Rassegna storica del Risorgimento
MASSARI GIUSEPPE LETTERE
anno
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1964
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pagina
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229
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Tre lettere inedita di Giuseppe Massari 229
Ponto Nuovo di Magenta) avverti improvvisamente che il atto esilio non era ancora finito. Costretto a ritornare a Torino, fu subito chiamato dal direttore della polizia, il quale gli espose i motivi per cui non gli era permesso di andare a Milano.l) A nulla valsero le raccomandazioni di persone influenti, dalla principessa Belgiojoso ai marchesi Arconati; e neppure a Firenze dove sperava si fosse men duri che a Milano , nulla poterono il Vieusscux e il Capponi. 2) A Torino, il Massari temeva di non poter più rimanere a lungo; vi ero tollerato, ma potevo essere espulso da un momento all'altro prosegue nella lettera al Gioberti chiesi se potevo fare la via di Genova e siccome mi fu risposto affermativamente partii per quella città dove ho passato una quindicina di giorni, sempre sostenuto dalla speranza di poter restare in Italia . Giunto a Genova fu immediatamente chiamato all'ufficio della polizia; il Massari, però, recava con sé una lettera del Petittì al direttore generale, per mezzo della quale non incontrò in principio nessuna difficoltà. Pochi giorni dopo, però, fu richiamato dal direttore della polizia, il quale gli spiegò che, in seguito ai fatti di Cosenza, e poiché il Mamiani, il Pepe e l'Amari erano stati chiamati dal prefètto di polizia in Parigi, ed essendo note le sue relazioni con essi, era meglio che egli lasciasse l'Italia. Capite dice con amarezza al Gioberti che dovetti uniformarmi sempre più a quel consiglio, e cosi salpai presto da Genova per Marsiglia, di dove sono ritornato a dirittura in Parigi, col cuore ulcerato e avvilito ad un punto che non saprei darvene idea . Il Massari conclude la lettera con estrema amarezza. Mi ero lusingato di poter soggiornare tranquillamente in Firenze e grazie all'appoggio dei buoni amici trovare in quella città un'occupazione la e mi desse occasione di mettere a profitto i miei studi passati, di farne di nuovi, e nel tempo stesso di assicurarmi una modesta esistenza; ed ora l'avvenire che avevo sognato è rotto e non so cosa fare né a qua! partito appigliarmi .3' La lettera del Massari al Gioberti, da noi largamente riportata, è, per quanto ci consto, Punica fonte esatta su quel viaggio sfortunato, che fino ad oggi sia stata pubblicata. I documenti relativi a questo capitolo della giovinezza del Massari che fino ad oggi si conoscono, sono pochissimi, per non dire irreperibili al di fuori di quelli pubblicati dal Balsamo-Crivelli. Sappiamo che durante il
l) Nella lettera al Gioberti del 22 aprile scriveva: Ero stato accusato di essere una testa esaltata, di avere molta amicizia per libri, Mamiani, Pepe, ed altri esuli, di aver fatto un viaggio nell'ottobre 1840 nel Belgio (voi ne sapete lo scopo) e di aver conversato a Torino con persone sospette (sono: Balbo, Feti ti, Plana, Boncompagni, Snuli, Provana, Valerio ed altri galantuomini della stessa forza) eco... (GIOBERTI-MASSARI, Carteggio di'* V> 289).
2' Nella stessa lettera scrive: Mi lusingai che a Firenze si fosse men duri che a Milano, e feci impegno per ottenere la ri vocazione dell'ingiusto bando contro di me pronunziato: scrissi direttamente a Vieusscux e a Capponi, ai anali ero ben raccomandato... Peliti scrisse direttamente-al Presidente del Buon Governo di Firenze. Capponi e Vieusscux ai sono adoperati con me con lo zelò di amici antichi: hanno parlato ed hanno fatto parlare da persone riganrdevoU. La risposta del Presidente del Buon Governo stata la seguente: la Tostanti non aver nulla eantro ili me: ma li ordini giunti dn Vienna o da Napoli essere cosi categoria' do. non poterli trasgredire. D'altra parte le circostanza presenti (vuote alludere evidentemente ai torbidi delia Romagna e del Regno di Napoli) rendono assoluta* mente impossibile la mia entrata in Toscana (CIOBERTI-MASSART, Carteggio citi, p. 290).
*) Per i passi della lettera riportati nel testo cfr. GIOBERTI-MASSARI. Carteggio di., p. 291.
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