Rassegna storica del Risorgimento

MASSARI GIUSEPPE LETTERE
anno <1964>   pagina <228>
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Emilio Costa
che si rivelò sempre nel linguaggio della sua personalità convinta nelle diverse oc­casioni della vita politica), l'esperienza del reale maturata dall'adolescenza, le ri­sultanti della sua scepsi interiore provocate da un integrale giobertismo, *' furono i coefficienti di quella stimmung (rivelata pienamente nei momenti di più intensa apertura col Gioberti) di idealità politica e di realtà operativa che si andavano ac­centuando in lui dal 1840. Educato fin dall'adolescenza alla scuola dell'esilio, 2>> venuto assai presto in relazione con uomini maturi, alieno dalle distrazioni mon-danc, aveva organizzato la propria cultura secondo un determinato piano pro­grammatico (al cui centro era lo studio del pensiero giobertiano che, sostanzial­mente ebbe in lui funzione di orientamento metodologico) che le esigenze della propria condizione di esule gli avevano suggerito. Era infatti passato da una vocazione all'altra: l'incontro col Gioberti era stato determinante e non si penti mai di aver lasciato gli studi scientifici per quelli letterari. A Parigi, infatti, la meditazione della Teorica del sovrannaturale gli fece definitivamente abbando­nare gli studi di matematica e fisica ai quali accennava nella sua prima lettera al Gioberti.3)
I suoi articoli sul pensiero giobertiano, che gli pubblicò il Progresso di Napoli, ci danno la misura della vera vocazione. *) Dopo cinque anni di esilio, era stanco di Parigi, dove non amava il clima, e il cielo plumbeo e le nebbie non si confacevano alla sua natura di meridionale. La dinamica del pensiero italiano, ch'egli seguiva con puntuale attenzione, e il desiderio di rimpatriare lo indussero a scegliere come meta la Toscana, nella quale egli vedeva (e Gioberti glielo sottolineava) la parte specifica della koiné politico-letteraria italiana. La lezione del Primato gli offriva argomenti di missione politica e apostolo di Gio­berti partì per l'Italia con la speranza di non ritornare a Parigi; la serenità dei venti giorni trascorsi a Torino, sembrava mutargli quella speranza in cer­tezza. Deciso a proseguire per Milano, riprese il cammino senza sospetti, ma, giunto alla frontiera lombardo-veneta, dove gli fu imposto di retrocedere (gli esaminarono accuratamente la valigia e lo sequestrarono per quattro giorni al
Nella lettera dell'll novembre 1838 scriveva al Gioberti: La profondità che addi­mostrate in opere di tanta lena, la purezza dei vostri priucipii, l'attaccamento alla santa causa d'Italia, tutto a buon conto, mi ha incantato e mi ha fatto tutto vostro (GIO­BERTI-MASS ABT, Carteggio cit., p. 2).
2) A scssant'amù compiuti scriveva: Date le condizióni di tempi e di cose, nelle quali mi sono trovato a vivere, sarei ingiusto ed ingrato verso chi mi fece bene, ed oso dire che sarei ingrato verso me medesimo, qualora mi lagnassi di essere stato educato alla scuola della provvida sventura, e qualora dimenticassi che la vita da me percorsa fu rischiarata dagli ammaestramenti attuiti in quella scuola (MASSARI, Da una voca­zione ad un'altra <;U., p. 113).
3) Egli è pochissimo tempo che son fuori della terra natia e sommi ridotto a Pa­rigi ad oggetto di studiarvi le scienze fisicomatematiche (GioBEnrtMASSARI, Corteggio eifc, p. 1).
*' Nelle pagine Da una vocazione ad un'ultra (op. cit., p. 123), il Massari ricorda come ebbe inizio la sua carriera di pubblicista e quale fu l'occasione che si prestò a rivol­gerlo pienamente agli studi umanistici: .Da Parigi mandai al Progresso di Napoli, ottimo e coraggioso periodica mensile fondato da Giuseppe Ricciardi, un lungo articolo sulle dot­trine di Vincenzo Gioberti, delle quali nessuno fino a quel momento aveva contezza in Italia. Dopo molte pratiche la regia revisione diede il permesso, e l'articolo fu stampato nel 1B41. Goal cominciati ed il passaggio da una vocazione all'altra fu compiuto .