Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO CIVICO <> DI COMO
anno <1964>   pagina <275>
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Libri periodici
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Il Russo non ritiene perciò esatta la definizione di reazionario e filoborbonico attribuita al cardinale, e a prova di ciò ricorda il fermo atteggiamento da lui più volte assunto anche nei confronti del governo napoletano, quando reputava necessario il suo intervento per frenare abusi o provocare provvedimenti opportuni per il bene spirituale e morale del gregge a lui affidato e per il miglioramento delle relazioni tra il clero e lo Stato. A riprova di ciò l'autore fornisce una documentazione che appare convincente: nulla fece il porporato per favorire una restaurazione borbonica o per aiutare il brigan­taggio. Non era quindi un legittimista che sognava il ritorno all'ordine antico, ma un giudice realistico della situazione, il quale si augurava di vedere al più presto ristabiliti l'ordine e la pace.
Se Tazione dell'arcivescovo è valutata dal Russo nell'ambito della sua missione spiri-rituale, nondimeno egli accenna anche ad un pensiero che non poteva prescindere dagli immediati interessi politici. Il Riario Sforza considerava l'annessione di Napoli al Pie­monte come un atto di forza e questa convinzione, dice l'autore del libro, derivava dalla diretta conoscenza delle reali condizioni delle province meridionali, acquistata attraverso continui contatti con tutte le classi sociali, per cui si era formata in lui la certezza della immaturità di quelle popolazioni alla convivenza con altre . Ma si può forse osservare che le sue idee autonomistiche, nonostante l'affermazione del Russo che il cardinale si rendeva perfettamente conto dell'inevitabile crollo del potere temporale, nascono in gran parte anche dalla considerazione che l'unitarismo rappresentava una forma di aggressione al cattolicesimo, in quanto minava l'indipendenza della Chiesa e dei suo capo.
Per comprendere la personalità del cardinale e l'atteggiamento di fronte al movimento di idee che ha portato all'unità, bisognerebbe inserirli nei più vasto quadro dell'ambiente colturale napoletano. Dopo i recenti studi del Mendella, del Tessitore e del Lopez, che hanno messo in risalto la ricchezza di motivi cui si ispira il pensiero dei cattolici meridio­nali, rimane da chiarire quali siano stati i rapporti di Sisto Riario Sforza con personalità come Alfonso della Valle di Casanova, Ludovico da Casoria, Capecelatro, e quale influenza possano avere avuto su di lui le diverse correnti di pensiero che vanno dal cattolicesimo liberale del Ventura al neoguelfismo del Tosti, al revisionismo istituzionale del Cenni, del Persico, del Dragonetti, del Savarese, allo storicismo cristiano di Vito Fornari. L'approfondire le ricerche in questo campo può servire anche a stabilire se e fino a che punto egli possa essere definito liberale e conciliatorista, come sembra voler fare il Russo.
Mentre appare indiscutibile la sua preoccupazione religiosa e l'interesse per il bene delle anime, che lo spinge a riconoscere il governo ormai costituitosi in Italia e a cer­care una via d'intesa con esso, non ci sembra che allo stato attuale delle ricerche si possa parlare del cardinale come di un uomo aperto alle istanze liberali; inoltre i documenti pubblicati in questo volume non consentono di stabilire quale sia stata la sua posi* zionc nei confronti del problema della libertà, in particolare sotto l'aspetto politico e dei rapporti tra Stato e Chiesa. Le parole con cui egli nella lettera a Napoleone HI afferma di non chiedere privilegi e favori, ma solo cette liberté que J. C. a leguée avec son sang à son Eglisc, cette plenitude d'action, qui snns blcsser le pouvoir civil, ou empieter sur Ics droits du gouvernement nous loisse la jouissance des nòtres, cette indi-pendenec dans lYxcrcicc de notre miuistère, et daus la pratique de la religion , non ci sembra che possano essere interpretate come l'enunciazione nuova per bocca di un cardinale del cavourinno Libera Chiesa in Ubero Stato . Non si può affermare che qui vi sia un'accettazione del principio della separazione dei due poteri; il Riario Sforza sembra al più desiderare un accordo tra di CBSÌ, che non contraddica la distinzione, e forse proprio perchè nella situazione contingente questo e l'unico astenia che gli può consen­tire di esplicare la sua missione di pastore.
Gli interrogativi che sorgono alla lettura di questo volume sono una prova che il Russo, con la sua indagine tendente a chiarire la posizione dell'arcivescovo di Napoli in quel periodo particolarmente difficile tra la caduta di un regno e l'inizio di un altro, ha