Rassegna storica del Risorgimento

SOCIALISMO PARMA 1870-1875; SOCIALISMO PIACENZA 1870-1875
anno <1964>   pagina <404>
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404 Giuseppe Berti
Ut strenue praeliari possitis pradia sua . ') Si doveva difendere la verità cattolica, richiamare al dovere e alla speranza il popolo, far rinascere il sen­timento cattolico, ma anche tenere presente che nelle campagne vi era la agricoltura da perfezionare , nelle città da accrescere l'industria, il commer­cio e la scienza, e nell'uno e nell'altro luogo da mantenere vive le credenze .a' Un segno della sensibilità sociale cattolica piacentina si può ritrovare nelle proposte espresse al Congresso di Venezia da Giambattista Volpelandi nel giugno 1873, quando affermò che specialmente alla dasse povera ed ope­raia bisognava provvedere con associazioni adatte, per la necessità di for­mazione religiosamorale, la preservazione dall'odio di classe, l'avvicinamento reciproco tra potente ed operaio, la difesa del lavoratore in tutte le sue esi­genze. Per questo erano necessari circoli operai diretti da una commissione alle dipendenze del vescovo, con un direttore ecclesiastico , con uno sta­tuto teso a un triplice scopo: materiale ossia economico, morale e religioso.
I cattolici nella loro attività sentivano il cambiamento e la forza crescente che il mondo operaio stava acquistando e cercavano l'organizzazione adatta per dare alle classi lavoratrici un orientamento diverso da quello liberale e socialista. Ma ancora rimaneva da percorrere molta strada per trovare chia­rezza di idee, articolazione dei mezzi e soprattutto per collocare le classi dentro alla comunità con ima fisionomia loro propria, presupposto indispen­sabile alla collaborazione. Vi era in atto il pronunciamento del corporativismo, s'iniziava il sindacato, ma non s'intravedeva ancora che occorreva partire da quest'ultimo per impostare la collaborazione.
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Alcune idee espresse del decennio 1860-70 prendono ora consistenza, come l'ideologia socialista, l'apporto della funzione cristiana nel progresso, la modificazione del concetto tradizionale di libertà non tanto in teoria quanto nei rapporti immediati. La stessa pratica amministrativa va spostandosi verso la funzione di pubblico servizio con particolare sensibilità del disagio di alcune classi o strati sociali anche se vien mantenuta nell'ambito paternalistico.
II fatto amministrativo spinge al rapporto tra capitale e lavoro operante in molteplici espressioni di socialità quali la formazione del socialismo rurale, la sperequazione dei prezzi, le condizioni del mercato di lavoro, l'unità e l'ordine delle categorie minute, che erano state legate prima dal m azzinia-nesimo e poi, ancora più, dal garibaldinismo. Il disagio economico stimola la unione, dall'unione emerge la necessità politica. Tale sviluppo è insito nelle ulteriori fasi del movimento operaio. Dall'associazionismo del '60-'7O, si passa alla lotta di classe, e successivamente all'anarchismo, al marxismo con la tendenza unificatrice nel fronte socialista democratico del lavoro. In defini­tiva il movimento operaio piacentino sorge da tre fattori: instabilità econo­mica della classe lavoratrice, tendenze social-politiche del Congresso par­mense nel '66, opposizione ai datori di lavoro. Lo Stato con i suoi Prefetti resta al vertice, si ritiene il solo custode dell'ordine e della legge; non già
J) II Veridico, n. 1, Parma, 4 gennaio 1873. 2) Ibidem.