Rassegna storica del Risorgimento
DE CAPRARIIS VITTORIO
anno
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1964
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pagina
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431
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Libri e periodici 431
Il tentativo del Romeo, che ha volto in chiave ottimistica il pessimismo gramsciano C ha rivalutata l'opera complessiva della classe polìtica risorgimentale e post-risorgimen-t ale, ha avuto tra gli altri effetti quello di obbligare la stessa storiografia gramsciana (che pure aveva sin dal 1947, con il volume di E. SERENI, II capitalismo nelle campagne, suggerito il discorso Intorno alla trasformazione capitalistica dell'Italia) ad approfondire coerentemente e rigorosamente l'analisi di questo tema in riferimento alla classica tema* tica marxiana.
Uno dei fratti migliori di questo approfondimento, esemplare anche dal punto di vista di quel fecondo accoppiamento di analisi storica ed analisi economica del quale si è discorso sopra, e il saggio che Dario Tosi aveva pubblicato sugli Annali dell'Istituto Giangiacomo Feltrinelli, a. IV, 1961 e che il Caracciolo riproduce ora nella sua antologia..
Il Tosi rivaluta in parte le tesi gramsciane sulla mancata riforma agraria. Sottoponendo a critica organica e puntuale ì tre capisaldi dello schema d'interpretazione del Romeo (l'accumulazione privata del capitale come punto di partenza dello sviluppo economico; il rapporto di causalità tra formazione della piccola proprietà contadina e aumento dei Consumi; l'inevitabile estensione a tutto il paese di eventuali riforme agrarie attuate in alcune sue zone), egli contesta l'importanza dell'accumulazione primitiva del capitale (e cioè del rapporto tra consumi, risparmi e investimenti all'interno) per i paesi late joiners dello sviluppo, esposti alle sollecitazioni dei circostanti paesi first comersi afferma, sulla base di concreti esempi storici, l'innata tendenza alla parsimonia dei ceti contadini proprietari, e ritiene fondata su elementi ipotetici l'affermazione del Romeo secondo la quale una riforma agraria in Italia avrebbe automaticamente comportato lo smembramento non solo delle proprietà agricole di tipo 'pre-capitalistico', ma anche delle aziende capitalìstiche.
Proprio nella coesistenza di una struttura di imprese agricole capitalistiche con una di proprietà contadine, la cui realizzabilità egli collega alla capacità e alla volontà dà gruppi al potere, il Tosi indica la soluzione ideale del problema di uno sviluppo economicosociale equilibrato in Italia.
Al concetto di accumulazione primitiva del capitale (implicante un incremento permanente del prodotto agricolo prò capite, che non ci fu perchè mancò l'impianto di uua attrezzaturacapitale ed un diffuso progresso tecnologico, e presupponente un processo, che è mancato, di aggiustamento degli squilibri dell'economia nazionale in un ambiente di sviluppo sufficientemente omogeneo) il Tosi antepone quindi l'ipotesi dello sviluppo economico dualistico.
Ma sul concetto di accumulazione primitiva del capitale si sono soffermati anche altri saggi della raccolta Caracciolo, e soprattutto quelli di Luigi Dal Pane e del Gerschen-kron, i quali hanno chiarito l'uso fattone da Carlo Marx. In particolare il Gerschenkron, cai si devono sottili precisazioni d'ordine semantico intorno al termine di accumulazione primitiva del capitale, ha affermato che in tanto ha un senso parlare di primitività dell'accumulazione capitalistica, in quanto è possibile distinguere, nello sviluppo economico, una fase di preparazione dell'industrializzazione (durante la quale vengono create le condizioni preliminari della rivoluzione industriale, vale a dire le cosiddette infrastrutture) ed una fase di grande slancio o big spurt dell'industrializzazione stessa. Poiché, perà, a suo giudizio, nei paesi tate joiners nell'area industriale la preparazione viene a coincidere con la fase dal Rostow detta del talee affo decollo industriale, ne conseguirebbe l'inapplicabilità del concetto di accumulazione primitiva del capitale, nell'accezione usata dal Romeo, allo sviluppo industriale italiano. Questo dovette perciò fare ricorso a sostituti dell'accumulazione primitiva, che il Gerschenkron sembra proclive a identificare nell'avvento delle banche miste di tipo tedesco verso la metà del 1890 e nel volgersi ad investimenti industriali di risparmi preesistenti.
Ma non tutti i saggi ripubblicati dal Caracciolo si rifanno immediatamente ed esplicitamente alla ricostruzione del Romeo. ì saggi di R. S. Eckaua sul divario Nord-Sud nei primi decenni dell'Unità e di L. Cnfagnn sulla formazione di una base industriale fra il 1896 e H" 1914, come lo stesso capìtolo del Romeo sulla rivoluzione Industriale dell'età