Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO CIVICO <> DI COMO
anno <1964>   pagina <290>
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290 Libri e periodici
GIOVANNI SPADOLINI, J repubblicani dopo l'Unità, 2a ed., aumentata con nuovi saggi sulla democrazia nell'età del postRisorgimento; Firenze, Le Monnier, 1963, in 16, pp, 182. L. 1.200.
Curiosa è da ritenersi, pur nella sua antica sostanziale bellezza, la storia dei repub­blicani dopo l'Unità. Terminata Pazionv pugnace, perduti sui patiboli o sui campi di battaglia molti tra i loro migliori, i repubblicani perdevano nel 1872 Mazzini, mentre si dispiegava l'organizzazione delle società operaie e di mutuo soccorso che sembravano capaci di vivificare di socialità il movimento, aprendogli quelle prospettive popolari che non gli potevano venire assicurate dai semplici circoli cospirativi o dalle congreghe di iniziati.
In quel! epoca i repubblicani appaiono nobilmente superstiti ai loro ideali. Intran­sigenza politica e intransigenza morale. Al Teatro Carlo Felice tra il 24 settembre e il 26 settembre 1876 le associazioni operaie votano, su istigazione delle società genovesi, il seguente o. d. g.: Le Associazioni operaie e democratiche affratellate dichiarano che non prenderanno parte alle elezioni politiche se non dopo la convocazione di una Costi­tuente Italiana che, sorta dai voti del popolo, confermi in esso il diritto del suffragio uni­versale . H valore di questo o.d.g. che superbamente dispregia ogni lusinga di potere può cogliersi solo se si considera che qualche mese prima la Sinistra era andata al governo, e si era cioè avuta la prima apertura a sinistra dell'Italia unita. Ma Il Dovere aveva puntualizzato dal punto di vista repubblicano, il valore dell'operazione che era stata condotta. Aveva infatti scritto: La Destra aveva posto l'argine alla corrente (delle forze popolari): quando questa stava per abbattere l'argine, la Sinistra monarchica venne in sussidio al sistema spezzando l'argine, ma deviando la corrente. Dov'era il fiume mi­naccioso lasciò il rigagnolo inoffensivo ... (3 febbraio 1877) .
Sdegnosi di fronte a quanto succedeva nell'Italia regia, i repubblicani e in parti­colar modo il rigoroso gruppo romano considerano l'ascesa della Sinistra non come una seria alternativa alla Destra, ma come un ricorso ad altre immoralità ed altri com­promessi che possano consentire alla Monarchia di proseguire sullo stesso sentiero. Invero, come lo Spadolini dimostra, la opposizione che i repubblicani conducevano era di fondo. La logica marxista non li aveva neppure sfiorati. Il loro ripudio dell'internazionalismo era totale. La loro diffidenza contro i fronti popolari assoluta. La loro negazione del socia­lismo combattiva ed ardente perchè nel nuovo movimento essi giustamente intuivano il concorrente di domani.
Sistematicamente i congressi dei repubblicani respingeranno le suggestioni di quanti vorrebbero abbandonare l'improduttivo isolamento, e partecipare, bandita ogni albagia, alla lotta politica, entrando in Parlamento, e inserendosi nel nuovo ordine per più stru­mentalmente combatterlo. Con calore Edoardo Pantano ai batterà per questa tesi, ma inutilmente. A un certo momento, visti inutili gli sforzi condotti all'interno del movimento repubblicano, la corrente possibilista si separerà, ed avremo i radicali nella vita politica e nel Parlamento..
Ma Bovio avverte la necessità del definirsi o sparire per i repubblicani, e, quasi ereditando da Alberto Mario, comincia ad articolarsi un nuovo partito repub­blicano che conserva sì il proprio rigorismo, ma non a scapito della consapevolezza dei propri doveri e interessi politici; che prosegue inflessibile nel proprio anticlericalismo, mn rafforza intanto il proprio senso religioso o comunque il dovere di rispettarlo in quanti ne hanno. Il Chiesi acutamente anzi si domanda: al Papa dobbiamo sostituire forse una Papessa ? (La Papessa sarebbe la filosofia massonica). Ma se questo facessimo - incalza dove se ne andrebbe la libertà di coscienza per la quale da sempre i repubblicani ri nono battuti ?
È con questi fermenti nuovi che i repubblicani si presentano al Congresso Nazionale tenutosi a Bologna il 1 novembre 1895 per il riordinamento del Partito. Può ben dirsi che nella città emiliana nasca il nuovo partito, quello che, senza nulla rigettare degli ideali e dei gusti romantici, della fedeltà eroica e intransigente, si risolve ad adottare una nuova