Rassegna storica del Risorgimento

DE CAPRARIIS VITTORIO
anno <1964>   pagina <415>
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Libri e periodici 415
campagna 1915-18 e in particolare delle battaglie dell'Isonzo e dell'episodio di Caporetto. Benché sia entrato in altre occasioni in polemiche anche giornalistiche assai vivaci, espri­mendosi nettamente contro Badoglio ed avendone repliche aspre special mente da Vanna Vallata, il Pieri trova qui un tono pacato, che lascia aperto il giudizio, dopo quanto già ne scrissero i protagonisti medesimi a cominciare dal generale Capello , la commis­sione d'inchiesta su Caporetto, le pubblicazioni ufficiai! dei Paesi iu guerra. Probabilmente si dovrà convenire che anche attraverso errori gravi Badoglio resta un ufficiale di doti non ordinarie, capace, almeno fino a un certo momento, di superare con prontezza situazioni difficili e di affrontare con tenacia ed organicamente problemi di grande portata.
Dopo il conflitto e la marcia su Roma la carriera di quest'uomo appare esser stata dominata interamente da quello che il Pieri chiama il grande equivoco fra il maresciallo non fascista, ma insieme non rassegnato ad essere accantonato dal ruolo di massima auto* rità militare, e un regime esclusivista e strettamente di partito. Gli scontri si ripercossero nei rapporti con altri generali, più legati al fascismo, come Cavallero, Graziarli, Baistrocchi, o provenienti dalle generazioni più. giovani e mal tolleranti la supremazia dell'anziano duca del Sabotino , come quelli che lo scoppio della seconda guerra mondiale colse col grado di comandanti di corpo d'armata. La rapida conclusione, nel 1936, della campagna d'Etiopia, fu l'ultima sicura gloria di cui Badoglio potè menar vanto. Vennero poi l'allon­tanamento anche dalle ultime onorifiche cariche, la nomina a Presidente del consiglio il 25 luglio al posto di Mussolini, la responsabilità massima di governo nel settembre 1943 e fino alla liberazione di Roma del giugno seguente, tutti tempi ed eventi in cui dette mostra di difetti di chiaroveggenza, decisione, comunicativa col Paese, difetti che in sede di rico­struzione storica si potranno spiegare o illuminare in vario modo, ma non facilmente ne­gare. Le pagine del Pieri in questa parte non nascondono la sofferenza al ripensamento delle occasioni che furono allora perdute, degli errori quasi incredibili in cui si operò intorno a quel famoso otto settembre . E tuttavia esse costituiscono un sintetico disegno dei fatti e dei contrasti che si addensarono intomo alla persona e al suo operato, disegno con­dotto con una misura e un controllo che faranno un'ottima base per ulteriori più analitici studi.
In quel momento cruciale il maresciallo Badoglio appare esser stato, comunque lo si guardi, inferiore al compito, soprattutto a causa del distacco che si era formato fra lui, uomo d'altri tempi e chiuso da decenni nella ristretta cerchia di alti gradi dell'esercito, negli asfittici circoli di vecchi nomini politici, negli ambienti di Corte, e il mutare, sia pure sot­terraneo, dell'animo e della realtà della nazione. Occorrerebbe esaminare più dawicino, a nostro giudizio, che cosa rappresentassero quei capi militari daDa carriera essenzialmente romana negli anni fra le due guerre Badoglio e Cavallero, Boatta e Carboni, Am­brosio e Sorice, fino ai Cadorna e Castellano , che poi si accusarono l'un l'altro, rispetto alla grande massa dello forze armate anche nei gradi superiori, che formavano lo strumento al quale erano richiesti i rischi più duri e le prove più delicate nei Balcani, in Africa, in Italia: cogliere quali siano stati incontri e scontri fra i gruppi, entro cui contavano molto certi legami che di rado si nominano o si conoscono per esempio, origine piemontese o no, appartenenza a determinati ambienti massonici, rapporti stabiliti operando presso il S,LM. , ecc. e di questo mondo tanto tormentato e diviso vedére poi quale autorità potesse avere verso le migliaia di ufficiali e i milioni di uomini di un demoralizzato e male armato esercito disperso in mezza Europa. Sarà più agevole comprendere, analizzando tutto ciò, quale vuoto dovesse determinarsi fra la massa dell'esercito e i Supercomando e Superesercito all'atto dell'armistizio e quanto scarso dovesse essere a maggior ragione l'influsso di questi capi, portati il 25 luglio olla testa dello Stato, sull'insieme di una na­zione giunta all'estremo della resistenza e agitata dalle attese nel domani.
Un grosso libro dì Ruggero Zangrawli, dal titolo 1943: 25 luglio - 8 settembre, è venuto proprio in questi giorni a rievocare il medesimo dramma. La lacerazione fra vertice dello