Rassegna storica del Risorgimento

CLERO MANTOVA 1848-1849
anno <1964>   pagina <258>
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Emilio Ondai
gative inderogabili della Chiosa, anziché la indipendenza nazionale con un go­verno ateo, indifferente o persecutore. Al contrario, se il problema si poneva sul terreno esclusivo della attuazione del principio di nazionalità, che per la Chiesa non è certo un bene intrinseco di cui sia moralmente indispensabile l'attua­zione, ma è pur sempre un ideale politico legittimo, il caso di coscienza si presen­tava nei seguenti termini: può il clero associarsi ai mezzi violenti, bellicosi, rivo­luzionari o semplicemente cospirativi, di ribellione al legittimo governo ? può il clero associarsi e far causa comune, se pur temporaneamente, con partiti o sette che apertamente dichiarano aver di mira la distruzione del dominio tempo­rale del papa, oltre la paventata laicizzazione del futuro Stato ? Legittimo, quindi, il sentimento nazionale, conforme alla evoluzione dei tempi, tendente a porre su nuove basi, tutt'altro che contrarie alla legge naturale, il principio della sovranità ed i doveri di sudditanza; legittimo (fino ad un certo punto, salve le necessità dell'ordine e dcl bene comune) anche il sentimento liberale e costi­tuzionale al fine di armonizzare l'autorità con la libertà, ma assolutamente (o relativamente) condannabile la rivoluzione, che non fosse una ribellione ad una intollerabile tirannide oppressiva dei diritti di Dio e della umana coscienza.
Sono problemi, questi, che hanno sempre assillato la coscienza cattolica, sia sul terreno propriamente politico, sia sul terreno sociale e che, in Italia parti­colarmente, hanno diviso cattolici e clero in liberali e legittimisti durante il Risor­gimento e dopo raggiunta l'unità, e li dividono anche attualmente le diverse cor­renti, fino a quando, riguardo al problema politico, rimane la possibilità di distin­guere tra il necessario (in necessariis unìtas) e il contingente (in dubiis libertas).
L'atteggiamento del clero riguardo al movimento nazionale, pur coinvolto nel caso di coscienza or ora accennato, fu tutt'altro che uniforme ed anzi si pre­sentò diversissimo tra diverse regioni e perfino tra diverse diocesi. Non è il caso di rilevare subito che i sacerdoti, per così dire,patrioti si trovarono, in lar­ghissima maggioranza, tra il basso clero.
Della differenza dello spirito che animava il clero mantovano rispetto, ad es., a quello veneto, si fece assertore uno dei sacerdoti giustiziati a Belfiore, don Enrico Tazzoli. Le sue memorie sulle cause della congiura che lo portò sul pati­bolo, di recente ristampate,l) rispondono a due caratteristiche domande: 1 come sia avvenuto che i preti lombardi, a differenza de' veneti, s'immischiassero nelle faccende politiche; 2 quali erano i titoli di lagnanza del popolo contro il governo e come poterono tanti preti indursi a mettersi alla testa della cospi­razione del 1850. Il clero veneto molto studioso, ma non troppo profondo nei suoi pensamenti pone tutta la sua cultura nelle scienze sacre sopracaricando la sua memoria delle asserzioni dei teologi, addentrandosi poco nella ragione scientifica della religiosa verità: e iurat in verba magistri. Dal che segue la sua inclinazione all'ossequio alla autorità, anche nel campo estraneo alla religione Nessuno oserebbe trattare con simil clero di interessi politici.
lin Lombardia, invece, il rispetto al principio di autorità si fonde più facilmente con il consiglio di S. Paolo circa la razionabilità dell'ossequio che all'autorità si deve: all'infuori delle decisioni dogmatiche si interpella la
J) Memorie di dòn Enrico Tasxoli slitta cause dalla congiura del ISSO a cura di EMI­DIO PARTO; Mantova, Comitato dell'IMJtuto per la storia del Risorgimento Italiano, 1959, pp. 9-59.