Rassegna storica del Risorgimento

MASSARI GIUSEPPE LETTERE
anno <1964>   pagina <232>
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Emilio Costa
cielo, pici maro, quella magnifica e splendida città, che mi riempivano l'anima di poesia e d'entusiasmo: qui tutto è prosa e che prosai calcolo, egoismo, inte­ressi materiali! Iddio voglia che il mio esiglio duri poco, io ardo di tornare in Italia e di salutare di nuovo la nostra penisola, alla quale mi sento di più in pia attaccato ed affezionato. È cosa utile e bella vivere qualche tempo in Fran­cia, studiare ed impararvi tutto quello che si può: ma passarci la vita è un altro conto, e per me l'è un supplizio atroce.
Lascio a te imagìuarlo, perchè la tua bell'anima è sola nel grado di capire di quanta e quale intensità debbano essere i miei patimenti. Ho riabbracciati quasi tutti i miei buoni amici, che vivono in Parigi: essi sono l'unico conforto che io provo nella terra straniera, e senza di essi io sarei veramente disperato. La loro compagnia non mi fa però dimenticare quella dei miei cari lasciati in Italia: e tu ne avrai prova nel frequente scrivere che ti farò: insomma puoi esser sicuro che non mi scorderò mai di te e della grata compagnia che mi hai fatta in Genova: io non ho meriti di sorta alcuna: te lo dico senza paura di affettar modestia: ho soltanto un cuore amorevolissimo e schietto, ed ho bisogno di avere amici veri, come dell'aria: a questo riguardo son persuaso che tu non defrau­derai le mie speranze. Vedrai presto nella Revue des deux mondes un articolo di un francese mio conoscente sul Primato di Gioberti e stiSiPArnaldo di Nico-lini: ') questo articolo sarà presto stampato; io ho fornito all'autore i ragguagli biografici dei due illustri scrittori, ed ho esaltato seco lui il merito letterario di entrambi il quale è grandissimo e non suoi essere contrastato da chicchessia. La questione predominante in questo momento è quella dell'istruzione pubblica: il rapporto del Duca di Broglie e le proteste di tutto l'episcopato francese sono l'oggetto della pubblica attenzione e se ne parla da pertutto: la questione in­fatti è gravissima, ma a me pare che per quest'anno non sarà risoluta, giacché
1) L'amico francese che avrebbe dovuto scrivere i due articoli su Gioberti e sul Dsiecolini era Leon de Lavergne, nato nel 1809, economista e politico. II 28 novembre 1843 il Massari scrìveva al Gioberti: L'altro giorno un francese a nome Mr. de Lavergne, il quale scrìve nella Revue des deux mondes ed è impiegato nel gabinetto del signor Guizot, mi disse aver inteso dire al Ministero degli affari esteri che erasi pubblicata in Italia un'opera di merito non ordinario, intitolata Primato ecc. Mi domandò se io hi cono­scevo, e sulla mia risposta affermativa me la chiese in prestito, occupandosi egli molto delle lettere italiane. L'ho l'atto con piacere, perchè quella magnifica e stupenda opera proverà a tutti gli stranieri che la leggeranno che gli amici veri della nazionalità e del­l'unione italiana non sono degli utopisti e possono ben conciliare l'amore di moderati e di sani miglioramenti a quello dell'ordine e che si vuol essere italiani, italianissimi, e devoti al venerando capo dell'orbe cattolico (GIOBERTI- MASSARI, Carteggio {1838-1852) pubblicato e annotato da Gustavo Balsamo-Crivelli, Torino, 1920, pp. 280-281). 11 22 aprile 184 scriveva ancora al Gioberti; Uscirà presto nella Revue des deux mondes un articolo su quel vostro libro (il Primato] dì quel signor de Lavergne: me lo à detto -egli stesso e mi ha domandato delle notizie biografiche sulla vostra persona (GIOWEIVW MASSARI, Carteggio cit,, p. 293). Il Gioberti gli rispondeva da Bruxelles, esprimen­dogli il proprio compiacimento per l'articolo promesso dal Lavergne, perchè, gli diceva in una lettera del 24 aprile 1844, so dall'Italia che i rosminiani stampano a furie articoli contro di ma e fanno ogni loro potere per nuocermi anche in "Francia. Io son rassegnato fin d'ora al giudizio del Lavergne, solo mi spiacerebbe che esagerasse i miai sentimenti sulla l'Vaiieia, o mi annoverarne ai nemici dall'Università, 0 agli oscurantisti in generale o confondesse le mie dottrine sul papa oon quelle di G. de Min'atrc (GIOBERTI-MASSAIU, Cariaggio cit.t pp; 295-290). L'uscita rk'll'avticolo di Giuseppe Ferrari nella Revut