Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CIVICO <
> DI COMO
anno
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1964
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288
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Libre e periodici
dì A n libo, forma in di voluti tu ri, di coi non pochi, francesi (il che suscitò in Italia qualche fermento), accorsi numerosi per il fervore dato dai vescovi e dal clero. La partenza del presidio destò grande costernazione nei sudditi pontifici par la tema di pubblici tumulti, ma nulla vi avvenne di grave. Solo il Pontefice, a detta del Pirri, conservò la consueta serenità di animo e rivolse ai partenti affettuose parole di salato, che furon riprodotte su moltissimi giornali italiani e stranieri* ma che non piacquero all'Imperatore, perchè nessun ringraziamento aveva rivolto alla Francia per l'aiuto per tanti anni prestato Ila Santa Sede, anzi alcune sue frasi sardoniche parvero (dice il Pirri) oscuri presagi sull'avvenire della sua nazione. Nondimeno Napoleone, cui'premeva che tra Roma e il governo italiano si addivenisse presto ad una cordiale conciliazione, fece giungere alla Santa Sede insinuazioni e voti onde fossero riprese le trattative interrotte, e con lo stesso Vegezzi come fiduciario. Tale invero era pure l'intendimento di Pio IX, cui stava a cuore che fosse una buona volta risolta la vertenza circa le sedi vacanti. Con l'intromissione sagace del degno prelato monsignor Gharvaz si convenne di mandare a Roma, in sostituzione del Vegezzi che rifiutò l'invito, un magistrato integerrimo, il coram. Tonello, con piena soddisfazione del Re e dell'Imperatore. Ma neppure ora gli incontri furono improntati a migliore affabilità dei precedenti, e non si avanzò di molto pertanto sulla via della distensione. La stampa straniera, e specialmente quella ufficiosa francese che seguì il corso delle trattative con il più vivo interesse, faceva prevedere ai lettori una conclusione ottimistica delle conversazioni tra l'Anconcili e il Tonello; ma il fatto è che, superando non poche difficoltà, su cui il Pirri si sofferma con la consueta certezza di dati, fu possibile giungere ad un'intesa solo sulle 37 sedi che erano già state pubblicate nei concistori del 22 febbraio e 27 marzo del '67. Nel febbraio, mentre ancora si discuteva a Roma sulle sedi vacanti, il ministro Scialoia presentava alla Camera il famoso progetto sulla libertà della Chiesa e sulla liquidazione dell'asse ecclesiastico. La Santa Sede si pronunciò del tutto contraria confidando che altrettanto avrebbero fatto tutti i vescovi del mondo; ma anche alla Camera italiana non solo il progetto fu pure respinto, ma occasionò una vivace manifestazione di protesta della Sinistra con comizi popolari contro la libertà della Chiesa come atto di sottomissione al Pontefice, sì che il Re fu costretto a sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni, le quali furono dominate da un clima arroventato, E cominciarono da quei giorni sino alla breccia di Porta Pia gli anni più tristi per l'Italia dalla proclamazione del Regno. Gli avvenimenti, che dal Pirri sono narrati copiosamente e con salde documentazioni e (ciò che assai conta) nel complesso con imparzialità lodevole, non ci è concesso dalla tirannia dello spazio riferire neanche sommariamente. Ricorderemo soltanto che, successo al Ricasoli nel governo il Rattazzi, inviso a Napoleone e alla Santa Sede per i suoi errori del '62, gli stessi errori egli ora ripetè, con la indubbia, anche stavolta, connivenza del Re, permettendo a Garibaldi di avvicinarsi a Roma e d'inserirsi nel territorio pontificio con le funeste conseguenze che tutti sanno. E d'allora particolarmente la situazione nostra andò peggiorando, sul piano internazionale per le umiliazioni cui si andò incontro, specie da porte della Francia, inorgoglita per le meraviglie dei suoi chassepots, e sul piano interno per l'inasprirsi degli animi, poiché il problema di Roma andava purtroppo subendo un arresto, avendo Napoleone solennemente dichiarato che non avrebbe mai richiamato i rinforzi francesi sbarcati a Civitavecchia il 28 ottobre per soccorrere a Mentana i papalini. A ciò si aggiunga il crescente deficit finanziario, che impose necessariamente nuovi tributi dando motivo ad impulsi di tempestose reazioni delle class! meno abbienti. Naturalmente anche i rapporti con la Francia si fecero a mano a mano più tesi (con la Santa Sede furono senz'altro definitivamente rotti); e ciò spiega come sta naufragata nel *69 la triplice alleanza Francia-Austri a-Il alia cui l'Imperatore si era accinto con tanto fervore (il Menabrea richiedeva per la firma l'immediato ritiro delle truppe riti Roma e il non intervento francese nella questione romana) e, ancora, in contrasto con il desiderio di Vittorio Emanuele II, il rifinto del governo il 19 agosto del '70 del soccorso chiesto du Napoleone, por mezzo del principe Gerolamo, perchè si trovava in angustia nella lotta contro Berlino, rifiuto ohe, non vi e dubbio, deve aver influito sulla sno sconfìtta a Sedan fi 1 settembre Ma allora il governo era di già guidato, per fortuna