Rassegna storica del Risorgimento

SOCIALISMO PARMA 1870-1875; SOCIALISMO PIACENZA 1870-1875
anno <1964>   pagina <370>
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370 Giuseppi' Berli
NelPesposizione del Manacorda dèi due Congressi dell'Internazionale socialista anarchica rivoluzionaria di Rinùni (1872) e di Bologna (1873), non vi è alcun cenno circa la presenza e razione dei delegati parmensi.1)
Le vicende del mondo operaio contadino nell'Alta Emina, esercitano un ruolo socialc-politico non indifferente per l'economia italiana centro-setten­trionale. Eppure il Preti, nello studio dell'ambiente agricolo padano, all'indo­mani dell'unità nazionale, trascura gii ex Ducati nostri. Accenna alle varie fasi dell'azione mazziniana, bakuniniana rivoluzionaria, socialista evoluzionista del Costa, ma astraendo dalle zone che c'interessano direttamente.
Pochissimi anche gli studiosi locali che si occupano del quinquennio in esame. Il Riguzzi8) colloca il suo pregevole studio monografico fuori dal periodo qui esaminato, pure utilizzando dati e fonti locali interessanti. Le memorie del Musini, pubblicat e a cura di Sosio, *) pongono in risalto il centro operaio di Fidenza, tra i più attivi d'allora, che potrebbe essere stato ponte di passaggio all'azione piacentina, data l'immediata vicinanza. L'interesse dell'autore si rivolge alla pubblicazione del giornale II fidentino (agosto 1876-maggio 1877), che, per il nostro periodo presenta qualche interesse solo nell'anno 1869-70. Soltanto il Merli 5) ricerca fonti, studi, sul primo movimento operaio parmense attinenti al periodo in esame e traccia un primo, breve profilo del democrati­cismo operaio italiano avendo presente anche l'apporto locale, se pure non tanto esplicitamente.
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L'unità nazionale si era realizzata entro una società in trasformazione. Il mondo rurale già si differenziava fra ambiente mezzadrile e conduzione pater­nalistica, nella quale, però, la popolazione non era pia completamente soddi­sfatta dalle tradizionali forme di produzione. Prendeva corpo la questione agra­ria, che successivamente sarebbe diventata coscienza di cambiamento, lotta di classe, problema politico generale. La economia agricola non irrigua veneto-emiliana era in minorità di fronte a quella lombarda, e la mezzadria resisteva specie per la riluttanza dei proprietari ad assumere nuove forme di conduzione. Ancora nel 1881 in Emilia per ogni 1000 abitanti il 117,7 era di coloni parziari, contro i 50,18 della Lombardia. I proprietari coltivatori costituivano ima vasta categoria con il fondo spesso esuberante rispetto alla forza-lavoro della famiglia richiedenti mano d'opera estranea; i minuscoli proprietari, invece, erano costretti a cercare lavoro fuori, simili, in ciò, ai braccianti avventizi. Essi, sempre se­condo il censimento dcll'81, in Emilia erano 190.299 su un totale di 243.093 operai. Mentre la popolazione cresceva, l'industria non l'assorbiva per il suo lento sviluppo: si formava, così, una classe vasta, aperta a tutti i lavoratori senza terra. Dopo un qmndicennio l'organizzazione di elasso nelle campagne
*) Gr. MANACORDA, 17 movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (1853 2892), Roma, 1953, pp. 82-93.
s) L. PRETI, Le lotte agrarie nella valle padana, Torino, 1955.
3) 8. .RicxjzzT, Sindacalismo e riformismo nel parmense, Bari, 1911.
*) L. MUSINI, Da Garibaldi al socialismo, Milano, 1961.
s) S. MERLI, La democrazia radicale in Italia (1866-1898), Fonti per lo studio del pruno movimento operaio parmense. Inventario e descrizione dell'Archivio di Gabinetto della Prefettura di Parma (1860-1890), in Movimento operaio, 1955, n. 1.