Rassegna storica del Risorgimento

DE CAPRARIIS VITTORIO
anno <1964>   pagina <411>
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Amici scomparsi
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accademico e scientifico. Machiavelli, Guicciardini, il Rinascimento, lo porta­vano all'origine del pensiero politico moderno, al processo cioè in coi erano ma* turati gli incunabuli del pensiero liberale. Era questa una vicenda che faceva tutt'uuo con la storia della Riforma, con i suoi riflessi nel mondo europeo del Cinque e Seicento: e in questo intreccio si fondevano problemi di storia reli­giosa culturale e politica, a comporre il gran quadro da cui dovevano nascere le moderne idee della tolleranza religiosa e politica e dello Stato liberale. Da ciò l'ampliarsi della problematica del giovane storico dal Cinquecento italiano a quello europeo: i lavori su Erasmo, su Gabriel Kaudé, su SaintEvrémond e in genere sul problema dei libertini , fautori dapprima di una spregiudicata li­bertà di pensiero accompagnata al culto dell'assolutismo statale, per poi giun­gere, con la seconda generazione, alla teorizzazione della libertà politica. Da ciò anche i lunghi soggiorni di lavoro e di ricorca a Parigi, divenuta, dopo Napoli, la seconda grande tappa nel cammino ideale e nell'esperienza di de Caprariis. Frutto maggiore e più maturo di quest'ordine di studi, il volume su Propaganda e pensiero politico in Francia durante le guerre di religione (1959); certamente l'opera storica più importante che de Caprariis abbia lasciato. Fondata su un'am­pia e minuta ricerca, sorretta da un vastissimo apparato di erudizione, in cui sono messi in valore dati tratti da una pubblicistica disparatissima e per gran, parte anonima, fino allora scarsamente utilizzata, l'opera ebbe subito alti rico­noscimenti e vasta eco nel mondo scientifico internazionale, che le assicurano una duratura validità in quel settore importantissimo di studi. Il lavoro era nato dapprima come uno studio sul pensiero politico del Bodin; ma si allargò poi a una indagine della complessa vicenda del pensiero politicogiuridico fran­cese della seconda metà del Cinquecento, del dibattito culturale che ebbe a pro­tagonisti, accanto a Bodin, Claude de Seyssel, Loys Le Boy, Bernard Du Hail-lan, Francois Hotman, Etienne Pasquier; e si estese quindi a un ambito ancora più vasto. Mi sembrò chiaro avvertiva infatti de Caprariis in apertura del volume che non si potesse prescindere dal germogliare nell'opinione pubblica calvinista di spunti politici nuovi rispetto all'ortodossia ginevrina e insieme dal permanere di certi dati fondamentali dell'atteggiamento politico di Calvino,, dalla ripresa, da parte dei protestanti, per ragioni immediate, di motivi tradi­zionali del vecchio costituzionalismo francese, dal lento formarsi, nelle vicende di una lotta terribile, di un'ideologia politica ugonotta, dalla polemica poli­tica di parte cattolica. Era, insomma, tutto il processo di sviluppo del pensiero politico e della pubblicistica politica francese che veniva in primo piano. A que­sto modo, quel che in un primo tempo avevo pensato dovesse essere solo lo sfondo del mio tema ha finito col diventare esso stesso il tema, e il libro che avevo in animo di scrivere è diventato profondamente diverso .
Processo caratteristico, questo, che definisce i tratti più specifici della atti­vità di storico di Vittorio de Caprariis. Che fu, certo, studioso del pensiero poli­tico, attento agli svolgimenti teorici e ai nessi di pensiero tra i grandi momenti della speculazione politica: ma che fra le due possibili tendenze della storiografia delle dottrine politiche, l'una più volta a intendere il contenuto specificamente filosofico di quelle dottrine, l'altra intesa a coglierne soprattutto i nessi con i fatti e i problemi concreti della vita politica, fu sempre meline a scegliere piut­tosto la seconda. Sicché di taluni suoi lavori e di questo in particolare sulla polemica politica durante le guerre di religione, si può dire che è storia politica lout courtt più forse che storia del pensiero politico in senso specifico. E non a