Rassegna storica del Risorgimento
DE CAPRARIIS VITTORIO
anno
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1964
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pagina
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427
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Libri e periodici 427
la necessaria difesa, una vera atmosfera di guerra con l'istituzione, ad esempio, di commissioni militari per giudicare i rivoltosi, fatti prigionieri, sommariamente e con l'impedire ai civili di uscir senza permesso dal centri abitati, di far uso dei telegrafi pubblici, e, per* sino, col vietare il suon delle campane per le funzioni religiose. Ma per la confusione creata dallo stesso governo anche per l'imperizia abbastanza diffusa degli agenti, il ceto borghese si staccherà, come vedremo più avanti, a poco a poco da lui; ma, sopra ogni altro sopruso, a renderlo insofferente fu l'improvvisa promulgazione dell'ordinanza con cui furono ripristinali i famigerati provvedimenti del '49, perche anche l'elite giovanile fu, nelle prigioni, sottoposta ai più orribili trattamenti, come se fossero banditi della peggiore specie*
È bene perà al proposito render noto a chi ancora ne sia ignaro, come fece egregiamente durante il Convegno, Tommaso Mirabella utilizzando con acuta avvedutezza le. carte di polizia, dev'Archivio di Palermo e in parte di quello di Napoli, che runico funzionario che fece allora sino all'ultimo il suo dovere e sollecita invano il governo centrale a seguire i suoi consigli, dettati da una visione attenta e precisa della realtà, fu il Direttore della polizia Salvatore Maniscalco, ben volnto da Francesco II. Egli riteneva giustamente che a ben poco servisse la repressione poliziesca, affidata, soprattutto com'era, ad incapaci o incuranti, e che per por riparo alle sedizioni fosse necessario all'incontro ripristinare prima d'ogni altra cosa la legalità e ristabilire, tenendo conto precipuamente della condizione dei ceti più umili, la fiducia generale del paese riconducendolo per giunta ai propri ordinamenti autonomistici. Se egli non insistette Ticll'impiorare provvedimenti , la ragione fu, come scrive per l'appunto il Mirabella, per l'accusa di liberale e di sovvertitore dei principi monarchici lanciatagli contro dai molti suoi avversari per farlo cadere in disgrazia del Sovrano. Che di non pochi avvenimenti dolorosi per il suo Re egli sia stato profeta apprendiamo ora dalle varie lettere inviategli, riportate dal relatore: così, tanto per dar ai lettori qualche esempio, lo avvertiva dieci giorni prima della rivolta della Gancia; il paese sta sulle bragi e si fanno sforzi sovrumani per contenere i rivoluzionari e il 13 maggio gli annunciava con vivissimo rammarico il terrore è negli animi di tutti; gl'impiegati disertano i loro posti; la voce del dovere non vi è più ascoltata; vi è una disgregazione sociale... tutti gli uomini d'ordine ora fanno buon viso alla rivoluzione per tema d'esserne divorati se facessero altrimenti....
L'ultimo periodo in ispecie non deve passare inosservato, poiché ci richiama a un tema (che fu già oggetto di polemiche), svolto con piena padronanza e con la serenità critica che lo distingue dal relatore Renato Composto, sul comportamento delle classi privilegiate in Sicilia prima dell'Unificazione. Cercheremo di cogliere della trattazione densa di particolari, se non altro, lo lince essenziali. Già prima del '60 era avvertito nell'isola il problema di un cordine sociale, cioè di una proprietà in pericolo, non solo (si pensava allora) perchè i fermenti sediziosi facilitano i furti e i saccheggi, ma perchè occasionano il diffondersi delle dottrine eversive, che però non erano allora intese, neppure in campo ideologico (e il Composto ce ne dà le prove), nel senso moderno di socialismo e tanto meno di comunismo. Il tentativo pertanto degli aristocratici e dei ricchi possidenti era rivolto ad impedire che le forze popolari potessero unirsi con le minoranze più avanzate, di tendenza per lo più repubblicana, della borghesia, le quali facilmente le avrebbero organizzate e disposte allo sbaraglio. L'istituzione delle guardie nazionali nacque per l'appunto come strumento di potere e di valida difesa di chi possedeva contro gli indigenti, poiché escludeva, in effetti, naturalmente per partito preso, dal servizio, che doveva essere gratuito, quelli che dovevano vivere a stento con la mercede giornaliera. Il loro intento fu sempre dal '49 al '60 di mantenere l'ordine ad ogni costo o con le loro guardie o con il concorso dei e contadini onesti e a pigliare sempre un'attitudine di attesa durante le rivolte ogni volta che non fossero costretti a cooperare con le autorità borboniche alla reazione, E al conservatorismo sociale furono più volto sospinti con incertezze, indecisioni e, talvolta, come il 4 aprile (il cui moto, mi par beno qui asserire, fu essenzialmente d'ispirazione popolare), con dannosi rinvìi gli stessi aristocratici appartenenti ai comitati segreti in raccordo con i moderati politici residenti a Torino, sicché è lecito