Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CIVICO <
> DI COMO
anno
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1964
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pagina
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279
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Libri e periodici
279
storia siciliana nel primo cinquantennio della sua vita unitaria individuando in particolare: i rapporti tra le preesistenti forze politiche e Bociali e quelle in via di formazione e di sviluppo; i caratteri e i limiti della lotta da quest'ultime sostenuta per inserirsi col peso delle proprie legittime aspirazioni nel seno della compagine statale; l'apporto dato dall'Isola al complesso della vita nazionale e l'influenza che su di essa ebbe il continente diversamente preparato alla nuova vita unitaria.
Un giudizio critico su una tale opera non può prescindere dal considerarla quale essa vuole essere ed è: un'interpretazione dello svolgimento delle linee strutturali della storia siciliana dei primi cinquantanni dall'unità in stretto rapporto con quella nazionale.
Per tale sua natura essa non presume di fornire fatti nuovi sibbene di cogliere gli intimi nessi esistenti tra quelli già noti o alla cui conoscenza più approfondita hanno dato un positivo apporto recenti ricerche delle quali, è notorio, la paternità va attribuita a tutta una nutrita validissima schiera di studiosi.
Né ci pare che, per tale motivo, si possano inficiare a priori i pregi che l'opera indubbiamente possiede.
Gli autori, alla luce delle indagini cui si è accennato e di un materiale imponente di dati e di fatti raccolti da fonti d'informazioni svariate, come rileva il Pontieri nella lucida, stringata presentazione del volume, hanno inteso offrire, a nostro avviso, ad un puh* hlico colto molto più vasto di quello dei cosiddetti specialisti un'opera viva che, in forma avvincente e piana, non disgiunta da rigore scientifico, riuscisse ad individuare, attraverso un'organica visione storica, pregna di una particolare carica etica, le cause del duro travaglio che ha caratterizzato la vita delle popolazioni siciliane nell'arco di tempo che dal 1860 giunge all'età gioii iti aria presa, a noi pare a ragione, come valido termine di peric>dilazione della storia italiana post-unificazione, rappresentando essa, com'è stato osservato,l'acme e la conclusione del sistema liberale nella sua accezione più classica, ottocentesca (Carocci).
Con intelletto sgombro da ogni tendenza di sterile polemica e con ansia di verità, gli autori hanno ricostruito le linee della politica adottata verso l'Isola dai vari governi della Destra e della Sinistra e nell'Isola dalle classi dirigenti liberalconservatricl in rapporto con quelle che segnano le direttrici della lotta con cui le classi subalterne hanno tentato di realizzare le loro aspirazioni ad una migliore giustizia sociale.
Prendendo le mosse dagli eventi del '60, con aderenza concreta alla realtà storica, essi rilevano che Garibaldi non poteva soddisfare le esigenze dell'Isola se non nei modi consentiti dalle caratteristiche assunte dalla rivoluzione nel continente italiano e dallo stato dei rapporti diplomatici internazionali (p. 13), poiché il gioco delle forze politiche in campo non consentiva che il governo dittatoriale rischiasse di pregiudicare l'esito della impresa garibaldina dandole un carattere giacobino che l'avrebbe senz'altro privata dell'appoggio delle forze libcralconservatrici.
Il disorientamento determinatosi fra i vari raggruppamenti politici nell'Isola dava agio al Governo di Torino d'imporre una soluzione accentratrice del problema relativo alla posizione che avrebbe dovuto essere attribuita alla Sicilia nel seno del nuovo organismo statale unitario in via di formazione.
L'ingerenza del Governo di Torino negli affari dell'Isola prevaleva a mano a mano sempre più con la prodittatura del Depretis prima, con la Luogotenenza poi, sviluppando con quest'ultima una politica autoritaria e accentratrice che avrebbe provocato tra le fila delia piccola borghesia e del proletariato più cosciente, come anche fra l'intellettualità democratica e repubblicana un senso di disagio e un bisogno di esprimere la propria dignitosa protesta (p. 57) premessa da cui si sarebbe sviluppata la lotta politica degli anni successivi caratterizzata da rivolte e insurrezioni.
Prendendo in esame la politica economica e finanziaria adottata dai vari governi italiani sul piano nazionale i due autori ne mettono in rilievo le conseguenze rovinose per l'Isola cui venne tolta ogni possibilità di sviluppo economico essendo mancata, tra l'altro, un'impostazione organica di un piano massiccio di lavori pubblici che avrebbe dovuto creare le infrastrutture economiche siciliane.