Rassegna storica del Risorgimento

SOCIALISMO PARMA 1870-1875; SOCIALISMO PIACENZA 1870-1875
anno <1964>   pagina <403>
immagine non disponibile

Gli inizi del socialismo par mense-piacenti no {1870-1875) 403
olla possibilità del rinnovamento religioso e politico d'Italia con. accento rosminiano o giobcrtiano al tempo stesso. Egli morirà nel 1867 e i contrasti tra i laici e clero si manifesteranno chiaramente nel periodo di vacanza epi­scopale (1867-71). Sembra che alcuni sacerdoti cremonesi non accettassero il Sìllabo, volessero (masi una formazione civile del clero e fossero ostili al potere temporale. L'altro atteggiamento sarà quello seguito da mons. Gere­mia Bonomelli succeduto al Novasconi nel dicembre del 1871. Il Guindani, che si era mantenuto riservato e dedito all'insegnamento della teologia dog­matica nel Seminario, veniva ora nominato Rettore e Vicario Generale. Egli seguiva con trasporto e comprensione l'orientamento aperto ai tempi, ma si manteneva su posizioni di prudente serietà. Mons. Bonomelli era tutto intento, in quella prima fase del suo episcopato, ad affermare la libertà ecclesiastica di fronte ad ogni intromissione laica o politica. Mons. Guindani seguiva lo orientamento del Bonomelli, che era anche quello di mons. Antonio Ranza, vescovo di Piacenza. Questi aveva diviso la sorte con mons. Cantimorri e nell'ultima sua fase del suo ministero episcopale, finito nel 1875, poneva spe­cialmente l'accento sulla profonda interiorità dell'amore nella sua espres­sione di fedeltà alla Chiesa e di carità nei rapporti sociali anteposta all'odio di classe e alla persecuzione politica. Tale vincolo era l'anima di ogni convi­venza sociale in equità e giustizia, era l'alimento della libertà esterna prove­niente dalla libertà della coscienza personale. Gli succedeva mons. Giambat­tista Scalabrini, legato per affetto, formazione ed orientamento a mons. Bono­melli; fin dall'inizio del suo episcopato si preoccupava vivamente per le condizioni sociali disagiate del popolo, specie quello montanaro, costretto ad emigrare. Si pensi che nel solo piccolo comune montano di Ferriere uno specchio statìstico dava, dal 1870 al 1876, una emigrazione all'estero sui 250, e all'interno, per lavori stagionali, sui 2700. *)
Allora anche a Piacenza le forme tipiche sociali erano la Conferenza di S. Vincenzo, le Società di Mutuo Soccorso, gli oratori per i figli del popolo. La prima, ad esempio, sorta sin dal 1853, aveva aperto un ricovero per orfa­nelli dopo il colera del '56, e gestiva cucine economiche con pasti giorna­lieri gratuiti, che nell'inverno del '74 giunsero Bino a 1600; i fondi economici erano amministrati dai conti Giambattista Volpelandi e Carlo Tedeschi. Invece la prima Società di Mutuo Soccorso per Piacenza e Provincia, fondata nel 1862, non era né emanazione di cattolici organizzati, né riservata ad operai; infatti potevano iscriversi esercenti arti, liberali, impiegati, negozianti, com­messi, negozianti capiarte, capi mestiere. 2) Quella per operai piacentini era già sorta nel 1861 e l'altra cattolica per operai sorgeva poco dopo. Il Circolo S. Giuseppe della Gioventù cattolica piacentina nel 1872 apriva un Gabi­netto di letture cattoliche e di conversazione per soci diretto da Don Ghe­rardo Casella, Nel 1873, per le diocesi parmense e piacentina, usciva il setti­manale cattolico II Verìdico, periodico religioso, letterario, politico, che poteva vantare la benedizione di Pio IX: Benedicat vos Deus et opus incoeptum
*) L'Eco di Val mire, Organo della Società di Mutuo Soccorso di Ferriere, n. 1, luglio 1877.
2) Società di Mutuo Soccorso per Piacenza e sua Provincia, Resoconto Gestione 1875, Piacenza, 1876.