Rassegna storica del Risorgimento

DE CAPRARIIS VITTORIO
anno <1964>   pagina <424>
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424 Libri e periodici
danza dei dicasteri torinesi, l'autonomia lombarda era praticamente finita; essa durò formalmente ancora qualche mese, fino al 9 gennaio '60, quando si decretò la fine dell'amministrazione centrale lombarda e l'entrata in carica dei singoli governatori di provincia. La Commissione aveva invece lavorato con una prospettiva a lunga scadenza; l'uso stesso del termine temporaneo anziché provvisorio , volu to dalla Commissione per caratterizzare l'ordinamento amministrativo della Lombardia in regime di transi­zione, significava auspicare la durata non troppo Breve di tale ordinamento. La speranza pertanto che l'incorporazione amministrativa delle istituzioni lombarde a quelle sarde fosse preparata da lunghe disamine ed esperienze, adempiute per mezzo di procedimenti costituzionali, e condotte in modo che, a così dire, i due paesi si assimilino gradatamente, somministrandosi a vicenda quel che possono avere di meglio (p. 10), andò completa­mente delusa. E di queste delusioni si fecero eco non solo i democratici (basti pensare al giornale II Pungolo e a Cattaneo), ma gli stessi moderati. Questi infatti denunciarono apertamente il modo con cui si era uccisa l'autonomia lombarda, uccisione eseguita per colpo di autorità, con un tratto di penna e senza previa discussione (La Perse­veranza, 23 dicembre 1859), mentre essa vantava tradizioni secolari che risalivano all'età dell'assolutismo illuminato e che la stessa amministrazione austriaca aveva conservato. Ed il risentimento dei Lombardi verso l'affrettata unificazione amministrativa continuerà anche dopo l'avvenuta realizzazione di essa, quando cioè fu posto in discussione l'ordina­mento regionale; i Lombardi nelFappoggiare quasi senza riserve l'istituzione delle regioni, manifesteranno ancora una volta, nel maggio 1861, la loro ostilità a una totale egemonia piemontese. ISABELLA ZANNI ROSIELLO
La Sicilia dal 1849 al 1860: Atti del Convegno siciliano di storia del Risorgimento, a cura di GIANNI DI STEFANO; Trapani, Comitato provinciale dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Corrao editore, 1962, in 8, pp. XI423. L. 5.000.
E un ampio volume in raffinata veste tipografica, che raccoglie le numerose comu­nicazioni presentate al Convegno di storia del Risorgimento riunito a Trapani nell'aprile del '60 per la celebrazione del primo centenario dell'Unità italiana. Sono stese tutte con rigoroso metodo critico, all'infuori, cioè, da ogni deprecata esaltazione retorica e sono determinate la maggior parte dal comune intendimento di meglio chiarire, mercè il conforto di una ricca documentazione per lo piò inedita, le condizioni dell'Isola dagli inizi del '49 al '60 e, in particolare, il contributo offerto dalla provincia trapanese alla rivoluzione che accelerò il processo dell'inserimento della Sicilia nella compagine nazionale: contributo che in vero fu assai vistoso e con radici probabilmente più profonde che si sapesse oggidì. In effetti, come c'informa uno dei relatori, Salvatore Costanza, con notizie concrete e meditate, attinte dai fondi di Polizia borbonica giacenti nell'Archivio di Stato-di Trapani, la cospirazione di Bonagia dell'ottobre del '59, sulla quale la polizia potè metterle mani, e che suscitò negli animi delle autorità provinciali una grande apprensione, rivelò d'un tratto la vasta trama che era indubbiamente stata preparata faticosamente da lungo tempo in previsione del moto palermitano che in realtà scoppierà solo otto mesi di poi, e con una organizzazione solidissima di mezzi e di nomini e con precisi itinerari d'influenza, in diretto legame con i vari comitati segreti e in accordo con gli strati popo­lari delle campagne, spinti alla rivolta (sia ben inteso) unicamente per la speranza di mi miglior amen to delle loro tristi condizioni economiche. Nò l'arresto dei congiurati di Bonagia con la sopravvenuta reazione ruppe punto le intese strettamente stabilito dalla opposizione, la quale enei accrebbe di vigore a mano a mano che gli eventi precipitavano, tanto che, appena ai venne nella provincia a conoscenza del moto della Gancda, principiò l'insurrezione popolare con l'apparizione nelle campagne delle bande armate, insurre-zione che in non pochi eentri rurali (basterà ricordare Alcamo, Castellammare, Campo?? reale), assunse aspetti di vera violenza, disarmando le Compagnie d'armi e costringendo