Rassegna storica del Risorgimento
CLERO MANTOVA 1848-1849
anno
<
1964
>
pagina
<
260
>
260
Emilio Ondei
bolizione del civile principato che la Sede apostolica possiede, gioverebbe moltissimo alla libertà e alla prosperità della Chiesa . *>
Tazzoli conclude: la missione docente del clero deve essere nutrita da una cultura ulteriore al catechismo, di quella filosofia che ha per oggetto la conoscenza delle condizioni economiche e sociali dell'uomo e dei bisogni importati dalla ragione dei tempi per inculcare le virtù.
I motivi della partecipazione del clero mantovano al moto cospiratori non erano, dunque, basati su una sovversione politica o sociale, che forniva il pretesto delle repressioni del decennio 1849-1859, e avrebbero forse potuto conciliarsi anche con il mantenimento di un dominio eminente dell'Austria purché fosse dato respiro al sentimento nazionale, alla cultura anche laica e soprattutto ai diritti individuali di cui dopo quasi un secolo la Chiesa stessa si sarebbe fatta vindice contro altre tirannidi allora inaudite.
Si trattava, come affermò il Luzio documentando, dopo la guerra 1915-1918, il nobile atteggiamento del sacerdote Tazzoli a mezzo degli incartamenti processuali restituiti dall'Austria di lotte per legittime idealità, animate da priucipii superiori di giustizia, di umanità, senza alcun irragionevole odio, alcuna mira di sopraffazione per conculcare l'altrui diritto, per seminare germi di perenne ingiustizia . Tazzoli fu colui che cercò di offrirsi vittima da solo dei rigori dell'Austria al fine di mettere il Governo nella posizione di pacificare le provincie lombardo venete e di affezionarsele con benefiche disposizioni. 2<
Aderire alla tela delle congiure mazziniane non significava che la scelta di un mezzo per un ideale immediato di indipendenza e di unità: il caso di coscienza si sarebbe presentato, in effetti, al momento del passaggio agli atti di forza attiva con attentati e spargimento di sangue. Ma perchè un consimile caso di coscienza, e assai più forte, non avrebbe dovuto presentarsi a quei preti, che assistevano e teologicamente si facevano magari avvocati delle violenze dei tiranno e dei patiboli ?
Una corona di sacerdoti, dal canonico Strambio, della chiesa di S. Barnaba in Mantova, a don Bertolani, parroco di Castiglione Mantovano, a tnons. Luigi Tosi, di Sabbioneta, ai tre sacerdoti martiri di Belfiore testimonia la nobiltà di nna scelta politica e morale atta a sganciare la Chiesa dalle accuse di conservazione e di alleanza incondizionata ai troni.
Questa scelta, per molto tempo, non fu affatto approvata ed, anzi, fu nettamente condannata dalle superiori autorità. Non parlo del canonico Strambio e degli altri che presero parte attiva ai moti del 1848 sfrontatamente e spavaldamente, perfino con lo schioppo in mano (il parroco don Bartolini), perchè il massimo che si poteva concedere ad un prete era quello di far causa comune con gli insorti, che tenessero, però, la parte dei legalitarii. Parlo, soprattutto, del processo intentato a mons. Martini, autore del Confortatorio, per causa, precisamente, di questo libro, che a mala pena fu salvato dalla interdizione quale opera di un reprobo. *) Il libro è definito espressamente come ispirato àl cattolicesimo liberale e basterebbe, secondo i censori, per condannarlo la implicita
i> Sillabo, can. LXXYI.
a) / procMsi politici di Milano a di Mantova 1851-1853 restituiti dall'Austria, Ristampa a cura di E. FAKIO, Mantova 1952, p. 18.
3) Vedi* per le citazioni seguenti sul volume del Martini, A. Luzio, Profili biografici e bonetti tarici, voi. II, Milano, Coglia li, 1927.