Rassegna storica del Risorgimento

CLERO MANTOVA 1848-1849
anno <1964>   pagina <262>
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Emilio Ondei
la pratica, por lungo tempo attuata, specie nel seminario di Mantova, di parlare il meno possìbile o di saltare addirittura, nelle esposizioni della storia del Risor­gimi' nto italiano, la congiura del 1850 e la condanna che portò gli undici scia­gurati al patibolo di Belfiore. Omissione, che non durò oltre lo scorso secolo se, più tardi, apparvero numerosi testi di stoiia, scrìtti da sacerdoti per le scuole religiose, ove quel patibolo fu considerato, quanto meno, un errore politico della reazione ai moti del 1848, che si era ostinata nel fare della religione e del clero un instrumentum regni sia pure offrendo, come scambio, la confessionalità dello Stato.
B clero, quindi, non avrebbe in nessun caso dovuto far politica,perchè c'era­no i governi che la facevano per lui, e offrivano anche l'aiuto del braccio secolare per la conservazione del predominio della Chiesa nella scuola, nella famiglia, nel costume. I governi, impersonati nei legittimi sovrani, possono essere illuminati ed anche acciecati dalla divina Provvidenza, nel caso che essa voglia castigare i popoli a loro soggetti, senza che i sudditi, e tanto meno il clero, abbiano a ridire.
Senonchè l'assoluto agnosticismo politico avrebbe condotto il clero in un vicolo cieco, esponendo la Chiesa ad un'altra accusa: di essere, cioè, un organismo sterile e superato di fronte alla nuova drammatica impostazione del problema dei rapporti tra lo Stato e i cittadini, all'inevitabile tramonto dell'idea del so­vrano proprietario e investito del potere personalmente e direttamente dalla divina Provvidenza. Idea che non trovava alcun riscontro dogmatico, che non era eterna, né universale, che si avvicinava, piuttosto, al paganesimo che al cri-stianesimo, il quale pone i rapporti umani in genere sulla base di un sentimento di fraternità e di missione e non di diritto e di padronanza.
Lo Stato confessionale, del resto, considerato una preziosa contropresta­zione del potere civile all'appoggio incondizionato della Chiesa, offriva ragioni di conflitto non meno gravi del separatismo e del laicismo, perchè esso si dis­sociava completamente dalla società, ed in ispecie da quelle formazioni sociali che più. tardi la stessa Chiesa arriverà a considerare come anteriori e superiori allo Stato, per diritto naturale. Lo stesso consiglio o precetto rivolto al clero, di astenersi da mene politiche , perderà, più tardi, il suo carattere assoluto e incondizionato: sarà, anzi, la Chiesa che getterà il suo clero, come fosse investito da una missione, anche nella fornace dei drammi politici, sotto parvenza di dover lottare e difendersi contro forze ostili, ma, in realtà, per la persuasione della indis-Bociabilità tra l'etica e la politica.
Ben altri più gravi casi di coscienza sorgeranno nel clero e nei credenti: quello sorto durante il Risorgimento avrebbe potuto e potè, in effetti, risolversi con la comprensione dei nuovi principi! della legittimità del potere, principii che, per se stessi, non intaccavano il dogma della iniziale origine divina della poteslas terrena.
Compreso questo, e considerato, anzi, immorale l'assolutismo, il clero e i cattolici bene hanno potuto formare una corrente di opposizione al laicismo liberale, che, talora, da semplicemente negativo, divenne anche persecutorio, limitandosi al motto di S. Paolo: laudo vos, in hoc non laudo, senza fare neces­sariamente perpetua causa comune o con l'Austria o con il Borbone.
Un'altra volta si dimostrò, per opera anche del clero, che ebbe le sue vit­time nei moti risorgimentali, che il martire, oltre che testimonio, è precursore*
EMILIO ONDEI