Rassegna storica del Risorgimento
DE CAPRARIIS VITTORIO
anno
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1964
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pagina
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430
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430 Libri e "periodici
La collaborazione tra queste due categorie di studiosi, tuttavia, è lungi dull'aver raggiunto uno stadio soddisfacente ed è, anzi, ostacolata come ha ricordato il Caracciolo da reciproche diffidenze e da deficienze di ordine organizzativo e istituzionale. Per di più. è opportuno aggiungere i concreti esperimenti finora effettuati in taluni settori (si potrebbe pensare a quello della storia delle imprese con le relative osservazioni fatte da Francis E. Hyde, ma è sufficiente por mente al soggetto cui si riferiscono i saggi della raccolta Caracciolo) hanno messo in evidenza sia i limiti della complementarità e della reciprocità delle tecniche dello storico economico e del teorico economico, sia le difficoltà della definizione in astratto dei campi d'indagine di ognuno di essi e della armonizzazione dei risultati rispettivi, sia, soprattutto, le contraddizioni insite nel carattere dialettico delle relazioni tra l'orientamento storicistico del primo e l'orientamento dedut-tivistico del secondo (Siro Lombardini).
Di siffatte difficoltà, peraltro, più che l'impossibile eliminazione- totale auspicabile la costante consapevolezza da parte di coloro che dovranno valutare e utilizzare i frutti di quelle ricerche comuni o congiunte. Inoltre, dal momento che gli economisti sono spinti all'indagine storiografica dall'esigenza di verificare le loro teorie o dall'urgenza di risolvere problemi economici contemporanei, è altresì opportuno tener conto delle eventuali implicazioni di questo particolare orientamento pratico.
Ma con questa osservazione si viene a toccare un problema che, al di là del particolare rapporto tra storici ed economisti, coinvolge il più generale rapporto degli uni e degli altri con la politica in genere e con la politica economica in ispecic. Donde le diverse conseguenze, anche sul piano storiografico, di un orientamento fautore ad oltranza della libera iniziativa privata e di un orientamento non ostile al concetto e alla prassi dello Stato imprenditore e industriale, nonché le conseguenze dello stretto collegamento di alcune correnti storiografiche con ben definiti schieramenti politici dell'Italia contemporanea.
È risaputo che il merito maggiore di aver posto al centro dell'interesse storiografico H problema dello sviluppo delle strutture economiche e delle articolazioni sociali nella Italia unita spetti soprattutto (pur tenendo conto delle osservazioni di F. Heckscher, ricordate dal Gerschenkron, relative alla povertà del contributo dei marxisti alla storia economica) alla storiografia marxista. Ora, se è vero che il collegamento di questa con una forza politica sostanzialmente assente, come tale, dalla costruzione e dalla direzione dell'Italia risorgimentale e post-risorgimentale, ne favorisce la facile autonomia critica nei confronti delle realizzazioni e delle omissioni della classe dirigente dello Stato unitario, è anche vero che il suo condizionamento politico comporta l'assunzione nell'ambito storiografico di schemi e di esigenze non universalmente accettabili.
Si spiega così come il tentativo più cospicuo di fornire uno schema dello sviluppo capitalistico dell'economia italiana (quello del Romeo) sia apparso ispirato dal proposito di confutare le cosiddette tesi gramsciane tendenti ad attribuire le deficienze ed i ritardi delio sviluppo economico-sociale italiano alla cosiddetta mancata rivoluzione agraria e implicanti, a giudizio del Romeo, come già a giudizio dello Chabod, istanze di origine politico-pratica.
Il Romeo (del quale la raccolta del Caracciolo ospita il testo del dibattito con il Gerschenkron svoltosi presso la SVIMEZ in Roma nel I960 e la maggior parte del capitolo La rivoluzione industriale dell'età giolittiana della Breve storia detta grande industria in Italia, la ed.) ha criticato la possibilità di considerare come alternativa reale tale rivoluziono, e di ipotizzare lo stabilimento di una diffusa proprietà contadina come più conveniente allo sviluppo capitalistico dei paese. Utilizzando uno strumento essenzialmente marxista, come ha notato il Gerschohkron, o poeudomarxista, come affermano Luigi Dal Pano e Dario Tosi (cioè il concetto di accumulazione primitiva del capitale), egli è pervenuto alla conclusione che proprio la mancata formazione di una piccola proprietà contadina, mantenendo contenuti i consumi, abbia permesso l'accumulazione dei capitali necessari alla creazione delle infrastrutture e dei pre-requisiti dell'industrializzazione dell'economia italiano.