Rassegna storica del Risorgimento
CLERO MANTOVA 1848-1849
anno
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1964
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pagina
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257
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IL CLERO MANTOVANO j E I PROCESSI POLITICI DELL'AUSTRIA
Le celebrazioni del centenario dell'unità hanno ripresentato nel quadro della storia i casi di coscienza dei cattolici e del clero, nella consueta speranza che il tempo abbia contribuito ad un giudizio più sereno e più consapevole dei medesimi.
U Risorgimento non è stato solamente il risultato dell'affermazione del principio di nazionalità in contrasto con il principio di legittimità, che giustifica l'esistenza di Stati iufrauazionali o plurinazionali. H principio di nazionalità stette alla base del movimento, ma esponenti di esso furono la concezione liberale e democratica dello Stato (di gran lunga prevalente la concezione liberale impersonata nel costituzionalismo e nel moderatismo ), concezione che poneva su nuove basi i rapporti tra State e Chiesa e che perle sue origini teoretiche e filosofiche, sfociava nel cosiddetto laicismo. Vi furono, infatti, personaggi assai rappresentativi che, in certi momenti decisivi per il successo della lotta. accantonarono per così dire alcuni programmi politici (monarchia accettata in luogo della repubblica, imita in luogo del federalismo ecc.) nel senso che l'attuazione di questi programmi e dei problemi relativi doveva subordinarsi e differirsi per la attuazione del programma base: fuori lo straniero dall'Italia. Difficile e, invece, trovare un personaggio o un movimento politico che subordinasse a quel programma base alcuni principii di libertà, e fosse, cioè, disposto ad accettare l'unità e l'indipendenza sotto la tutela del vecchio assolutismo e delle sue restaurazioni, compreso principalmente l'ambito dei rapporti tra Chiesa e Stato. Tanto fu preminente, infatti, e, può anche dirsi, pregiudiziale il carattere liberale dei moti risorgimentali, che ad esso cercò di adeguarsi il movimento cattolico, non disdegnando di assumere l'aggettivo liberale , ancorché il programma politico dei liberali, se pure, eventualmente, cattolici, fosse ben distìnto e talora opposto.
Il liberalismo, in quanto patrocinatore del laicismo (agnosticismo dello Stato di fronte alla religione, libertà di propaganda e di proselitismo, oltre la semplice tolleranza, non persecutoria, degli altri culti, e anche libertà dell'indifferentismo e della irreligione, abolizione di privilegi ecclesiastici, laicizzazione della scuola, del matrimonio, dei beni della Chiesa e delle sue istituzioni, tutela giurisdizionale dello Stato sulla Chiesa, in definitiva, lotta contro ogni forma e residuo di Stato confessionale ) non poteva non creare un vero e proprio caso ili coscienza nel clero.
Questa posizione, infatti, portava e portò alla condanna inesorabile e -intransigente del movimento sul terreno dogmatico ; ed in quel senso cattolico liberale e, tanto più, prete liberale avrebbe significato e significa tuttora contraddizione in termini. Se Io sposalizio tra questa concezione decisamente laicista dello Stato e ti moto risorgimentale fosse apparso come indissolubile, sarebbe stata logica la posizione seguente dei cattolici e del olerò: meglio la soggezione ad un dominio straniero, che sia rappresentato da uno Stato confessionale o rispettoso, comunque, del primato del cattolicesimo e delle prero-