Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CIVICO <
> DI COMO
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1964
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Libri e periodici
adoni, solo dopo la pace di Villa.franca rinunciarono all'idea federativa, sempre incerti e dubbiosi degli eventi e preoccupati soprattutto clic la perdita dell'autonomia andasse unicamente a vantaggio del particolarismo piemontese, mentre, per converso, i mazziniani e Ì Uberai! più avanzati sin dal 27 aprile si erano dichiarati apertamente unitari, perchè soltanto con l'unione con il Piemonte ritenevano sì potessero distruggere le vecchie Bardature dell'assolutismo. Il Ricasoli e il Salvaguoli erano tra i pochissimi che sin dall'inizio delle ostilità del '59 fossero favorevoli all'annessione; però per i due, e in ispecial modo per il Ricasoli, la parola annessione era intesa nel senso di un'unione da cui uscisse non un Piemonte ingrandito, ma uno Stato nuovo che accogliesse gli ordinamenti migliori dell'uno e dell'altro si da superare ogni forma di municipalismo. Si è per codesta visione, che il Pansini assennatamente giudica dottrinaria e inadeguata, che quando si trattò di preparare l'unificazione, cominciarono i pomi screzi tra il governo provvisorio, impersonato dal Bicasoli, e il governo sardo: screzi che si accrebbero con il ritorno al potere di Cavour, che mirava ad una rapida abolizione di ogni sistema di decentramento amministrativo.
Ma con la nomina, nel '61, del Barone a Presidente del Consiglio avvenne nella politica italiana un fatto che in verità fu una sorpresa, come scrive Arnaldo Salvcstrini nelle sue lucide pagine, desunte da fonti sicure; e cioè la gestione effettiva e autoritaria del nuovo Stato affidata ai Toscani, che d'allora in poi sino alla caduta della Destra diressero più volte la vita del paese, tanto da far spesso gridare alla prevaricazione municipalistica e alla consorteria e a provocare i risentimenti dei municipalisti torinesi: risentimenti, che, oltre ai trasferimento della capitale a Firenze, avevan la loro origine nella superiorità della Toscana rispetto al Piemonte in non pochi aspetti economici e capitalistici e, prevalentemente, nel settore bancario e creditizio. Ma tale superiorità (ed è codesto un momento originalissimo del saggio del Salvcstrini, di cui non. posso qui far che un rapido cenno) non fu per il partito moderato toscano una forza soltanto economica, ma pur squisitamente politica, poiché la minaccia della libertà di azione del grande capitale, accompagnata dal crescente timore di un intervento sempre più invadente del governo nei problemi finanziari, furon le ragioni più profonde che determinarono la pattuglia parlamentare toscana ad accordarsi con la Sinistra per rovesciare nella seduta del 18 marzo del 1876 il ministero Minghetti: rovesciamento che segnò, come ognun sa, da quel giorno la trasformazione dei vecchi partiti tradizionali.
Sul movimento cattolico toscano da Porta Pia al 1898 ci informa Mario Caciagli con piena conoscenza del materiale di già edito sull'argomento, integrato da scrupolose ricerche personali. A suo dire, le aspirazioni conciliatoristiche rimasero vive in Toscana per più anni ancora dopo il '70 in molti settori del clero e dei fedeli. Un gruppo di cattolici nel '79 cercò di fondare un vero partito politico, che ebbe a Firenze il suo centro più compatto, con l'intento di combattere l'astensionismo per evitare ulteriori danni alla società civile . Però il tentativo non ebbe successo, benché fosse attorniato da molta simpatia. Una straordinaria eccezione nel campo dell'azione cattolica figurò invece la diocesi di Lucca si da assumere un'importanza nazionale. In verità Lucca era predisposta all'intran-sigentbmo per la sua tradizionale ostilità, dettata da precisi presupposti, alle autorità costituite e ad ogni loro ingerenza soprattutto in materia religiosa'. Nessuna meraviglia pertanto se ivi sia nata la prima associazione cattolica italiana in senso moderno per riunire il clero e il laicato in difesa della Chiesa e per la riconquista integrale della società al Cristianesimo. Essa, agi dapprima con la fondazione di comitati, di riunioni, di circoli educativi; ma in seguito, con l'espansione in Toscana del partito socialista, si trasformò in una vera organizzazione sociale per sottrarre gli operai all'influenza degli avversari, ma informe unicamente paternalistiche, e cioè con opero di assistenza e di tutela. L'astensione perle elezioni politiche nella diocesi, ove i comitati si moltiplicarono ben presto, fu sempre rigidamente osservata; ma i consigli continuili furono sempre dominati, salvo brevissimi periodi, dai clericali, i quali facevano per lo elezioni uni ministrati ve intensa propaganda. La crisi granaria dell'inverno del *98 offri l'occasione per provvedere alla creazione di cucine economiche e per far concorrenza alle cooperative socialiste vendendo il pano a basso