Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CIVICO <
> DI COMO
anno
<
1964
>
pagina
<
284
>
284
Libri e periodici
saggio perspicace) e tutti coloro che non lavoravano manualmente fosse tutta gente che vìveva alle loro spalle. Perciò furono avversi al fascismo, il quale effettivamente annullò molte loro conquiste già conseguite, ad esempio per le disdette e i patti ispirati a rapporti di soggezione, e il tutto a favore dei proprietari senza tener nessun conto <i die loro rivendicazioni. Ma va particolarmente rilevato, secondo FA., che la stessa classe dei proprietari subì con il fascismo un peggioramento per guanto riflette la legislazione, gli orientamenti produttivi, le strutture fondiarie. Sul fascismo cittadino toscano un'analisi puntualissima troviamo nello studio di una donna, senza dubbio di vivido ingegno, Carla Ronchi Batte* xml, del quale siam dolenti di non poter qui riferire, alla lesta, che i passi più salienti. L'anima (ella scrìve, tra l'altro), che impresse la nota caratteristica del fascismo toscano sin. da quando cominciò ad avere qualche riflesso nella vita del paese fu il nazionalismo, tanfo che la prima squadra di ex arditi e di rampolli aristocratici che dovevano costituire hi segreto la truppa di assedio dello squadrismo toscano fu organizzata e armata da Francesco Giusti, l'esponente più autorevole della Associazione nazionalistica fiorentina . Ma la nascita vera e propria del fascio fiorentino come corrente notevole della vita politica cittadina coincide con il sorgere del Fascio agrario e s'inserisce nel quadro della politica dei blocchi democratici durante le lotte elettorali. Ma dopo le elezioni del 1921 va orientandosi con un atteggiamento ideologico che assimila i motivi tradizionali del conservatorismo sociale delle classi dominanti con il ritorno alla propaganda popolare e con concessióni riguardo al problema della libertà religiosa. La concezione del corporativismo fascista come organizzazione di massa si accompagnerà a una concezione totalitaria dello Stato, ma in un modo opposto a quello prospettato dagli idealisti e dai fascisti della prima ora. Però a Firenze a rompere le limitazioni imposte dal fascismo provvide la cultura , quella dei libri, dei periodici, delle idee, non quella degli ulivi, come argutamente scrive Giannino Ferrata in un suo schizzo brillante, steso con eccellente eleganza di stile. Ivi i giovani migliori seguivano strade diverse da quelle altrove battute, fuor dei vecchi schemi e senza alcun impegno diretto sulle strutture della realtà contemporanea. E poiché eran numerose a Firenze le riviste, nelle quali, anche se eclettiche, era presente il panorama della letteratura mondiale, e poiché a Firenze convenivano frequentemente scrittori e studiosi legati da uno stesso anelito di libertà, la città del giglio divenne la capitale dell'Italia non fascista durante il fascismo. La resistenza in Toscana allorché cadde il fascismo è rievocata con un'esposizione dei fatti calda e stimolante da Carlo Francovich. Fu resistenza ben degna di essere meglio conosciuta dagli Italiani tutti, poiché dalle truppe tedesche in ogni scontro la regione si liberò da sé, senza alcun aiuto straniero e con la partecipazione attiva delle masse lavoratrici rurali e cittadine e di gran porte dello stesso clero. JS.il Comitato di liberazione a Firenze sorse senza alcun intervento degli alleati, i quali nessuna ingerenza di sorta ebbero nella nomina e nell'insediamento dei suoi organi di governo e di amministrazione.
Dei lavori minori, destinati ad illuminare scorci di vita men noti in alcuni centri provinciali della Toscana (sono inclusi nella seconda serie, assai men ampia, della raccolta) già abbiamo qua e là fatto parola nella lor sede piò opportuna. Ci resta ancora da ricordare la rapida, ma suggestiva storia politica dell'Università di Siena, tracciata da Giuliano Catoni (anche 11 nel 1920-21 si effettuarono violente azioni squadriate guidate da studenti universitari con la partecipazione di borghesi e di proprietari terrieri contro il proletariato delle campagne; ma non mancò, però, durante il clima fascista, la ribellione clandestina per opera di professori non conformisti e di piccoli gruppi studenteschi che intrapresero un'azione legale contro il fascismo nella stessa stampa dei G.U.F. e del partito) e lo studio nutrito di penetranti considerazioni di Luana Mannucci su Pistoia negli anni successivi all'Unità, che ha una portata por la storiografia risorgimentale non trascurabile, poiché ci fa fede che lo estenderai nel Regno dello Statuto sardo non in tutte le Provincie portò i frutti che si speravano; in parte, sì, come per l'appunto a Pistoia, ove manchevole fu il processo di politicizzazione, per ragioni locali; ma in gran parte indubbiamente per l'aggravio eccessivo degli oneri fiscali, tanto da inaridire ogni iniziativa economica. Talvolta però (é bene ri sappia) benefici provvedimenti dello Stato unitario per