Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CIVICO <
> DI COMO
anno
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1964
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283
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Libri e periodici
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costo o distribuendo il pane gratuito agli indigenti e, nel contempo, per accentuare le accuse d'incapacità, specie in quei giorni agitati, della classe dirigente ad escogitare idonei rimedi. Però l'improvviso scoppio tumultuario della fine dell'aprile di quell'anno provocò anche al movimento cattolico toscano un disorientamento e un senso di sfiducia tali da arrestarne l'azione.
A comprendere le origini di quel moto in Toscana concorrono, nel volume di cui ci occupiamo, alcuni buoni studi, di cui riporteremo, purtroppo (e assai ci spiace), unicamente le linee essenziali, poiché ci sospinge Pance r lunga via. Anche 11 indubbiamente, so non proprio la miseria, come altrove, a determinare la rivolta la crisi economica, aggravata dal pessimo raccolto dell'anno prima e dal rincaro del prezzo del pane, vi ebbe il suo peso: crisi che invero in molti centri della regione ebbe inizio sin dalla sua annessione al Piemonte (cosi, tanto per portar qualche esempio, ad Arezzo, ove l'unità fu causa di pesanti oneri finanziari che diedero motivo a dolorosi episodi di banditismo, vivacemente rievocati da Paola Macia Marchi) e a Firenze, ove, in virtù della Convenzione di settembre, la grande speculazione edilizia, come testimonia con lodevole impegno Paolo Redi, accrebbe il disagio, di già sensibile, dei ceti meno abbienti. Ma la causa fondamentale, diremo così, del fenomeno in Toscana va ricercato essenzialmente (come attesta Carlo Pinzali i in pagine dense di dati e di osservazioni acute) allo scadimento del sistema agricolo, a torto ritenuto tra i migliori d'Italia; e anche in parte, specialmente dopo il crollo dei prezzi, olla cocciuta opposizione dei mezzadri alla specializzazione delle colture si da ostacolare l'aumento della produzione e impedire un effettivo sviluppo capitalistico, capace di fronteggiare le situazioni difficili, come per l'appunto avvenne nel '98. La florida agricoltura toscana non fu in grado di sopportare un solo cattivo raccolto e dovette procedere a massicci licenziamenti, specie nelle grandi fattorie, di braccianti che non fu possibile in nessun modo collocare nelle industrie regionali, le quali di già avevano iniziato il loro processo di ascesa, descritto, nel volume, ampiamente, con impeccabile competenza e con esemplare dovizia di riferimenti statistici, da Giorgio Mori; ma ancora insufficiente per sopperire alla grave bisogna. Di qui le agitazioni dei disoccupati e dei sottoccupati rurali, improvvisamente trasformatesi in manifestazioni rivoluzionarie che in alcune località assunsero una piega decisamente politica (a Firenze, a Livorno, a Pisa, a Prato e altrove ancora) con conflitti tra dimostranti e le forze armate, e capeggiate tutte dai più umili lavoratori campestri. Non convien dimenticare al proposito (e lo comprova Rosanna Romiti Bernardi in un lavoruccio breve, ma attraente e preciso) che il movimento paesano noventottesco della Toscana non fu punto influenzato dalla predicazione socialista (i socialisti all'opposto furono del tutto superati dagli avvenimenti), ma piuttosto dalla propaganda internazionalista anarchica di Bakounine, le cui idee sovversive, sebbene vigorosamente contrastate dal partito costituzionale, sin dal 1870 da Pisa, ove gli studenti universitari avevano fondato la prima Società democratica internazionale, si propagarono rapidamente per tutta la regione penetrando a mano a mano nei circoli progressisti e nelle stesse società operaie, dove la dottrina mazziniana andava ormai perdendo l'antica esigenza associazionistica. A dire il vero, nel '98 già grandi progressi aveva fatto in Toscana, per ragioni che non ci è possibile qui elencare, il partito socialista, come egregiamente ci dimostra Nicola Capitini. In effetti nel 1893 esso aveva fondata a Firenze la Camera del lavoro, che divenne l'istituzione piò avanzata degli operai e giovò grandemente per svilupparne la coscienza di classe e per promuoverne l'istruzione. Ebbe anche il merito di stimolare le amministrazioni locali por l'abolizione di tasse e di dazi, nel perìodo della depressione economica per il cattivo andamento dei raccolti agricoli. Per altro non si curò di affrontare il problema della penetrazione nelle campagne e di iniziare un'organizzazione sindacale del proletariato agricolo tosoano, il quale, nel '98, agi, come sappiamo ora, di spontanea iniziativa, esasperato contro il ceto dirigente conservatore, che del tutto si di-amtereasava delle loro miserevoli condizioni di vita.
La mentalità contadinesca andò unni dopo mutando con l'acquisto di una più sicura consapevolezza di classe sociale in forza della propaganda socialista e diffusa fu tra i contadini l'opinione che 1 padroni e i fattori (come c'informa Rcginaldo Cianferoni, nel suo