Rassegna storica del Risorgimento
DE CAPRARIIS VITTORIO
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1964
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426 Libri e periodici
aggiunse anche la squadru comandata dal barone Sant'Anna, sicché le forze erano-aumentate a 2000 uomini); ma dovettero sostenere un micidiale fuoco contro le tre colonne di soldati borbonici salvandosi a stento. Altre troppe saccheggiavano frattanto e incendiavano Carmi e uccidevano barbaramente gran parte dell'innocua popolazione. A Piana il 20 aprile giungevano all'improvviso tra la generale esultanza il Pilo e il Coxrao portando l'annuncio che presto sarebbe sbarcato in Sicilia Garibaldi e che perciò era necessario prepararsi per insorgere. Ma la polizia borbonica, che seguiva attentamente le piste dei due eroici emigrati, ebbe indizi quasi certi che essi si fossero rifugiati a Piana o nelle vicinanze di Piana, del che fu avvisato il Maniscalco, il quale, indignatissimo di già per i precedenti disordini del luogo, die ordine senz'altro di effettuarvi l'assedio negando agli abitanti di uscire per nessun motivo dalla zona di confine. I due Dioscuri si salvarono per miracolo e poterono, rifugiatisi sui monti vicini, riattivale la loro corrispondenza con i rivoluzionari dei paesi circostanti e con il Comitato segreto di Palermo.
Il più prode dei due, il marchese Pilo, dopo men di un mese (è cosa nota) cadeva al Pizzo della Neviera. Gaetano Falzone, benemerito studioso di storia siciliana nelle sue molteplici vicissitudini, ne rievocò con calda parola la memoria durante i lavori del Convegno. Non ci è possibile fermarcisi su per la tirannia dello spazio, ma desidero per lo meno far un breve cenno della precisazione che ci dà FA* del fascino maraviglioso che emanava dalla personalità di lui e del suo inseparabile compagno, e cioè la loro temerarietà sorprendente di fronte alla pavidità dei funzionari governativi arrigando il popolo indisturbati dagli stessi balconi degli edifici comunali, sicché correva voce dove a mano a mano dovevan giungere che fossero non due, ma più. di seicento. E inenarrabile deve essere stato l'effetto della loro propaganda particolarmente (io penso) per la proclamata certezza deU'immincnte aiuto dal nord dell'Italia alla insurrezione, poiché (come ci è noto ora dalla relazione svolta al Convegno da Romualdo Giuffrida con perspicace penetrazione sulla base di numerosi rapporti, ben 721, sconosciuti dianzi, dal settembre del '59 al maggio del '60 inviati dal principe di Castelcicala al ministro per gli affari di Sicilia a Napoli) già assai prima del moto della Gancia i rivoluzionari facevano assegnamento su di una spedizione non lontana che si sarebbe gettata sulle coste sicule per unirsi ai faziosi. E con trepidazione più. volte sino al fatidico 11 maggio si attese che si desse l'avviso dell'agognato intervento, poiché (e ciò mi par opportuno sottolineare) da ogni luogo dell'Isola si guardava con ansietà a Palermo, ove si trovava il fomiti maggiore dettò spirito sedizioso. E in effetti, secondo le testimonianze del Ruffo, ivi l'agitazione non aveva mai sosta, anche se spesso larvata, e molti furono gli arrestati, per lo più popolani, e più ancora i compromessi, per i quali fu usata temperanza (il Ruffo era sempre ottimista!) nella speranza che la cattura di una parte di essi servisse d'uftfe ammaestramento agli altri. E alla tensione incessante degli animi si univa il lamento dei meno abbienti per il rincaro sempre più crescente dei generi di prima necessità e dell'incessante deprezzamento della moneta.
Ma la temperanza, cui fa cenno il Ruffo, non fu per nulla messa in atto nella Sicilia occidentale, ove più. profonda ed estesa fu la risonanza del fallito tentativo del Riso; anzi si ha ragione di credere, leggendo la relazione, sagace e obiettiva, come di consueto, di Francesco Brancato, condotta con la dovuta cautela sui dispacci diretti m quei tempestosi momenti dai consoli francesi al loro governo, che si deve, se non del tutto, almeno in buona parte all'indicibile smarrimento e ai provvedimenti draconiani presi dalle autorità, e, vorrei dire, quasi all'impazzata, se, invece di calmarsi, gli spiriti accesi si diedero a più violente manifestazioni di ribellione. Poiché non ci é possibile seguire nei minuti particolari la lucida esposizione del Brancato, dirò soltanto che, essendo passata poco dopo il 4 aprile la direzione della sicurezza pubblica dai rappresentanti del governo nelle mani dei benestanti, che, por altro, essendo ancora indecise le sortì del movimento, tennero- H per li, nell'attesa degli eventi, un. prudente atteggiamento, venne a mancarle praticamente il controllo In ispeaio dello bande che sempre più ingenti scorazzavano nelle campagne e non ebbe neanco più, nel contempo, le leve di comando necessarie per intervenire tempestivamente nei comuni più minacciati, sicché si venne a stabilire, per