Rassegna storica del Risorgimento

SOCIALISMO PARMA 1870-1875; SOCIALISMO PIACENZA 1870-1875
anno <1964>   pagina <400>
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400 Giuseppe Berli
dirìgenti delle Associazioni prima d'iniziare il Congresso democratico. La Plebe polemizzava col Raffo, il quale rispondeva: he dissenzioni più gravi e più dannose sono state sollevate dalle discussioni e dalle polemiche private e pubbliche dei capi e degli organi principali ; lasciando ad essi tale inca­rico, si correva il rischio di dare maggiore alimento alla fiamma della di­scordia .l)
L1Internazionale italiana, verso la fine del *75 sosteneva la sua dipendenza dall'Ufficio centrale e da Lugano venivano le istruzioni alle sezioni poiché in Svizzera vi erano Nabruzzi, Dondi, Zanardelli. mentre la fedeltà del Ter­ragni era ormai in discussione. Le autorità continuavano a considerare anar­chici, repubblicani, borbonici, clericali sotto il denominatore comune della ostilità al Governo. Le Società operaie mantenevano la loro efficenza; men­tre la liquidazione sociale degli anarchici era rimasta un tentativo, l'in­certezza dei mazziniani cresceva insieme con la loro contraddizione poiché, mentre invocavano leggi, volevano astenersi dall'attività politica ed elet­torale. 3) Eravamo ormai nella fase di passaggio al socialismo democratico.
Gli internazionalisti italiani vedevano nell'agosto del 1874 il crollo dei loro piani rivoluzionari con la ruga di Bakunin in Svizzera e con i susseguenti processi del 1875 e del 1876 a Bologna, che rafforzavano l'autorità del Costa. Allorché, nel luglio del '76, le Sezioni emiliane dell'AXL. si univano alle sezioni e federazioni romagnole nel II Congresso regionale a Bologna, deli­beravano di astenersi dalla politica. Rimanevano ferme le posizioni antico-munisteautoritarie e quelle emancipazionistiche popolari, ma si permetteva ai legalitari milanesi di rimanere nella Federazione italiana;3) è chiaro che anche qui, come tra i mazziniani, s'andava generando il legalitarismo.
L'alternativa al movimento operaio socialista era costituita dai catto­lici, i quali avevano in comune l'opposizione al Governo liberale moderato sebbene per motivi diversi da quelli socialisti. Il Sillabo, richiamando docu­menti pontifici antecedenti, smentiva che lo Stato, come quello che è ori­gine e fonte di tutti i diritti, gode un certo suo diritto del tutto illimitato e che la dottrina della Chiesa cattolica è contraria al bene e agl'interessi della umana Società . Gli intransigenti erano fermi sul principio religioso e i diritti del romano pontefice, i transigenti invece prendevano in considera­zione il principio politico nazionale. È noto come dopo il '60 in Bologna si tentasse di costituire un partito cattolico intransigente congiungendo i due principi politico-sociali e come il tentativo si concretasse sci anni dopo con l'Associazione cattolica italiana per la difesa della libertà della Chiesa. Parma e Piacenza avevano subito costituite le direzioni locali del movimento, stron­cato poco dopo dalla legge Crispi del 12 maggio 1866. Sempre a Bologna, però, nel '67, l'Acquaderni costituiva la Società della Gioventù cattolica ita­liana; il groppo bolognese appoggiava gli intransigenti veneti per il loro Congresso regionale, ma avrebbe voluto il I Congresso cattolico nell'ottobre 1871, prima di quello romano del movimento operaio socialista. Il gruppo
1) Progresso, n. 11, N, 14 gennaio 1874.
2) Relazione della Commissione direttiva sui quesiti proposti alla discussione del XIV Congresso generale delti Società operaie italiane, Roma, 1876.
3) Atti del Congresso delle Sezioni e federazioni della Romagna e dell'Emilia, Bologna, 1876.