Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO CIVICO <> DI COMO
anno <1964>   pagina <273>
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Libri e periodici
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CLAUDE PETITFKEHE. L gtinérat Dapu.y et sa correapondanee {1792-1708). Avarit-propos de Jacques Godcchot (Bibliotheque d'histuire róvo bit.intimiirò, S. Ili, n. 1 ): Paris, Socicté dcs ctudcs robcspierristes, 1962, in 8, 226 pp. S. p.
II generale Dominique-Mari in Dupuy. nato a Tolosa nel 1767 e ucciso al Cairo nella sommossa del 21 ottobre 179B, e conosciuto soprattutto per la parte avuta nella campagna d'Italia. Comandante di quella mezza brigata, composta in parte di volontari tolosani, che recava orgogliosamente sulla sua bandiera le parole di Bonaparte per il fatto d'arme di Lonato: J'étaìs tranquille, la 32* était là, si legò talmente ad essa da rifiutare per due volte la promozione a generale di brigata (elio fini per accettare in Egitto) e la destinazione a comandi di maggiore responsabilità. Coraggioso fino alla temerarietà sul campo di battaglia, fu ferito gravemente a Dcgo il 16 aprile 1796 e, ancora, il 13 novembre a Caldiero nella seconda critico fase della campagna, durante la quale sì era distìnto a Lonato e a Castiglione. Durante la forzata sosta per la convalescenza ebbe il comando della piazza dì Milano e, a suo dire, Beri hier gli aveva promesso quello della città di Roma, che i Francesi si preparavano ad invadere, quando fu chiamato a seguire Bonaparte nella spedizione d'Egitto.
Del Dupuy sono qui pubblicate trentasette lettere conservate nell'archivio munici­pale di Tolosa, che vanno dal 13 luglio 1792 al 19 agosto 1798 e sono indirizzate alla Società popolare della sua città e all'amico Deville. Esse erano state utilizzate dal Donat per la sua biografia del generale Dupuy, ma, come giustamente sottolìnea il Godechot nella premessa, se queste lettere ben poco aggiungono alle nostre conoscenze sulle campagne d'Italia e d'Egitto, ci chiariscono, viceversa, lo stato d'animo e le reazioni di un giacobino militante messo in contatto con l'ambiente dei militari di professione. Perchè al mestiere delle armi il Dupuy arrivò come conseguenza del suo atteggiamento poi iti co di fronte alla rivoluzione, non essendo stato che un breve episodio motivato dal bisogno di guadagnarsi presto da vivere il suo ingaggio a sedici anni nel reggimento d'Artoìs. Di se stesso dirà più tardi con fierezza: Jc suis fils de roturier et bon sans-culottes e tale rimarrà fino in fondo spiritualmente, anche se una certa agiatezza, difesa con energìa dagli appetiti dei famigliari, lo collocherà in una categoria sociale più elevata.
Queste lettere ci offrono, dunque, il modo di penetrare nella formazione politica di un generale della rivoluzione, che professava con intransigenza i suoi principi giacobini, in coerenza ai quali era entrato nel 1791 in un battaglione di volontari. Nella prima parte del volume il P. parla della attività politica del Dupuy nella Società popolare di Tolosa, in seno alla quale si distìnse per lo zelo entusiasta e per la assidua e sospettosa lotta contro i moderati e gli antirivoluzionari della sua città. Le sue lettere dal campo nascono dal de­siderio di informare gli amici tolosani non solo dei successi dell'armata, ma anche dello spirito, che sempre lo anima e che, anzi, si va sempre più ladicalizzando. Questo ufficiale sprezzante del pericolo, che vede nella guerra sopratutto il mezzo per rivoluzionare l'Europa oppressa dal dispotismo, fa una valutazione ingenua delle possibilità e della ispirazione rivoluzionaria dei suoi capi. Questo spiega il curioso episodio della sua incarcerazione come presunto complice della cospirazione realista del suo generale Brunct (e saranno proprio > moderati di Termidoro a ridargli la libertà) come spiego l'entusiasmo con il quale segue gli appelli all'armata del generale Bonaparte contro gli avvocati del Direttorio: Pourqnoi laisser dans l'interieur tant de déscrteurs, des réquisitionaires, et de musca-dins? Ou est l'energie repubtlcalne de '91 ! Qu'ils sont conpables coux qui ont asso mine l'esprit pubblici; qu'ils ne pensont pas cependaut jouir tranquillomcnt de leur crime a la rentrée des armés (p. 121 ).
Fu dunque una fortuna pietosa quella ohe lo fece morire a cavallo e nell'atto di cari-care con Io alancio di sempre ì rivoltosi del Cairo, con nel cuore tutto e intatto le suo gene­rose illusioni. Come avrebbe reagito al colpo di Stato di brumaio il generale giacobino, le cui simpatie erano sempre andate a tutti i bona bougres amis de la liberto ? Si sarebbe anch'egli adattato al nuovo ambiente salendo per i vari gradi della carriera magari fino a quello di maresciallo dell'impero, o ti sarebbe chiuso con fioro disprezzo nell'ultima di­sperata opposizione repubblicana?