Rassegna storica del Risorgimento
ASSOCIAZIONE EMANCIPATRICE ITALIANA; COMITATI DI PROVVEDIMENTI
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1964
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220
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220 Renato Composto
di una più libera vita nazionale; L'amore e la buona amministrazione, dovevano essere i fattori dell'Unità Italiana. I municipali preferscro l'opposta via. Odio seminarono e odio in larga dose raccolsero. Insensati! vogliono, lo so, la guerra civile, per aver campo di spegnere nel sangue l'avvenire della libertà e offrir vittime accette sull'ara del dispotismo . '* 'MH il proclama rimane espressione isolata e senza sfondo, giacché, anche a non dare rilevante peso al fatto che durante la permanenza a Catania Garibaldi preferì accettare l'ospitalità della società operàia e intervenne ad un pranzo offertogli dalla locale società unitaria, 2) non possiamo negar valore ad una testimonianza che, pur volto ad altri fini, il Luzio accolse nella sua silloge documentaria. È la lettera che il generale Ricotti indirizzò al suo collega Deleuse sul finire dell'agosto, informandolo sulla situazione catanese dopo la partenza di Garibaldi: Al presente la città è perfettamente tranquilla, tuttavia la classe operaia, che è molto numerosa, fomentata dai discorsi di Garibaldi e seguaci (Pantaleo in particolare), è molto propensa al saccheggio ed alla devastazione delle proprietà dei ricchi e particolarmente dei nobili. Pel momento dessi sono tranquilli, perchè hanno paura; ma presentandosi l'opportunità non mancherebbero di ripetere scene di devastazione... Catania è tranquilla, ma però il passaggio di Garibaldi ha svegliato e lasciato molti astii fra le diverse classi della società. I nobili e ricchi temono la plebe, che minaccia di saccheggiare ed incendiare le loro proprietà e vedono per conseguenza con molto piacere la presenza della truppa in città ed il mantenimento dello stato d'assedio. La plebe, che fu portata dai discorsi di Garibaldi e segnaci all'odio contro i signori ed ai desideri di saccheggio, tace per ora pel timore che le ispira la presenza delle truppe .3)
Se, per converso, si tengano presenti le continue manifestazioni di solidarietà a Garibaldi, promosse in molti centri italiani soprattutto dopo l'aspro proclama regio del 3 agosto, è lecito già concluderne che nella crisi d'Aspromonte venne dunque a trovarsi impegnato non soltanto il generale, ma tutto il programma democratico.
Ma, come si è detto, questo mostrava pure i suoi limiti, i suoi equivoci. Manifestamente diretto contro il regime moderato, esso non dava adito a compromessi ed infatti, anche se la presenza di un Depretis nel gabinetto rattazziano aveva potuto alimentare qualche illusione, i più accorti non avevano mancato di rilevare le rimostranze che il nuovo gabinetto aveva mosse, appena all'inizio della propria vita, contro il congresso di Genova;
i) Ibid., p. 143.
s) R. MAURICI, Aspromonte, Torino, 1862, pp. 36 o 39.
3) A. Luzto, op. cH.t pp. 291-92,