Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CIVICO <
> DI COMO
anno
<
1964
>
pagina
<
287
>
Libri e periodici
287
due fan diverse: più conciliativa la prima, più intransigente la seconda e senza risaltati tangibili, in parte anche per colpa del governo, ohe non seppe rinunziare ad antiquali diritti, ma che comunque (così pensa il Pirri) non fu del tutto sterile, tanfo che, se non altro, preparò il terreno ad altri incontri dopo la guerra del '66.
Degli eventi che condussero al conflitto il Pirri traccia un quadro breve ma efficace, nel quale mette in giusto rilievo la politica napoleonica del piede in due staffe , di far cioè da intermediario tra le due nazioni in lotta senza impegnarsi mai concrètamente con l'una o con l'altra, lasciando nel contempo sperare ad entrambe la sua assoluta neutralità. Tra i fattori che concorsero nelle direttive da lui adottate indubbiamente va compreso il desiderio di mantenere la promessa fatta al Cavour nel '59 di un'Italia libera sino all'Adria tico e di salvaguardare quel poco che ancor restava dello Stato pontificio tacitando così le incessanti rampogne del partito clericale francese; ma non convien dimenticare, a mio avviso, che nei suoi ambigui e tortuosi atteggiamenti prevaleva la superba aspirazione di potersi assidere ad arbitro della difficile situazione e, conclusa la guerra, di poter raggiungere finalmente, mediante compensi territoriali, l'agognata frontiera renana. Ma le cose furon più grandi di lui. Non è il caso qui, poiché la via che dobbiamo intraprendere ha ancor lungo percorso, di riferire notizie ormai universalmente conosciute. Ci basterà ricordare che la Santa Sede anche stavolta, di fronte ad avvenimenti cosi agitati, si nutrì di vane speranze a proprio favore, il che ancora comprova la sua scarsa intuizione politica. Cosi della conferenza internazionale ideata da Napoleone approfittò per fare un nuovo appello alle potenze per la restituzione dei territori perduti e fece pure pratiche a Parigi onde i diritti pontifici venissero solennemente sanzionati; ma la conferenza falli prima che le pratiche fossero iniziate. Ma, peggio, sapendo della convenzione segreta tra la Francia e l'Austria del 12 giugno, ratificata il 23 dello stesso mese, cercò di dissuadere l'Austria dal passo grave che decideva, tra l'altro, delle sorti della Venezia, conquistata la quale, l'Italia avrebbe potuto impunemente preludere all'occupazione di Roma, e insinuava che, per lo meno, la cessione della Venezia fosse subordinata al ripristino del trattato di Zurigo. L'Austria con una risposta in apparenza cortese, ma in realtà subdola, diede le più ampie assicurazioni, hi guai cosa provocò nell'animo del papa soprattutto un senso di lusinghiera attesa, mentre all'incontro nel documento nessuna parola figurava sulle rivendicazioni della Curia romana e solo un cenno era fatto sull'obbligo di Vienna, nell'eventualità della sua vittoria, della intangibilità dell'attuale potere temporale.
L'Italia usci dalla guerra umiliata per il cattivo andamento delle sue operazioni, dovuto essenzialmente alla discordia nefasta dei capi del suo esercito, meglio preparato di quel che oggi ancora si dica, per la bisogna, e quasi sfinita finanziariamente e sommossa nell'interno dai contrasti dei partiti, contrasti che dureranno sino al '70, e da gravi rivolte popolari, come nel settembre a Palermo, non sobillate soltanto, come ancor si ripete, da qualche storico, unicamente dai borbonici o dal partito d'azione, ma determinate pure dalla miseria e dalla fame. Napoleone, sfiduciato per l'inaspettato esito della guerra (egli del trionfo dell'Austria nel conflitto era quasi sicuro) e preoccupato che l'esasperazione degli spiriti in Italia potesse turbare l'equilibrio politico, ritenne opportuno affrettare l'esecuzione delle clausole della Convenzione di settembre sul ritiro da Roma delle truppe francesi e sul trapasso del debito pubblico pontificio per la quota spettante al territorio annesso, la quale fu hi prima ad essere posta in considerazione. Poiché riguardo alla questione finanziaria la Santa Sede riaffermò che non sarebbe mai entrata in trattative con il Piemonte, l'imperatore decise di trattare lui direttamente con il governo italiano, dopo aver ottenuto dal cardinale Amimeli j, in seguito a ripetute cortesi richieste, che fosse inviato a Parigi il computista generale della Cantera Apostolica, co min. Guidi, profondo conoscitore del congegno finanziario pontificio, il quale fu di validissimo aiuto alla commissiono nominata da Napoleone per stabilire su basi sicure l'ammonterò globale del debito pubblico e il versamento di anticipo da parte dell'Italia di 20 milioni, versamento ohe, con gran rammarico della Curia, fu differito sin oltre il tristo episodio di Mentana. Le truppe francesi lasciarono Roma u scuglionl tra il 7 e il 12 dicembre, sostituite dalla legione