Consiglio centrale, e da Campanella, Grilenzoni, De Boni, Nicotera, Mario, Mosto, Miceli, Saffi, Libertini, Friscia, Sacchi, Crispi, Bertani, Mazzoni, DoM, Cairoli, Cadolini e Savi.3)
Che la lettera al Parlamento avesse alimentato qualche dissenso, che Garibaldi avesse avuto l'intenzione di dimettersi e l'avesse persino espresso, non è, in verità, da escludersi; ma l'accertamento dell'episodio potrebbe avere un qualche peso se del dissenso fosse documentata la defi­nitività: in effetti escludono questa definitività, invece, i discorsi tenuti dallo stesso Garibaldi in Sicilia, nei quali è costante il motivo dell'appello alla concordia di tutte le associazioni e l'invito a fondersi nell'Associazione
1) Date per vere dal Guerzoni e dalla Mario, le dimissioni furono ritenute effettive, più tardi, anche dal Col a Janni e dal Guardiano, senza ulteriori accertamenti. In effetti, nessuna precisa documentaziono ci è stato possibile trovare, oltre le notizie giorna­li sticlie.
2) B Precursori!, n. 155, del 28 giugno *<52>
3) L'indirizzo è riportato in G. GARIBALDI, Scritti e due, clt., p. 93.