Rassegna storica del Risorgimento

DE CAPRARIIS VITTORIO
anno <1964>   pagina <410>
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AMICI SCOMPARSI
VITTORIO DE CAPRARIIS
Con Vittorio de Caprariis è scomparsa, il 17 giugno u. s., una delle intelli­genze più. alte che potesse vantare la generazione affacciatasi alla vita intellet­tuale e politica intorno al 1945} fra le rovine della sconfitta e le speranze di una nuova vita di libertà. Di quella generazione egli visse una delle esperienze più. importanti e più caratteristiche in seno ai gruppi giovanili napoletani che si acco­starono a Benedetto Croce negli anni in cui il filosofo veniva elaborando le più mature formulazioni dei nuovi ideali culturali e politici dell'antifascismo; e attra­verso Croce e Omodeo egli si riallacciò alla grande tradizione del pensiero meri­dionale, di cui riprese soprattutto l'ispirazione profondamente liberale e la co­scienza dei grandi valori della cultura europea. Sullo sfondo della arretratezza e della inconsistenza di tanta parte della società meridionale, questa posizione era già di per sé una intransigente e polemica affermazione di valori morali e politici: ma in de Caprariis tale polemica non si nutrì mai da una presunzione di superiorità al paese, traendo invece lo stimolo da un filone profondamente radicato nella migliore realtà del Mezzogiorno, qual'è stato appunto lo stori­cismo liberale. E alla storia intesa come storia della libertà, a questa intuizione profondamente umanistica del mondo e degli uomini, egli rimase legato fino all'ultimo, con una fedeltà non mai acquietata e passiva, ma fatta di continuo rinnovamento e di ricerca, di sforzo costante di tradurre l'erudizione e la storia in realtà operanti della vita presente. Fochi, in realtà, e forse nessun altro della sua generazione, hanno sentito così vivo il nesso tra storia e politica e, soprat­tutto, hanno fatto tanto per attuarlo concretamente nel proprio lavoro e nella propria vita. Fin dal suo primo libro, su Francesco Guicciardini (1950), quel nesso stava al centro della ricerca: ed egli ne ricavava l'impulso ad una originale ricostruzione del pensiero storiografico dell'autore della Storia d'Italia, in cui vedeva culminare la delusa esperienza politica dell'uomo di Stato e del diplo­matico: una delusione che nasceva non tanto dal fallimento individuale di colui che tradizionalmente era rimasto l'uomo del particolare , ma dalla sofferta sconfitta di tutto un sistema politico. H Guicciardini che veniva così delineato era ben diverso da quello desauctisiano, espressione e simbolo della corruttela italiana del Rinascimento; e il libro, che nella intransigente audacia della tesi e nella recisa posizione assunta sul valore dei Ricordi come fonte del pensiero politico e storiografico del Guicciardini non mancò di suscitare vivaci discussio­ni, aprì eertamente una nuova fase negli studi guicciardiniani, introducendo, in una tematica che appariva quasi cristallizzata, elementi nuovi tuttora ben lungi dall'essere esauriti.
Agì certamente, nclTavviarc il giovane storico agli studi rinascimentali l'influenza di Federico Chabod, direttore in quegli anni dell'Istituto Italiano di Studi Storici in Napoli, il cui magistero è quello che più specificamente si avverte nella formazione scientifica di de Caprariis, sulla scia della grande ispi­razione crociana. Ma non si trattò, per de Caprariis, di un interesse solamente