Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CIVICO <
> DI COMO
anno
<
1964
>
pagina
<
285
>
tàbri e periodici 285
una locale carenza di idee suscitarono fermenti ingiustificati:- così a Livorno, nel gennaio del 1868, come leggiamo nel racconto conciso, ina agile, con il quale concludiamo, di Domenico Novacco, per l'abolizione del porto franco. L'antico privilegio riservato al commercio marittimo della città non solo era in contrasto, ormai, con il principio del libero scambismo; ma, segnatamente, donneggiava l'industria paesana e fomentava il contrabbando e di conseguenza l'ozio, la rapina e la frode.
MASINO CERAVEGNA
PIETRO Pnnti S. J., Pio IX e Vittorio Emanuele IT dal loro carteggio privato, voi. Ili: La questione romana dotta Convenzione di settembre atta caduta del potere temporale 1864-1870) 2 parti (Miscellanea Historiac Pontificiae, 24, 25); Roma, Pontificia Università gregoriana, 1961. in 8, pp. XII-336, XV-465. S. p.
Questi due fitti volumi, con i quali si conclude la vasta opera del padre Pietro Pira sulla questione romana, risalgono al 1961; ma, a dire il vero, per la ricchezza della documentazione, per la chiara visione del corso degli eventi e, particolarmente, per lo spirito da cui sono animati di sano equilibrio e di cauta prudenza nei giudizi, conservano tuttora inalterato il lor pregio alto e suggestivo anche se nel frattempo sono usciti alcuni saggi pregevoli sull'argomento come, ad esempio, il recente, infbr-matisshno, del Mori, edito dal Le Monnicr, che però non va oltre il fallito tentativo conefliatorista del 1865.
Il Pirri prende qui le mosse dalla formazione, dopo la breve parentesi del Farini, del nuovo ministero presieduto dal Mingbetti, di cui mette in dubbio (e non possiamo dargli del'tutto torto) che possedesse le doti di autorità e di penetrazione strettamente necessarie in un momento ancora così delicato della situazione generale del paese per affrontare problemi ardui come la Convenzione di settembre, che sollevò violente reazioni all'interno e forti ripercussioni in quasi tutte le nazioni europee, anche non cattoliche. Sulla politica religiosa del Mingbetti (su cui molto già si è scritto, ma qualcosa resta ancora da dire), il Pirri ritiene che una qualche influenza abbia avuto Giuseppe Pasolini, già ministro degli esteri con il Farmi, e che nel 1862 aveva dovuto occuparsi della questione romana. Nessun dubbio al riguardo; ma io son d'avviso (e credo di non- errare) che essa fu maggiore forse che il Pirri non creda, non perchè il Mingbetti nel luglio del '63 gli abbia affidato l'incarico di sondaggi a Parigi e a Londra per la soluzione del travagliato problema, sondaggi privi per altro di ogni concreto risultato, ma perchè i due uomini politici, conterranei e buoni cattolici (sia pure divergenti per qualche lieve sfumatura di principi) per tutta la vita furon legati da una salda ininterrotta amicizia, come ne fa fede il loro carteggio.
Sulle trattative svoltesi tra il governo italiano nel '64 e il governo imperiale di Francia, trattative che condussero alla famosa Convenzione, porta ora nuove luci il Mori con precise e diffuse notizie tratte da altre fonti. Tra l'altro apprendiamo che l'iniziativa vera e propria per un accordo partì dallo stesso Napoleone, preoccupato per l'isolamento cai andava avviandosi il suo regime, il quale stava per perdere le forze più valide che lo avevano primieramente sostenuto, e cioè l'alta borghesia e, segnatamente, il clero. Perciò, anche per ravvivare i. buoni rapporti con l'Italia e migliorare quelli con l'Inghilterra, nell'aprile chiese al cugino Popoli, che era allora ministro plenipotenziario italiano a Pietroburgo, di preparargli un memoriale che potesse servirgli come base delle negoziazioni per evacuare 'Roma, negoziazioni che si Iniziarono a Parigi, consenziente il nostro governo, il 23 luglio, direttamente tra l'Imperatore e il Popoli con l'assistenza dell'ambasciatore Nigra tra il più rigoroso riserbo (qualche indiscrezione apparve sui quotidiani torinesi, ma fu immediatamente repressa) e che, con qualche breve interruzione, ebbero termine il 12 settembre alle ore 15 con le firme apposto al trattato. Dei rapporti inviati dal Popoli circa i colloqui dei due delegati con Napoleone tace del tutto il Mingbetti nelle sue Me-