Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO CIVICO <> DI COMO
anno <1964>   pagina <289>
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Libri e periodici
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nostra, da due ministri dì più larghe vedute e di più. pertinace costanza, il Lanza e il Sella, ai quali spetta il merito, in quel linimento tra i più delicati della nostra vita nazio­nale, di aver provveduto, aia puro con la lesina, ad un circuivo miglioramento economico, ma anche, in parte almeno, ad una riabilitazione del paese nel campa morale, sicché fu possibile che anche il Parlamento funzionasse con maggiore serietà e maggiore prestìgio. Si ripete talvolta ancor oggi ohe il ministero Lanza-Sclla (come scrisse allora infuriato il Carducci) andò a Roma in ginocchioni . Non si può negare che il Re, nella sua lettera a Pio IX del 6 settembre, inviata per mezzo del conte Ponza di S. Martina, si sia espresso senz'altro con troppa umiltà; ma convien convenire che ìl governo si comportò con senso di responsabilità e con tattica diplomatica in modo da non ferire il mondo cattolico e da non suscitare qualche grave reazione degli Stati europei. A dire il vero, però, (e fl Pini ce ne offre le prove) l'occupazione di Roma, che si effettuò senza notevoli incidenti, ec­cettuato lo spiacevole episodio della Città leonina, lasciò quasi indifferenti le maggiori potenze. Solo la Francia la considerò come un'offesa al suo onore e alla sua dignità. Il Pontefice dimostrò, all'atto dell'entrata dei soldati italiani nella Città santa, una calma indubbiamente singolare sapendo frenare anche negli istanti decisivi la evidente emo­zione, ma per l'ultima volta ancora accarezzò la speranza che le corti europee, cui indi­rizzò una protesta per la violenza del governo italiano alla Santa Sede, cercassero al­meno con il loro intervento di costringere l'Italia a mitigare gli effetti del sopruso . Ma nessuno si mosse in suo favore, neanche l'Austria, la fedelissima, che, a dire del Pira, fu in quegli anni hi leva più potente clic decise il crollo del potere temporale. E di tutto il male, per giunta, si dava hi colpa maggiore, e con ragione, alla cocciuta ostinata intran­sigenza del cardinale Antonelli. Così la Santa Sede si trovò del tatto isolata. Pio IX, bencbè sollecitato da un gruppo di prelati, non volle muoversi da Roma né volle accet­tare l'offerta di Vittorio Emanuele II di un asilo tranquillo in qualche luogo, a sua scelta, del Regno; ma si chiuse prigioniero nel Vaticano continuando a dedicarsi alla sua opera di propaganda spirituale, allontanandosi cosi sempre più. da ogni contatto con la società buca. Su di lui l'opinione degli storici non è ancora oggidì concorde. Che sia stato, come Io definì l'Aubert, una figura nobilissima di sacerdote non pare a me cosa dubbia e credo pure che fosse fornito, contrariamente alla troppo rigida affermazione del De Remnsat, di una solida conoscenza teologica. Ma gli mancò piuttosto la cultura storica e filosofica necessarie, specialmente negli anni più torbidi e irrequieti in cui egli visse, per l'altìssimo compito cui Dio l'aveva destinato. Perciò egU non credeva mai una parola a tutto quello che si legge nella massima parte dei giornali , e, disinteressandosi di ogni no­vità politica, ignorò sovrattutto due realtà fondamentali: che i rivoluzionari italiani non erano né ingiusti né soverchiatori né agivano con la benda sugli occhi , ma agi­vano, a costo anche della morte, per il sacrosanto diritto dell'Italia di essere indipendente e una con Roma capitale; e che il territorio affidato ancora nell'Ottocento al Pontefice rap­presentava un anacronismo in contrasto con i tempi nuovi. Non si dimentichi al proposito che persino il cattolicissimo Manzoni (come attesta nelle sue Memorie , nel libro I, la figlia Vittoria Giorgioi Manzoni) cera convinto, assai prima del '70, che la perdita del potere temporale dovesse essere una misura provvidenziale per la Chiesa 1)
MARINO CIKAVEGNÀ
) A chi volesse meglio conoscere molte cose che io ho dovuto tralasciare o farne qui solo rapidi accenni, specie di politica internazionale, é consigliabile la lettura di due stadi, egregiamente condotti *tt sicure fonti diplomatiche, di Carlo Di Nola: La Venezia nella politica europea Sulla pace di Zurigo alta pace di Vienna, comparso sulla Nuova Rivista Storica nel 1961 (fascicoli II e III); e La situazione europea e la politica italiana dal 1867 al 1870 comparso pure nella stessa rivista nel 1955 (fascicoli II e III).