Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI ANTONIO
anno <1964>   pagina <358>
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358 Rocco Vìncueo Miraglio.
e ch'egli quasi ne fosse cosciente, poiché tanto se no curava quanto so fosse stato ben certo che la sua ultima ora era ben lontana. Passato il momento più grave e più pericoloso, verso le 14 era sceeo da cavallo e aveva chiesto refrigerio alla scarsa ombra, che potevano proiettare i resti d'un affusto sfra­cellato, il capo rasato coperto da quel nero tubo infocato, ch'era il kepi di allora. Poco dopo, però, sia che se ne stancasse, sia che molto più probabil­mente non gli garbasse di starsene all'ombra, mentre i suoi uomini soffri­vano del solleone ardente, s'era tolto di la. In quel momento una granata, che passò sibilando sulla sua testa, richiamò la sua attenzione: voltosi a guardare ove scoppiasse, potè constatare come la fortuna lo avesse assistito, poiché dal punto, ch'egli aveva allora abbandonato, si levò con fragore im­menso un nembo di terra e di schegge e da quel nembo, brutto di polvere e grondante di sangue, emerse un fante della 3a cp., Francesco Antonio Samuele da Àtri nel Teramano, che colla destra sorreggeva il braccio sini­stro, quasi interamente spiccato dal busto: fattosi incontro al suo colonnello, vincendo l'atroce dolore, abbandonava il membro offeso per salutare e gli chiedeva il permesso di ritirarsi. Meraviglioso soldato!
Verso le 15 il rgt. Maroicic, fresco di forze e di ristoro, veniva a ten­tare l'ultimo sforzo contro le truppe agli ordini del Ferrari, stremate ed esau­ste per la fame, per la sete, per il caldo.
Oltrepassata Ca' del Sole, scendeva al coperto nel Boscone, attraversava d'impeto la valle di Staffalo e saliva celermente l'erta di M. Croce, gettan­dosi sul IU/630, che, essendosi nel frattempo disteso in catena, lo accolse con fuoco ben nutrito; poi, fatta massa, lo contrassaltò bravamente alla baionetta.' Ma l'urto di quei valorosi non valse a trattenere Fondata teni­bile d'una forza quasi sei volte superiore, cosicché il battaglione dovette retrocedere, sempre bersagliato dall'artiglieria, che, poco prima del nuovo attacco, aveva raddoppiato di furia e d'intensità. La ritirata si compiè nel massimo ordine, contrastando il terreno palmo a palmo, facendo parecchi prigionieri e dando anche modo ad una sezione di artiglieria, che s'era spinta troppo innanzi, di ritirarsi .2)
Poco dopo, però, il col. Ferrari, approfittando dello scompiglio, che ave­vano prodotto nelle file del rgt. Maroicic l'urto sostenuto e il fuoco di fianco del II e IY/63, con una conversione a destra l'assali alla baionetta con estrema energia. Infine il 111/63, riordinatosi, contrassaltava insieme col VI btg. bersaglieri, cosicché il rgt. Maroicic. che avanzava a bandiera spiegata, attaccato di fronte e di fianco , cominciò a balenare, poi ripiegò, inseguito per un buon tratto lungo il pendio. Era questo l'ultimo sforzo, che si poteva chiedere a queste valorose truppe, tanto più che già si profilava la minaccia di un aggiramento della loro sinistra. Il Cugia ordina pertanto la ritirata della 8* div. ed a proteggere tale movimento nel settore nordovest lascia il Ferrari coi battaglioni a* suoi ordini e coll'8a btr. Assalito con impeto da un nemico fresco e numeroso, reso ardito dal successo, egli per ben tre volte riusci a respingerne gli assalti; vista, infine, l'impossibilità di protrarre la resistenza, privo del sostegno dell'artiglieria, che s'era già ritirata, e certo d'aver degna­mente assolto il grave compito affidatogli, dette egli pure verso le 17,30 il se-
l) C. DE ANTONIO, wt. cit.