Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI ANTONIO
anno <1964>   pagina <354>
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354 Rocco Vincenzo Miraglio
più impegnato e il 21 da Ciorgun rientrò a Kamara, Ma anche il Ferrari dovette pagare il suo tributo alle malattie, che allora imperversa vano nel campo sardo: ricoverato dapprima nell'ospedale temporaneo di Balaclava, poscia a JeniKoi, non potè rientrare alla compagnia che il 3 agosto, in tempo, però, per partecipare alla battaglia della Cornata.
Al comando della 33a e della 37a dapprima rimase in seconda lìnea, pronto ad appoggiare la IV brigata, alle falde del M. Hasford, poscia ascese il monte degli Zuavi, per correre alla difesa; ma il nemico era già stato re­spinto. Più fortunata, la 33a potè battersi, inseguendo il nemico stesso in fuga; ma le elette doti di comandante valsero ugualmente al Ferrari la croce di cavaliere della Legion d'onore.
Il 28 settembre partecipò ad una ricognizione del terreno tra le posi­zioni sarde e l'estrema sinistra francese, spingendosi su Ciorgun ed Alsu, ma non vedendo che i piccoli posti dei cosacchi, con cui fu scambiato qual­che colpo; il 10 ottobre coll'intera brigata risali la valle dello Sciuliù. nel­l'intento d'agevolare con altre unità sarde il movimento di una poderosa co­lonna francese spintasi nella valle del Baidar per cercare se vi fosse strada per passare da questa nell'alta valle del Belbek e riuscire alle spalle dei Russi.*) Ben è vero che l'utilità di queste ricognizioni era scarsa, ma ser­vivano, se non altro, all'istruzione delle truppe e specialmente degli ufficiali cui porgevano il modo di studiare il terreno e di ben valutarlo in sede tattica.
Lasciata la Crimea e scontata la quarantena nel forte di S. Maria alla Spezia, la 37* e la 38a raggiunsero successivamente Genova e Savona: era il 27 maggio 1856. E qui per tre anni, conscio che nuove e ben più difficili prove attendevano l'esercito sardo, il Ferrari si dedicò con rinnovato entu­siasmo all'addestramento della sua compagnia, che nelle sue mani esperte divenne un docile e affilatissimo strumento.
Quando, finalmente, squillò la diana di guerra, il X btg., inquadrato nella 3a dfv. e addetto alia brig. Cuneo, non chiese di meglio che di misurarsi col secolare nemico. L'occasione tardò, ma finalmente il 30 maggio rice­vette a Vinzaglio il battesimo del fuoco. Girata e rimossa la barricata, che sbarrava il ponte sul cavo del Lago, e occupato il paese, ne raggiunse lo sbocco orientale alle calcagna dei difensori: qui rifulse il valore del Ferrari, che, forzatane la porta alla testa d'una diecina di bersaglieri, si gettò nel cimitero e lo difese contro forze preponderanti. Che se in un secondo tempo, per non essere tagliato fuori, ravvisò la necessità d'abbandonarlo e chiese rinforzi, non appena sopravvenne di corsa la 40 v'impegnò una furibonda mischia, ne sloggiò definitivamente il nemico e si lanciò alFinseguiniento, meri­tando la sua seconda menzione onorevole.
Lo attendeva l'imperitura gloria di S. Martino, dove il X btg. il 24 giu­gno, dapprima frazionato, poi riunito, si prodigò sin dalle prime ore, soste­nendo in un primo tempo le truppe in ricognizione agli ordini del Igt. col. Raffaele Cadorna, concorrendo tu un secondo all'attacco sferrato dalla brig. Cuneo e in un terzo movendo all'assalto colla brig. Casale, allorché il Iti e rV*/12, sostentiti dal II, attraversarono il piano sotto il più vivo fuoco di artiglieria e di fucileria, s'impadronirono delle cascine- occupate dal nemico,
L) C. MANFREDI, op. ci*., p. 217.