Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI ANTONIO
anno <1964>   pagina <357>
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iLa medaglia 'd'oro Antonio Ferrari 357
arrestò a cento metri dal nemico, tutti sentirono il bisogno di vederlo, nes­suno volle essere secondo ad ascoltarlo.
Fieramente diritto sul suo buon cavallo, in prima linea tra le due schiere, lo sguardo fisso sul punto, ove si slancerà co* suoi, fatto immediatamente segno a una tempesta di palle, egli comandai Battaglioni alt ! Zaini a terna! Cinque minuti di riposo 1 . Intanto incita tutti, sdegnandosi con co­loro, che ai fischi dei proiettili abbassavano il capo, e coll'esempio più, che colla parola infondeva fiducia e sicurezza in ognuno. I cinque minuti furono ridotti a tre: non sarebbe stato prudente attendere. Guard'a voi ! tuonò la voce del prode colonnello. Alla baionetta!. Un Savoia! unanime e ter­ribile rispose a quel comando; i cento metri furono superati in un attimo ed i nostri, arrivati sul ciglio, poterono scorgere sul nudo pendio della collina, a breve distanza, il nemico, che, confuso e disordinato, n scendeva a preci­pizio per cercar rifugio nel bosco della valle sottoposta Così poco più di 900 Italiani, trafelati per la salita ripidissima, ricacciavano un numero presso­ché doppio di Austriaci, esaltati dalla certezza di tenere già in pugno la vit­toria, perchè in loro il Ferrari, anima di fuoco, spirito giovanile d'autentico bersagliere, aveva saputo trasfondere tutto il suo valore. Gli Austriaci, rior­dinatisi al sicuro nel bosco, tentano un contrattacco con dodici compagnie, sostenute dal fuoco di 48 cannoni, ma sono nuovamente respinti dopo breve lotta, riparano alquanto disordinati nella valle e non si riuniscono che a Mazzo le.
1 due battaglioni del 64 erano così rimasti definitivamente padroni della posizione, liberando una cinquantina di granatieri, recuperando tre dei cin­que cannoni, che la 3a div. aveva dovuto abbandonare al nemico per man­canza di cavalli, e facendo parecchi prigionieri. II col. Ferrari spinse subito i suoi uomini più avanti, lungo il versante nord di M. Croce verso i Vegruzzì di fronte al Boscone, schierando il III btg. a sinistra, il II a destra e disten­dendo la lla cp. sul fronte in cacciatori. Poco dopo il 111/63, lasciati gli zaini a pie dell'altura per saure più rapidamente, andò a schierarsi a destra del 11/64, e cosi pure il VI btg. bersaglieri a destra del 111/63, passando agli ordini del Ferrari: erano le 10 alTincirca. Prima 56, poi 48 e finalmente 72 pezzi in batteria nel bosco dei Fitti o nelle sue immediate vicinanze rivolsero il loro tiro contro i nostri mal riparati e schierati luugo un pendio, che permetteva al nemico d'individuarne esattamente la posizione: fortuna­tamente, però, scoppiava soltanto una piccola parte dei proiettili, che altri­menti le nostre perdite sarebbero state ben più gravi.
H sole dardeggiava infocato su quelle alture prive di un sol filo d'erba, il caldo era spossante, la sete ardeva le gole e la fame non dava requie, poi­ché dal giorno prima nessuno aveva preso nutrimento, né a tale stato di cose si poteva porre riparo, perchè si erano abbandonati gli zaini al momento dell'assalto. Insomma la posizione presa con tanto slancio al mattino, ba­gnata con tanto sangue generoso era diventata una posizione d'inferno, sia che il bronzo nemico tacesse o ci salutasse col suo cupo fragore.1)
Quel giorno il Ferrari, oltreché avveduto e arditissimo uomo di guerra, apparve ai suoi fortunatissimo: pareva che la morte gli folleggiasse d'attorno
*) G. DE ANTONIO, art. cit.