Rassegna storica del Risorgimento
DE CAPRARIIS VITTORIO
anno
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1964
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pagina
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423
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Libri e periodici
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non avendo riscontro in altra parte dello Stato, serve ad ingerire l'idea della separata amministrazione (pp. 1213); l'aggettivo generale era da preferire, secondo Correnti* a quello di e straordinario perchè anche se non si trattava di ordinamento definitivo non por questo doveva sembrare che ai volesse senz'altro accogliere la provvisorietà (p. 41). Fu scartata l'idea che il governatore generale fosse affiancato da una consulta governativa o formata da persone estranee all'amministrazione, ma politicamente influenti. Già il Correnti nel suo memoriale aveva notato che tutte le opinioni sono unanimi a domandare nn governo forte, che concentri in sua mano l'azione politica ed amministrativa del paese e aveva ricordato che eia che soprattutto nocque al Governo provvisorio della Lombardia [del 1848] fu senza dubbio il carattere di collegialità (pp. 271, 275). Il governatore generale sarebbe stato aiutato nel disbrigo delle sue mansioni da un segretario generale e avrebbe presieduto un consiglio d'amministrazione , formato da un vicepresidente e dai sette capi di sezione uffici corrispondenti ai ministeri e che avrebbe svolto gli stessi affari trattati dall'ex consiglio di Luogotenenza. Le delegazioni provinciali sarebbero state sostituite dai governi provinciali e non si sarebbe trattato di un mero mutamento di nome in quanto il governatore provinciale non sarebbe stato solo un amministratore ma piuttosto ed anzitutto un personaggio politico chiamato a rappresentare l'azione del Governo centrale, a mantenere e a dirigere lo spirito pubblico del paese (p. 51). I commissariati distrettuali non avrebbero più dovuto avere quei poteri di ingerenza nel mantenimento della sicurezza pubblica che con tanto dispotismo avevano esercitato sotto Famministrazione austriaca. Una direzione generale di pubblica sicurezza avrebbe sostituito la direzione generale di polizia e questori provinciali avrebbero preso il posto dei commissari superiori di polizia delle provincie. Si proponeva inoltre di creare nuovi uffici, e precisamente un tribunale di IH istanza e una direzione generale 'delle poste e telegrafi. L'amministrazione comunale non avrebbe dovuto subire mutamenti radicali, perchè gli ordini che la reggono [...] potrebbero in molte parti essere proposti ad imitabile esempio ove si trattasse di una sistemazione definitiva di cotesto ramo della pubblica amministrazione (p. 20); qualcuno però auspicava un rinnovamento del personale, sia pure con le cautele dettate dalla situazione. H problema del rinnovo del personale non riguardava del resto soltanto le amministrazioni comunali, ma tutti gli uffici centrali e periferici. Giuli ni e Cavour si erano trovati d'accordo sulla necessità di mettere in disponibilità i funzionari ricoprenti cariche politiche e di epurare, ma in modo restrittivo, tutto il personale dei vari uffici, accusato di immoralità o di eccessivo zelo (p. 303). Degli impiegati in carica si potevano grosso modo fare tre distinzioni: 1) quelli che per demeriti sarebbero stati destituiti o tenuti lontani dagli impieghi; 2) quelli che solo temporaneamente avrebbero dovuto essere destituiti e poi reimpiegati; 3) quelli che sarebbero stati conservati al loro posto (p. 70). Le destituzioni non dovevano essere troppo numerose, ma fermo il principio di toccare il meno possibile all'organismo, diviene evidente che devesi tanto più sorvegliare il personale la cui rimozione non reca gli sconcerti che ne verrebbero cambiando senza urgente necessità istituzioni organiche (pp. 112113).
In sostanza, secondo il progetto elaborato dalla Commissione, si sarebbero adottate, durante il regime temporaneo, misure prudenti e caute nei riguardi del personale amministrativo e della struttura burocratica centrale e periferica; esse avrebbero però concesso maggiore autonomia alle istituzioni locali, nell'ambito della concentrazione dei poteri politici nelle mani del governatore.
Certamente il lavoro svolto dalla Commissione, ohe si concretò, secondo le istruzioni di Cavour, in una serie di decreti che avrebbero regolato il passaggio di regime, pesò notevolmente sull'attività del governo istituito in Lombardia dopo la liberazione. La maggior parte dei decreti elaborati dalla Commissione, sia pure con alcune modificazioni e trasformazioni, furono pubblicati dal governatore Vigliala. Troppo breve fu però il periodo dcfi'cffbttiva autonomia lombarda perchè l'ordinamento amministrativo, cosi minuziosamente preparato dalla Commissione, diventasse veramente efficiente e concretamente operante. Già il 31 luglio *59 con la cessazione dei pieni poteri conferiti .al governatore e con il passaggio delle sezioni dell'amministrazione centrale alla dipcn-