Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO CIVICO <> DI COMO
anno <1964>   pagina <274>
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Libri a periodici
L'interesse delle lettere tatto tirila prefigurazione del dramma insospettato, che si va addensando sul suo capo e al quale lo sottrae a tempo giusto la morte in combatti­mento. Il P, ha cercalo di penetrarci con simpatia sostenuta e vigilata da una scrupolosa ricerca, nell'animo e nel onore del giovane giacobino tolnsano, mostrandocene le irrequie­tezze e le frenesie e insieme i limiti della coltura e della formazione, dei quali offrono larga testimonianza l'ortografia e la sintassi delle lettere.
Il carteggio è corredato di un largo apparato critico, ricavato da una larga e sicura conoscenza degli archivi locali (secondo le migliori tradizioni della scuola del Godechot) e che ne facilita la lettura e la comprensione, permettendoci di seguire il Dupny nel gi­nepraio delle amicizie, delle parentele, degli episodi locali. I processi verbali, gli atti e la corrispondenza della Società popolare tolosana, conservati nell'archivio del dipartimento della Haute-Garonne, hanno consentito al P. di vedere il suo personaggio da vicino fin dai primi passi nell'arengo politico e gli hanno fornito il materiale per l'ampia intro-
dBÌ5oi,e- VITTORIO E. GIUNTELLA.
GIUSEPPE Russo, II Cardinale Sisto Riario Sforza e l'unità d'Italia (settembre 1860-4uglio 1861); Napoli, Istituto Meridionale di cultura, 1962, in 8, pp. 153, con tav. L. 1.500.
Basandosi su documenti inediti, conservati a Napoli nell'Archivio di Stato e nella Biblioteca del Seminario arcivescovile, il Russo ha studiato la figura del cardinale Sisto Riario Sforza, per il periodo intercorrente dall'entrata dei Garibaldini in Napoli nel settembre 1860 alla sua seconda espulsione dalla diocesi il 31 luglio 1861. Sulle tracce della recente storiografia che tende a spiegare determinati atteggiamenti degli uomini di Chiesa non su un piano esclusivamente politico, ma tenendo conto dei motivi spirituali che hanno informato la loro vita, l'autore definisce Sisto Riario Sforza e sempre e solo pastore , affermando che solamente se si considera questo piano superiore d'interessi derivante dal ministero sacerdotale, si può arrivare a valutare hi sua posizione nel clima arroventato della Napoli del '60-'61. Egli seppe intendere, con acutezza e senza tenten­namenti, quale fosse il suo compito e quale la sua azione di difesa della Chiesa e del mini­stero ecclesiastico, onde salvare il salvabile e cercare, inserendosi nel processo di formazione del nuovo Stato italiano e contrastandone giuridicamente gli eccessi e gli estremismi anti­religiosi, di stabilire un tollerabile modus vivendi tra esso e la Chiesa .
Attraverso le pastorali e la corrispondenza del cardinale appare chiaro che la sua principale preoccupazione era di mantenere il potere spirituale al di fuori e al di sopra delle lotte politiche. Questo è il fine cui egli tende con le sue pubbliche proteste in tutti i casi in cui vede minacciata la vita della Chiesa e l'essenza stessa della fede, con le sue condanne dei preti indegni e violatori dell'ortodossia cattolica, con le sue esortazioni al clero a non far politica e a non parteggiare per alcuno, con il suo rifiuto a firmare il giura­mento. Nello stadio del Russo è messo particolarmente in risalto questo aspetto fonda­mentale che caratterizza l'opera pastorale dell'arcivescovo, figura popolare nella città, molto amato, venerato anzi come un santo per la sua dedizione ai poveri e ai derelitti e per l'abnegazione dimostrata durante le epidemie di colera. Di fronte agli eccessi di un fra Pantaleo o di quei preti che proponevano riforme ecclesiastiche rivoluzionarie, di fronte alla minaccia del protestantesimo e di uno scisma, l'autore che sottolinea l'influenza esercitata sul dittatore Garibaldi e sul suo entourage dalle idee del Gavazzi, nonché dei protestanti inglesi, i quali tendevano alla creazione in Napoli di una chiesa nazionale e stimavano legittima l'ingerenza del potere civile nelle coso religiose giudica l'atteggia­mento del porporato logico, coerente e moderato: non si tratta di ostilità alle nuove auto­rità governative in quanto tali ed in quanto eausa della caduta del vecchio Regno di Napoli, ma si tratta di naturale resistenza nel momento in cui gli vengono chieste cose contrarie al suo ministero spirituale.
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