Rassegna storica del Risorgimento
DE CAPRARIIS VITTORIO
anno
<
1964
>
pagina
<
420
>
420 Libri e periodici
freno dell'Europa reazionaria, attrazione e stimolo dell'Europa moderna e liberale) con la complessa realtà della vita europea del secolo XIX. Impostato sin dal primo dopoguerra, questo orientamento ai è affermato in questo secondo dopoguerra ed ha, per cosi dire, trionfato in occasione del centenario dell'unità d'Italia.
Uno dei meriti più grandi acquisiti dall'Istituto per la storia del Risorgimento italiano in questi ultimi anni è stato proprio quello di aver promosso e incoraggiato ricerche e pubblicazioni atte a consentire la delineazione di quella storia europea dell'unificazione italiana , della quale, come ricorda il Ghisalbcrti, parlava qualche tempo fa Franco Valsecchi.
I lettori abituali della Rassegna storica del Risorgimento avranno avuto modo, in questi anni* di notare ed apprezzare i risultati dello accurate ricognizioni di fonti archivistiche e bibliografiche sul Risorgimento italiano compiute da pazienti studiosi presso gli archivi e le biblioteche dei paesi stranieri. A questa lodevole iniziativa l'Istituto ha affiancato quella della pubblicazione dei documenti di diplomatici stranieri negli anni della preparazione, della creazione e del consolidamento dell'unità d'Italia.
Per quanto le due iniziative si collochino sopra un piano diverso, esse rispondono tuttavia ad una medesima esigenza e si fondano sopra un comune presupposto: la riconosciuta importanza di tutte le testimonianze straniere sulle idee, gli eventi e gli uomini del Risorgimento nazionale. La pubblicazione di istruzioni, dispacci e rapporti diplomatici, quindi, lungi dal rispecchiare una ristretta e antiquata concezione storiografica, risponde alla necessità di affiancare alle testimonianze dell'opinione pubblica consegnate alla stampa quotidiana e periodica, ai carteggi, ai diari e ai discorsi, quella degli atti e dei documenti ufficiali, o semiufficiali, non sempre consonanti le une con le altre, ma comunque atte a comporre insieme, nella cornice della realtà politico-diplomatica, economico-sociale e morale-culturale di uno Stato straniero, la tela dei suoi interessi, dei suoi atteggiamenti e delle sue iniziative nei confronti del processo unitario italiano.
Certo, altro è il significato dei dispacci di diplomatici appartenenti ai paesi contro i quali o grazie ai quali ai realizzò l'unificazione italiana (Austria, Francia, Inghilterra) e altro è il significato dei dispacci di diplomatici appartenenti a paesi neutrali e, sia pure in modo diverso, estranei alla formazione dell'Italia unita come, appunto, il Portogallo o gli Stati Uniti d'America.
Ma, a parte il fatto che estraneità non equivale a indifferenza, è appena il caso di rilevare che, ai fini della ricostruzione della formazione unitaria italiana dal punto di vista e secondo le valutazioni, le reazioni e gli orientamenti dei paesi stranieri, i rapporti dei diplomatici di Stati per così dire estranei hanno il vantaggio come ha osservato il Ghisalberti di contenere informazioni più disinteressate e quindi più utili.
Sarebbe tuttavia un errore sia ritenere che i curatori dei volumi che qui si presentano abbiano inteso offrire una scelta di documenti diplomatici operata esclusivamente in base ai loro riferimenti più o meno espliciti alle varie fasi ideali e pratiche dell'unificazione italiana, sia ritenere che l'importanza e l'interesse dei documenti pubblicati dipenda unicamente da quei riferimenti.
Vero è, invece, che tanto i documenti pubblicati dall'ambasciatore portoghese a Roma Eduardo BrazSo (apprezzato cultore di storia lusitana), quanto i documenti editi dallo storico italo-americano Howard R. Marra.ro (noto autore di studi sul Risorgimento), rivestono notevole e autonoma importanza come spia degli interessi e delle preoccupazioni del Portogallo e degli Stati Uniti negli anni, rispettivamente 1848-1870 e 18381848, ai quali si riferiscono le note finora pubblicate, che i rappresentanti lusitani o statunitensi a Torino o a Firenze, cambiarono con i loro governi di Lisbona e di Washington.
Tralasciando gli interessanti riferimenti alle visite dei sovrani del Portogallo in Piemonte ed al matrimonio tra la principessa Maria Pia di Savoia e il re del Portogallo 1), Luigi I, che, al pari del riferimenti all'esilio di Carlo Alberto, si inquadrano nella storia dei rapporti concreti tra le due corti o, se tà preferisco, tra i due Stati, si pensi, per lo Stato iberico, alle sue preoccupazioni religiose per la sorte del potere temporale