Rassegna storica del Risorgimento

SOCIALISMO PARMA 1870-1875; SOCIALISMO PIACENZA 1870-1875
anno <1964>   pagina <371>
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Gli inizi rivi socialismi /mrmt'itse-piuceritinn (1870-1875) 371
emiliane era un fatto reale e non perchè- il proletariato agricolo si spostasse dalla bassa Lombardia all'Emilia. Ormai le masse bracciantili erano unite e numerose. Anche la politica del padronato agricolo portava alle prime agitazioni, e s'andava formando un socialismo rurale emiliano nell'ambiente romagnolo, reggiano, parmense. La stasi agricola del 1870-1900 e l'inerzia dello Stato, anche per la crisi liberale, favoriva il trasferirsi dell'associazionismo nel marxismo e da questo nel futuro socialismo partitico.
Se la base economica italiana poggiava sulla produzione agricola tra il 1861 e il 1880, gli anni del 60-70 erano pure quelli della preparazione industriale per la infrastruttura di ferrovie, strade, canali ed opere varie Il capitale neces­sario era tolto dall'estero, ma anche dall'agricoltura mediante risparmio volon­tario e tasse, apprestando così un'accumulazione di capitale per la creazione dei servizi. Tale processo si compiva grosso modo fra il '60 e l'80, per attuare lo slancio industriale successivo tra 1*80 e i'87. Da allora si chiudeva l'accumula­zione primitiva del capitale. La nostra industrializzazione era, tuttavia, all'ini­zio assai arretrata, con già una differenza del 15-20 nel reddito pro-capite fra Nord e Sud. Vi contribuiva la produzione del settore agricolo medio a prezzi correnti, che aumentava del 62 fino al 70 , iniziandosi poi un periodo di comportamento misto, ossia aumento produttivo, ma ad un tasso pia basso. La produzione industriale, invece, negli anni '60-'72 aumentava soltanto del-1*1,7 per crescere nell'80. *) Nell'insieme l'inchiesta fatta nel '78 presentava una stagnazione economica. La distribuzione della popolazione attiva in Italia settentrionale era allora la seguente: agricoltura 60,3 , industria 22 , tra­sporti 1,5 , commercio 1,3 , varie 14,9 . Se la mano d'opera era prevalente­mente rurale, nel quadriennio '71'75 il volume degli investimenti per impianti industriali e macchine era, però, del 48,1 su un totale di 4.672 milioni. La poli­tica finanziaria governativa tanto della Sinistra, quanto della Destra, formate da proprietari, benestanti, censiti, tendeva allo sviluppo del capitalismo accen­trato nelle città. Se il corso forzoso dello Scialoja nel '69 salvava le finanze ita­liane favoriva anche il movimento capitalistico dei gruppi industriali del Setten­trione e della Banca Nazionale con l'attuare il passaggio allo Stato imprenditore. Il piano finanziario del Sella, esposto nel marzo del *70, ribadiva la concentra­zione capitalistica acuendo il conflitto con le classi sociali meno abbienti, donde lo spettro della rivoluzione e l'inizio nel '73 in tutta la penisola degli scioperi culminati nelle sommosse del '74.
Insieme al regime liberalistico, contribuiva al disagio la crisi borsistica austroungarica del '73 che determinerà il crak nel '73-'74, per il quale Minghetti appresterà la legge sul riordinamento bancario del 30 aprile 1874 rimasta a lungo nell'ordinamento bancario italiano.
Il Ministero dell'agricoltura, industria e commercio, faceva un'altra rela­zione sulle condizioni rurali in apporto alla politica finanziaria, *) ma il contadino e l'operaio erano assenti dalle inchieste governative, alle quali sfuggivano la crescente qualificazione classista contadina, il passaggio dalla piccola alla media
*) Atti del Comitato deWInchiesta Industriale* Deposizioni scritte, Roma, Stamperìa Reale, 1872-74, voi. III.
2) Ministero Agricoltura, Industria, Commercio. Relazione intorno alle condizioni d'agricoltura in Italia, Roma, 1876-79.