Rassegna storica del Risorgimento
ASSOCIAZIONE EMANCIPATRICE ITALIANA; COMITATI DI PROVVEDIMENTI
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1964
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222
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222 Renato Composto
cativo intervento regio, bensì, soprattutto, cne quella rivoluzione aveva violato altre leggi ed abbattuto altre dinastie che non le leggi e la dinastia del regno sardo; sfuggiva l'impossibilità, per molti versi, di un confronto fra il '60 ed il *62. Sbarcando a Marsala, Garibaldi aveva dinanzi a sé un popolo in ribellione, un esercito sfiduciato, un regime in disfacimento, e procedendo nella sua marcia vittoriosa egli poteva lanciar proclami ed emanare decreti, dar vita a nuove strutture amministrative in nome di un sovrano che non era quello al quale stava per togliere il trono, promettere, persino, l'assegnazione di terre ai contadini, per allearli alla causa nazionale: Dittatore in nome di Vittorio Emanuele, egli, avanzando verso il continente, lasciava dietro di sé un governo della Dittatura. Nel '62, non decreti, ma soltanto proclami: l'amministrazione è quella del regno al quale vuol dare la Capitale che è nei voti della Nazione; va persino ammesso che Rattazzi e, con lui, molti moderati, possano sperare di giovarsi dell'iniziativa democratica, come Cavour nel '60, per porvi nel momento migliore il proprio suggello politico-diplomatico, ma (a parte l'assenza delle qualità del Conte per realizzare tale intento) nessuno di essi accetterebbe che l'acquisto di Soma possa comportare anche mi nuovo Patto: né alla Mazzini, nò alla Garibaldi. E va detto, infine, che questi non è il solo a non volere lo scontro con l'esercito regio: c'è pure Crispi, a Torino, si è visto, a non volere la guerra civile; c'è Calvino, a Catania, che addirittura lamenta le diserzioni dalle truppe regolari... x) E Bbrio, che nel maggio si era detto impaziente di seguirlo per l'azione nel Veneto ed anche dopo Sarnico ai era messo a disposizione del Generale, ora, dopo il proclama regio, si sente legato, da militare, all'obbligo di fedeltà al re e lascia cadere l'invito telegrafico di Garibaldi...2)
Ma c'è un altro limite sul quale dobbiamo, in via di conclusione, richiamare l'attenzione e che non concerne il rapporto fra azione democratica ed azione moderata, bensì il rapporto con le società operaie.
Occupandoci, all'inizio, del congresso di Firenze, vi notavamo la permanenza di un orizzonte borghese, paternalistico, dei democratici, pronti, sì. diversamente dai moderati, a porre in rilievo il problema dei salari e delle ore di lavoro, ma notavamo non meno pronti a condannare il
*) lettera del 20 agosto, da Catania, ad Angelo Bnrgoni (in F. DB STEFANO, Salvatóre Calvino e la tua azione unitaria nel Risorgimento italiano, Palermo, 1942, p.20 7).
2) Cc, G. GUERZONI, La vita di Nino Bivio, 2 ed., Firenze, 1875, pp. 308-9. Il Guantoni asserisce che dopo Sarnico Bixìo ai foco promettere da Garibaldi che so tentava qualcosa fai Italia o fuori contro lo stranioro l'avrebbe chiamato a seguirlo; ma la cuia-muta venne quando già era palese il dissenso del Governo e quando un generale non poteva più onoratamente ritrarsi dall'esercito, senza taccia d'infedeltà e violandone aperta d'ogni legge militare .