Rassegna storica del Risorgimento

DE CAPRARIIS VITTORIO
anno <1964>   pagina <417>
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Libri e periodici
La formazione dello Stato unitario, scritti di E. PASSERIN D'ENTRÈVES, M. ROMANI, A. PETINO, G. MIGLIO, R. ROMEO, presentazione di F. Vito; Milano, Vita e Pensiero* 1963, in 16, pp. VHI-113. L. 500.
Per iniziativa dell'Università cattolica del Sacro Cuore ai svolse a Milano, dal 20 al 24 novembre 1961, un ciclo di lezioni sul tema: La formazione dello Stato unitario. Era l'anno del centenario dell'Unità d'Italia: si era concluso da poco a Torino il XL Congresso di storia del Risorgimento italiano e continuava la serie delle iniziative e degli scritti intesi a rievocare, illustrare e dibattere figure, episodi e problemi del fatto, del modo e delle conseguenze dell'unificazione italiana.
e Nel quadro più ampio delle molteplici celebrazioni della ricorrenza)) come scrive nella presentazione di questo volumetto il prof. Francesco Vito, Rettore dell'Università cattolica. l'ateneo milanese intese offrire un contributo d'indagine sui problemi eco­nomici e amministrativi dell'unificazione con le lezioni di Mario Romani, Antonio Potino e Gianfranco Miglio su, rispettivamente, L'unificazione economica. L'unificazione economica ed il Mezzogiorno e L'unificazione amministrativa, nonché una sintesi storicopolitica degli avvenimenti italiani ed europei che portarono all'unificazione del nostro paese e alcune considerazioni fondamentali sui mutamenti avvenuti nella società italiana in seguito all'unificazione con la lezione introduttiva di Ettore Passerin D'Entrèves su L'unificazione d'Italia e gli obiettivi delle forze politiche interne e dei maggiori paesi d'Europa e la lezione conclusiva di Rosario Romeo su Stato e società prima e dopo l'unificazione.
Lodevole iniziativa fu, allora, la promozione del corso di lezioni; iniziativa altret­tanto lodevole è stata, poi, la decisione di offrire ad un pubblico più vasto il testo di quelle lezioni noto finora al ristretto pubblico degli ascoltatori.
L'autore de L'ultima battaglia politica del conte di Cavour aveva già da alcuni anni dedicato il suo interesse ai problemi dell'unificazione italiana. In questa lezione i risultati delle sue precedenti ricerche non sono superati, bensì integrati e soprattutto inquadrati in una prospettiva più ampia e più aggiornata. L'opposizione antiunitaria viene ricono­sciuta astratta e inefficiente, ma anche varia e non priva di giustificazioni morali e ideo­logiche; alcuni aspetti della rivoluzione dell'unità sono riconosciuti negativi (l'impronta autoritaria deU'nnificazione, la forma mentis di alcuni suoi realizzatori, il soffocamento delle tradizioni culturali e delle autonomie politiche regionali), ma viene acutamente rile­vato che tali tradizioni e tali autonomie già si stavano corrompendo ed esaurendo e che l'accentramento dello Stato nazionale era stato preceduto dall'accentramento degli Stati regionali. Durante il decennio di preparazione (che il Passerin d'Entrèves amerebbe definire di trasformazione) perfino nel Piemonte costituzionale prevalevano le ideologie autoritarie e conservatrici. I tre connubi di Cavour (quello con la sinistra, quello con la Società Nazionale, e quello con l'irrequieto Napoleone III) rappresentano le audaci, ma fortunate carte giocate dal genio di Cavour per ampliare la base parlamentare della sua politica, per collegare il Piemonte al movimento nazionale e per toglierlo dall'isolamento diplomatico. Se la caratteristica principale del processo fu la relativa inconsapevolezza del punto d'arrivo , fu sempre presente in Cavour e nei moderati l'esigenza di contemperare il principio di nazionalità con il diritto pubblico europeo. Il gioco abilissimo, ora audace, ora prudente, del ministro-cospiratore-controrivolnzioiiario Cavour ebbe necessariamente un colore spesso alquanto ambiguo , ma non giunse mai a tradire una certa tradizione, una certa eredità e soprattutto la fede nella libertà costituzionale, fondata sulla dialettica parlamentare e sul mito della monarchia nazionale. L'imprevisto rivolgersi del movi­mento nazionale moderato verso una politica unificatrice viene collegato dal Passerin d'Entrèves alla riconosciuta necessità di sfuggire all'isolamento delle piccole nazioni chiuse degli Stati regionali ed alla riconosciuta necessità di inserire l'ampliata comunità nazionale nell'Europa moderna e civile aprendola ai suoi fermenti rinnovatori- Ai no­stalgici della mancata rivoluzione demoeruLieo-radicale, viene ricordato che questa europeizzazione dell'Italia non sarebbe stata possibile se l'unificazione fosso stata com­piuta sotto il segno della democrazia radicale e rivoluzionaria (la quale invece
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