Rassegna storica del Risorgimento
DE CAPRARIIS VITTORIO
anno
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1964
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pagina
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425
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Libri e periodici 425
a nascondersi i giudici regi e i capi urbani; situazione che durò in alcuni luoghi (cosi a Salemi) sino all'arrivo dei Mille e che spiega (come giustamente avverte il Costanza) che ai ceti possidenti per difendere la proprietà dagli attacchi delle masse rurali di fronte alla carenza di energia del regime non si presentò altra alternativa che tentare di fermare la rivoluzione sociale assumendone la direzione.
Delle singolari vicende di Salemi durante il convegno tracciò un quadro vivace Salvatore Cognata, il quale comprova che li il fermento non ebbe mai tregua dal maggio del 1849, quando cioè una squadra di una quarantina di contadini salernitani si unirono, a Trapani, alle squadre provinciali organizzate per fronteggiare Io sbarco delle truppe borboniche. Le rigorose misure seguitene, consistenti in visite domiciliari, in arresti, in relegazioni nelle isole, in processi con condanne a morte non scoraggiarono i liberali salernitani, anzi li indussero a tramare nuove congiure. Nel '54 quasi certamente funzionava di già nn comitato segreto (era formato da laureandi, da laureati in legge e da qualche commerciante e impiegato del IL Giudicato e vi faceva parte pure il professor Simone Corteo, nativo del luogo, la cui figura nobilissima fu nel Convegno rievocata con interessanti dati dallo storico Eugenio Di Carlo). Si teneva in continuo contatto con i comitati di Trapani e di Palermo ed appena fu a conoscenza dei morti della Gancia decise d'insorgere e 1*8 aprile, seguito da un folto corteo, si avviò al Municipio, ove proclamò la decadenza dei Borboni dal balcone ove era stato inalberato il tricolore. E da quel dì l'ordine pubblico andò facendosi sempre più caotico, anche perchè il Sindaco non si curò più del Comune e lasciò che il liberale Mistretta, secondo Eletto del Municìpio e ad un tempo vice presidente del Comitato rivoluzionario, ingannasse con ottimistici rapporti i suoi diretti superiori. Quando Garibaldi giunse a Salemi, ove fu accolto con indicibile unanime entusiasmo, i pochi gendarmi regi che costudivano la città eran già da più giorni scomparsi e le squadre, organizzate dal Comune e dai privati per garantire la sicurezza delle persone e dei beni, erano state sciolte. Tipica invece hi situazione a Monte Giuliano o Erice, come oggi ancor vien chiamata per le sue vetuste memorie. Sorgente in un'incantevole posizione panoramica, isolata dai grandi centri, mal collegata con Trapani e con la stessa campagna, da cui trae tuttora la sua fortuna, rappresentò una vera isola etnica sin oltre il '700, tutta chiusa con pervicacia, come suggestivamente la descrisse, al Convegno, Vincenzo Àdra-gna, nelle sue viete tradizioni e usanze di sonnolenta vita provinciale. ÀI vertice un clero privilegiato e, accanto, il ceto civile, costituito essenzialmente dalla grossa e media borghesia, sorde ai bisogni dei lavoratori dei campi, costretti ad ore e ore di cammino per raggiungere i poderi dei galantuomini. Da qui la rottura tra borghesi e popolo, che andò vieppiù aggravandosi con il tempo, poiché ivi la borghesia non seppe mai staccarsi dalla sua mentalità feudale, retriva e indifferente ad ogni sviluppo economico e sociale. E nessun riconoscimento ebbe il popolo neanco nel '48, quando un forte nucleo di armati si portò a Trapani per dar aiuto agli insorti. E istituitasi il 3 febbraio una Compagnia a cavallo per la sicurezza della campagna, nessun proletario vi fu chiamato a far parte. Per altro (ed è un fatto ben degno di rilievo) alla battaglia di Calatafimi gli 875 picciotti , comandati da Giuseppe Coppola, appartenevano quasi tutti, al territorio ericino.
Un centro attivissimo della preparazione alla rivoluzione del '60 e all'impresa garibaldina fu Piana dei Greci, nella zona delle colonie albanesi. Ne discorse con perspicua competenza al Convegno Salvatore Petratta. Basterà qui ricordare che allo scoppio della rivoluzione palermitana del '48 vi si costituì un Comitato segreto d intesa con quello di Palermo, dei cui componenti, al ritorno dei Borboni nel '59, alcuni si rifugiarono all'estero per scansare un sicuro arresto e alcuni furono presi e processati.
Con il gennaio del '60 anche a Piana ai intensi lieo l'attività del Comitato segreto per opera soprattutto dell'animoso o infaticabile Pietro Piediscalzì, che troverà poco di poi morte gloriosa sulle alture di Monreale. Ai primi d'aprile la squadra compatta e galiarda da lui organizzata, eoi si unirono quelle di Corleonc, di Partinicu, di Montolepre, di Carini e di Alcamo, eran pronte a partire per Palermo; ac non che, giunte in ritardo, quando già il moto era stato sedato, si attestarono sulla Incorra, dando molestia alle truppe nemiche che circondavano la capitale. E di 11 alcuni giorni dopo si concentrarono a Carini (vi si